24/01/2014, 00.00
COREA - CINA
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Sull'orlo della bancarotta, Kim Jong-un scrive a Seoul: Basta ostilità

di Joseph Yun Li-sun
Una lettera aperta firmata dalla potentissima Commissione nazionale per la difesa propone la fine del clima di tensione e la riapertura dei canali di comunicazione. Analisti ed esperti parlano di "mossa preventiva" per scatenare il caos durante le prossime esercitazioni militari fra Seoul e Washington. Una fonte di AsiaNews: "Hanno bisogno di soldi e non vogliono diventare un protettorato cinese".

Seoul (AsiaNews) - Il regime nordcoreano ha inviato una insolita lettera aperta al governo di Seoul per chiedere di "compiere insieme" dei passi verso la riconciliazione, "mettere un freno" agli atti ostili di natura militare e "riaprire il prima possibile" i canali di comunicazione sul 38mo parallelo. La missiva si è scontrata con la posizione del Sud, che ha risposto chiedendo "fatti, non parole".

Secondo i media di entrambe le nazioni, la lettera è stata inviata lo scorso 16 gennaio. La firma è quella della Commissione nazionale per la difesa, il più alto organismo governativo di Pyongyang, e sarebbe stata redatta "sotto la supervisione" del nuovo dittatore, il giovane Kim Jong-un. "Le cose davvero importanti - si legge nel testo - sono quelle che mirano a interrompere il clima di sfiducia e di confronto militare. Abbiamo già deciso in maniera unilaterale di fermare ogni azione che possa incrementare la tensione".

Eppure, conclude ancora la lettera, "è un peccato constatare che le autorità sudcoreane rimangano ferme sulle loro posizioni e sul proprio atteggiamento negativo. Seoul non dovrebbe dubitare, mal interpretare e rigettare con troppa fretta la nostra importante e sincera proposta". Wi Yong-seop, portavoce del ministero sudcoreano della Difesa, ha commentato: "La cosa più importante nella tattica militare è capire quali siano i motivi nascosti del nemico. Le tensioni sono nate per le provocazioni militari del Nord, e la situazione si può risolvere se la smettono con le minacce e con la retorica ostile".

Analisti ed esperti del Paese governato dai Kim, l'ultima dittatura di stampo stalinista al mondo, sono ancora impegnati a decifrare il messaggio contenuto nella lettera aperta. Tutti sottolineano l'importante assenza dei soliti insulti rivolti al Sud: "pupazzi degli americani", "traditori della patria", "borghesi corrotti e decadenti". Ma molti aggiungono anche che il testo è arrivato a poche settimane dall'inizio delle annuali operazioni militari congiunte fra il Sud e gli Stati Uniti.

L'edizione dello scorso anno di questi "war games" (condotti nel marzo 2013) ha scatenato una furibonda reazione di Pyongyang, che ha aperto una escalation di tensione arrivando a minacciare le basi americane a Guam e nelle Hawaii di un attacco missilistico. Oggi alcuni esperti ritengono che, se le esercitazioni dovessero avvenire come programmato, il Nord avrebbe la "scusa perfetta" per reagire con la forza, accusando Seoul di aver "ignorato deliberatamente" l'offerta di pace presentata nella lettera.

Secondo una fonte di AsiaNews, che lavora a stretto contatto con gli esuli dal Nord, c'è un altro aspetto che vale la pena sottolineare: "Il regime di Pyongyang ha finito i soldi, o se non li ha finiti è molto vicino alla bancarotta. Chi ha contatti con loro lo sa, lo vede: le strutture sono sempre più carenti e persino i militari, un tempo élite del Paese, sembrano vivere peggio. Kim ha bisogno di aiuti economici e sa che questi possono arrivare solo dalla distensione con il Sud".

Il governo di Seoul ha sempre avuto un programma di sostegno alla popolazione nordcoreana. Medicinali, alimenti base e progetti di recupero passano attraverso Ong e soprattutto organismi della Chiesa cattolica e delle denominazioni protestanti, che in maniera gratuita si occupano di bambini abbandonati, popolazione rurale e malati di tubercolosi (ormai endemica nel Nord).

Inoltre va considerato il flusso di denaro che arriva attraverso il turismo sudcoreano al monte Kumgang - una delle tre "montagne sacre" della penisola - e quello rappresentato dalle donazioni fatte dai familiari del Sud ai propri cari rimasti al Nord. Le provocazioni militari dei Kim hanno interrotto il flusso, che in questo ultimo anno è ripartito soprattutto dopo le aperture concesse dal regime ai volontari che si recano da loro.

"L'alternativa - spiega ancora la fonte - è quella di diventare una provincia cinese. Lo sponsor principale di Pyongyang, Pechino, si è stancato di buttare soldi e ha chiesto al regime di aprire Zone economiche speciali e canali di investimento dall'estero. Ma così facendo la Corea del Nord rischia di diventare di fatto un protettorato cinese a tutti gli effetti, cosa che farebbe crollare l'immagine del dittatore persino agli occhi dei suoi connazionali".

A curare i rapporti fra Cina e Corea del Nord era Jang Song-taek, zio e tutore del giovane Kim Jong-un, che è stato anche il referente per parte nordcoreana del progetto congiunto sino-coreano di aprire una "Zona economica speciale" nel nord del Paese. Ma l'8 dicembre scorso il nipote lo ha condannato a morte per "tradimento", tagliando di fatto i ponti anche con l'antico sostenitore.

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