30/03/2017, 13.46
GIORDANIA
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Summit Lega araba: oltre ai proclami di rito, poche risposte ai problemi della regione

All’incontro annuale i leader condannano le “interferenze straniere” nei conflitti che insanguinano il Medio oriente. Il presidente libanese rilancia il tema dei profughi e auspica la fine delle “guerre fratricide”. Nel documento conclusivo si rilancia la soluzione dei due Stati come unica risposta al conflitto israelo-palestinese.

 

Amman (AsiaNews) - Un duro attacco contro le “interferenze straniere” [leggi Iran, pur senza esplicitarlo] nelle questioni inerenti il mondo arabo e un appello per la risoluzione dei conflitti che insanguinano da tempo la regione mediorientale. Queste le conclusioni del summit annuale della Lega araba, che si è tenuto ieri a Sweimeh, sulle coste del mar Morto in Giordania. Un incontro nel quale si è parlato anche dell’emergenza profughi conseguenza del conflitto siriano e delle operazioni militari nel vicino Iraq, che hanno causato pesanti ripercussioni soprattutto in Libano e nella stessa Giordania.

Sulla questioni profughi ha insistito il presidente libanese Michel Aoun, affermando che il Paese dei cedri “sta annaspando” sotto il peso di quasi due milioni di esuli provenienti da Siria e Palestina. Per questo egli ha auspicato la fine delle “guerre fratricide” nella regione. “Ansia e preoccupazione” assillano il Libano, ha aggiunto Aoun, che chiede “rassicurazioni e sollievo” e si appella “alle vostre coscienze” per risolvere l’emergenza.

Nel contesto del 28mo summit della Lega araba - alla presenza di 15 fra re e presidenti - sono emersi nuovi appelli alla collaborazione e all’unità di intenti; tuttavia, in realtà permangono profonde divisioni fra i Paesi membri, che ostacolano di fatto una azione politica comune del gruppo. Il padrone di casa, il re giordano Abdallah II ha chiesto alle nazioni arabe di “prendere l’iniziativa per trovare soluzione a tutte le sfide che si frappongono” per evitare “ingerenze straniere nei nostri affari”.

Gli fa eco il capo della Lega araba Ahmad Aboul Gheit, che giudica “vergognoso” il fatto che le capitali della regione seguano “la crisi siriana senza aver la possibilità di intervenire”, mentre “altri attori influenti” ricoprono questo ruolo. Per il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi è “disdicevole” che alcune potenze “approfittino della situazione […] per rafforzare la loro influenza ed estendere il loro controllo nei Paesi arabi”.

Accuse pesanti da parte dei leader regionali, che però nascondono una debolezza interna della Lega araba in cui prevalgono gli interessi dei singoli Stati membri. E anche in tema di conflitto siriano va ricordato che alcune nazioni arabe ricoprono un ruolo che non si può certo definire secondario. Fra i tanti, ricordiamo il sostegno di Arabia Saudita e Qatar ai gruppi ribelli che lottano contro il governo di Damasco, alcuni dei quali assai vicini alla galassia jihadista.

Grande assente, anche per questa edizione, il presidente siriano Bashar al-Assad. Difatti dal 2011, data di inizio del conflitto siriano, Damasco ha perso il proprio posto all’interno della Lega araba. Le divisioni fra i leader arabi riguardano anche il futuro politico di Assad: secondo alcuni egli non deve ricoprire alcun ruolo attivo nel futuro della Siria e deve lasciare il Paese. Altri, come il presidente egiziano al-Sisi, non si pronunciano sulla questione e non vedono la cacciata del leader siriano come “pre-condizione” necessaria per un qualsiasi accordo di pace.

Da ultimo, si è discusso anche del conflitto israelo-palestinese e della soluzione a due Stati che resta l’unica percorribile per i leader arabi in un’ottica di pace e di convivenza. Nella risoluzione finale si lancia anche un appello alla comunità internazionale perché aiuti “il popolo palestinese ad esercitare i propri diritti inalienabili, far nascere uno Stato indipendente e risolvere la questione rifugiati”.

A dispetto dei proclami, analisti ed esperti ricordano che in passato i summit della Lega araba non hanno determinato alcun progresso significativo nei molti problemi che assillano la regione e anche questo appuntamento non darà risultati di sorta. Oraib al-Rantawi, capo del Centro Al-Quds di studi politici, sottolinea che “il sistema [politico] arabo è debole, diviso, fiaccato da anni di disfunzioni”. Per questo non è lecito attendersi “una svolta” nemmeno a questo incontro.

Prossimo appuntamento nel marzo 2018 in Arabia Saudita.

 

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