11/03/2014, 00.00
SIRIA-LIBANO
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Suore di Maaloula: al grido di "Allah Akbar", scambiate con la moglie di un membro di Al Qaeda (il video)

di Paul Dakiki
Le suore hanno ringraziato tutti, anche i rapitori, chiedendo per loro la benedizione di Dio. Il Fronte Al Nusra promette di continuare l'impegno finché non saranno libere tutte le prigioniere nelle carceri siriane. Si parla di un riscatto di 4 milioni di dollari, ma i mediatori negano.

Beirut (AsiaNews) - Un video rilasciato da un ribelle attivista mostra le fasi della liberazione delle suore di Maaloula, fino alla loro consegna alle autorità libanesi e allo scambio con 143 (alcune fonti dicono 153) donne prigioniere del governo siriano. Fra queste vi era una madre con tre figli, che si è scoperto essere Saja Dlaymé, irakena, moglie di un importante rappresentante di Al Qaeda.

Nel momento in cui avviene lo scambio, vicino alla frontiera libano-siriana, il gruppo di ribelli che ha accompagnato le suore e che riporterà le donne liberate in Siria, cominciano a gridare "Allah Akbar!" di continuo, accompagnato da commenti sulla loro vittoria e dalla promessa di continuare a lavorare per la liberazione di tutti i prigionieri rinchiusi nelle galere del "tiranno" Bashar Assad.

Il video postato ieri su Youtube è a cura di un certo Hadi Abdallah che mentre filma l'operazione, scambia parole con le suore e fa commenti.

Tutti i ribelli hanno il viso incappucciato. In una delle prime sequenze si vede uno di loro che trasporta in braccio una delle religiose più anziane. Le altre, provocate dalle domande di Abdallah, ringraziano Dio e tutti coloro che hanno contribuito alla felice conclusione del loro sequestro: "Dio vi protegga e vi dia la ricompensa", dice una suora all'operatore.

Dopo la liberazione, nell'intervista a una televisione libanese, una delle suore ha dichiarato che tutte sono state "trattate bene" e che i rapitori del Fronte di Al Nusra "ci davano tutto quello che noi chiedevamo". Ella ha aggiunto che "nessuno ci ha dato fastidio", e ha negato che i rapitori le obbligassero a non portare la croce al petto.

Nel video, dopo la consegna delle suore, avvenuta verso la mezzanotte del 9 marzo, si vede venire verso i ribelli una donna velata, accompagnata da due bambini e una bambina in braccio a un uomo. A quel punto, mentre si intravvedono altre decine di donne che si muovono verso il convoglio dei ribelli, gli incappucciati gridano sempre più forte e in modo sempre più entusiasta "Allah Akbar!", ringraziando Dio per la buona conclusione. Uno di loro promette: "Non prenderemo riposo fino a che non otterremo la liberazione di tutte le nostre sorelle prigioniere nelle carceri del tiranno". Il video finisce con un primo piano di uno dei bambini che sorridendo dice che la sua abitazione è in Siria.

Lo scambio fra le suore e le prigioniere è avvenuto grazie alla mediazione della Sicurezza libanese e del Qatar. Tutti hanno escluso che sia stato pagato alcun riscatto, anche se il quotidiano Al Nahar dice che i ribelli hanno ricevuto ieri 4 milioni di dollari Usa.

E' però vero che la liberazione delle suore, annunciata già il 9 mattina, ha subito enormi ritardi perché all'ultimo momento i ribelli di Al Nusra avevano cambiato idea: invece di rilasciare tutte le suore, volevano liberarne solo alcune, e le altre solo a scambio avvenuto. Ma i mediatori sono stati fermi sull'accordo e avevano già deciso di tornare indietro, quando i ribelli hanno accettato di nuovo le vecchie condizioni.

Ieri nel pomeriggio le suore sono state portate alla chiesa della Croce a Damasco, dove è stata celebrata una messa di ringraziamento per il loro ritorno.

 

 

 

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