26/06/2012, 00.00
CINA
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Sparito il marito che ha denunciato l'aborto forzato subito da sua moglie

Da settimane era pedinato e minacciato da poliziotti e malviventi. Secondo le autorità Deng Jiyuan è un "traditore" perché ha parlato coi media stranieri sulla violenza della legge del figlio unico.

Pechino (AsiaNews/Scmp) - Il marito della donna che poche settimane fa a Zengjia (Shaanxi) è stata costretta all'aborto forzato di un feto di sette mesi, è scomparso da due giorni. Da oltre una settimana egli e i suoi familiari subivano controlli, pressioni e violenze. Si pensa a una vendetta del governo locale perché essi hanno denunciato la violenza ai media internazionali.

Deng Jiyuan, il 29enne padre del piccolo abortito, è stato seguito per giorni da poliziotti e teppisti a casa, all'ospedale, dove sua moglie è ricoverata, fino alla toilette. Le pressioni sono iniziate quando Deng ha cercato di andare a Pechino per partecipare a una trasmissione online sull'aborto. L'uomo è stato minacciato e picchiato diverse volte. Le pressioni sono aumentate quando la famiglia ha dato un'intervista al settimanale tedesco Stern. Due giorni dopo, domenica scorsa 24 giugno, almeno 40 persone sono arrivate all'ospedale gridando e portando striscioni che minacciavano tutta la famiglia con la scritta "Picchia forte i traditori e buttali fuori da Zengjia". Uno dei parenti, che ha cercato di fotografare il gruppo, è stato malmenato.

Il  2 giugno scorso l'agenzia per il controllo della popolazione ha obbligato Feng Jianmei, di 22 anni, ad abortire al settimo mese. Feng e Deng hanno già una figlia di cinque anni e un secondo figlio è proibito dalla legge. Gli impiegati del family planning l'hanno minacciata a pagare una multa di 40mila yuan (circa 4mila euro, quattro anni di salari) o di subire l'aborto. Ma anche l'aborto dopo il sesto mese è proibito. Il loro caso ha suscitato critiche e denunce da tutta la Cina, soprattutto dopo che su internet sono apparse le foto della donna, stravolta dall'aborto, con a fianco sul letto il cadavere del piccino abortito e sanguinante.

Dopo lo scalpore sui media, le autorità di Ankang (sotto cui è il villaggio di Zengjia) hanno confermato le violenze su Feng Jianmei. Essi hanno pure sospeso i tre impiegati che hanno ordinato l'aborto forzato e hanno dato alla famiglia il permesso di avere un altro figlio. Il marito della donna, Deng Jiyuan ha commentato però con amarezza: "Il governo non dovrebbe avere il potere di dirci quando e come dobbiamo avere un figlio".

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