15/09/2020, 09.08
UE-CINA
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Summit con Xi Jinping: per i leader europei solo timide aperture da Pechino

L’incontro puntava a risolvere i problemi per la firma di un accordo sugli investimenti tra Cina e Unione europea. Ue: Vogliamo un'intesa, ma solo se ne vale la pena. L’Unione preme sul rispetto dei diritti umani. Presidente cinese: Non accettiamo lezioni dagli europei.

Bruxelles (AsiaNews) – Ci sono progressi, ma tanto deve essere ancora fatto nelle relazioni sino-europee. È in sintesi il risultato del summit virtuale di ieri tra i leader dell’Unione europea e il presidente cinese Xi Jinping.

L'incontro, il proseguimento del meeting dello scorso giugno, puntava in prima luogo ad appianare le differenze che ostacolano la conclusione entro la fine dell’anno di un grande accordo sugli investimenti tra Ue e Cina.

Xi ha promesso di aumentare le importazioni di beni alimentari dall’Unione, apertura apprezzata dai vertici Ue, ma la distanza rimane ampia su temi come la piena apertura del mercato cinese alle imprese europee, lo stop al trasferimento forzato di tecnologia imposto da Pechino agli investitori del Vecchio continente e la sostenibilità socio-ambientale.

Come la Cina, la Ue è a favore del multilateralismo, ma vuole che sia promosso nel rispetto delle regole. Tradotto: i cinesi devono garantire parità di trattamento alle aziende europee che operano in Cina, ridurre il peso delle grandi imprese di Stato e smettere di sussidiare le esportazioni.

“Le trattative [per la firma dell’accordo sugli investimenti] sono andate avanti per un periodo di tempo considerevole”, dichiara ad AsiaNews un funzionario Ue a conoscenza del dossier. “Anche se c'è uno sforzo non solo per accelerare i negoziati, ma per cercare di concluderli entro la fine dell'anno, è stato ripetuto a tutti i livelli dalla Commissione Ue che li avremo solo se è qualcosa che vale la pena avere”.

Per i leader europei, nota la fonte Ue, la Cina comprende l’importanza di avere un accordo con l’Unione, sia per garantire che le impresi cinesi continuino ad avere l'attuale accesso al mercato interno, sia perché la situazione geopolitica li fa chiaramente desiderare di essere visti come capaci di cooperare e di impegnarsi con l’Europa.

Con sempre più insistenza, rispetto al passato, la cancelleria tedesca Angela Merkel (presidente di turno della Ue), il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e Ursula von der Leyen, capo della Commissione Ue, hanno sollevato poi il problema dei diritti umani in Cina.

I vertici europei si sono detti preoccupati per la repressione delle autorità cinesi nei confronti degli uiguri dello Xinjiang e dei tibetani, chiedendo l’invio di una missione internazionale di controllo nelle due regioni; hanno condannato il trattamento riservato agli avvocati cinesi per i diritti umani e ai giornalisti; hanno chiesto la liberazione dell’editore di Hong Kong Gui Minhai (di nazionalità svedese) e di due cittadini canadesi, la cui detenzione è considerata arbitraria dall’Unione. Su Hong Kong, i leader europei hanno domandato il rispetto dell’autonomia dell’ex colonia britannica.

Secondo quanto riportato dai media cinesi, Xi ha risposto a tono alle denunce europee. Il leader di Pechino ha detto che il suo Paese non accetta lezioni sul rispetto dei diritti umani, e che la Ue deve occuparsi dei suo affari interni.

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