29/12/2014, 00.00
RUSSIA
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Svalutazione, sanzioni e recessione: i russi si preparano al Nuovo Anno

di Nina Achmatova
Il 2015 si prevede come un anno difficile: il rublo è in caduta libera e le sanzioni continuano, mentre recessione e inflazione a due cifre gettano un'ombra sul tenore di vita dei russi. I quali però rimangono uniti attorno al leader Putin, il cui consenso è ancora all'85%. Il 96% della gente festeggerà il Novi God e il 72% il Natale ortodosso.

Mosca (AsiaNews) - Il presidente cancella le vacanze dei ministri, perché lavorino sulla crisi che ha investito il Paese, la valuta nazionale continua ad avere un futuro incerto, mentre l'inflazione diventa a due cifre. Il Novi God (Nuovo anno), la festività più sentita in Russia, arriva sullo sfondo della crisi ucraina che continua a tenere Mosca sotto le sanzioni occidentali e della rapida svalutazione del rublo, che ha portato molti russi a cancellare le tradizionali vacanze di fine anno all'estero.

Il 2015 si annuncia un anno duro: è prevista una diminuzione dei redditi reali, per la prima volta da quando Vladimir Putin è tornato al Cremlino; la popolazione si prepara ad affrontare - per la prima volta in sei anni - la recessione, con l'economia che dovrebbe contrarsi di almeno il 4% e l'inflazione attesa tra il 12 e il 15%.

Eppure, i russi non si arrendono e in molti, pur programmando le feste a casa, non hanno intenzione di rinunciare allo champanskoe (spumante russo) e ai festeggiamenti, seppur all'insegna del risparmio, come hanno raccontato diverse testate in questi giorni. Non solo: il rating del presidente continua a rimanere solido, mettendo a rischio le previsioni di chi - anche nella diplomazia europea - sperava in un crollo economico della Russia per un cambio di regime.

La festa 'più lunga'

Dal 1 al 12 gennaio è festa in tutto il Paese: uffici e scuole chiuse, tra Nuovo Anno e Natale ortodosso, che cade il 7 gennaio, secondo il calendario giuliano. Colpita dal basso prezzo del petrolio e dalle sanzioni occidentali, l'economia dovrebbe entrare in recessione il prossimo anno, con il rublo che adesso è a meno della metà del suo valore. Il premier Dmitri Medvedev ha detto ai ministri del governo che si aspetta che tengano la situazione sotto controllo anche durante le vacanze. Il 96% dei russi, secondo i sondaggi, passerà le feste a casa pur non rinunciando a tavole imbandite e fiumi di alcol, come da tradizione. Si tratta della cifra più alta dal 1997. Nell'anno nero dell'economia russa, il 1998, la percentuale di popolazione intenzionata a festeggiare era l'89%. Il Natale ortodosso, invece, sarà festeggiato dal 72% dei russi, ma solo il 10% di loro ha dichiarato che si recherà in chiesa per l'occasione.

Il 'consenso di Crimea'

Il 2015 è anche l'anno in cui si prevede un aumento del potenziale di protesta nel Paese, proprio per la crisi economia. Il "paradosso russo", come lo ha chiamato Nezavisimaja Gazeta, sta però nel fatto che questo trend è accompagnato da un  consolidamento del consenso popolare intorno al presidente Putin e non da un suo calo. Per gli analisti, i due fattori non sono in contraddizione.

Se a inizio 2014, il rating del capo di Stato era del 63%, a dicembre il dato è stato dell'85%. Come ha spiegato il centro indipendente Levada, che ha condotto la ricerca, il cosiddetto 'consenso di Crimea' ha fatto di Putin il "centro del sistema politico": la popolazione "non vede e non crede in alternative", e dal successo del capo del Cremlino, agli occhi dell'elettorato, dipendendo tutte le istituzioni statali. A detta degli esperti del Levada, la televisione è stata elemento fondamentale per questo consolidamento.

Sempre il Levada, allo stesso tempo, ha registrato un leggero aumento del sentimento di protesta nel Paese, che non corrisponde però a una caduta della fiducia nel governo. Il 24% dei russi ritiene che nella propria regione siano "possibili" proteste contro l'abbassamento del tenore di vita e per la tutela dei propri diritti. Tra agosto e settembre, il dato era intorno al 17%.

È calato, invece, il numero di chi ritiene possibili proteste di piazza di tipo politico: si è passati dal 23% di febbraio, al 9% di dicembre. A dimostrazione, sostiene Dmitri Abzalov del Centro per la comunicazioni strategiche, che l'annessione della Crimea ha portato a un "generale consolidamento della società". In passato, negli anni dell'ultima pesante crisi 2008-2009, e più indietro ancora nel 1998, la difficile situazione economica del Paese portava anche a un aumento dell'attività di protesta. Secondo Abzalov, possibili proteste sociali saranno legate alla reale situazione dell'economica e a fattori importanti come l'occupazione. 

Di questa "sorprendente unione" dei russi con Putin - scrive il sito di informazione Newsru - "sembrano non accorgersi gli osservatori stranieri quando speculano sulla minaccia alla tenuta di Putin rappresentata dalla recessione economica" e dalle sanzioni. Dell'attuale situazione del Paese, la popolazione indica ancora come responsabili o il governo o 'fattori esterni' come i nemici occidentali, ma mai il presidente personalmente.

Banco di prova, secondo alcuni, sarà il 15 gennaio. Data in cui è attesa la sentenza del caso Yves Rocher, che vede sul banco degli imputati il blogger e oppositore Aleksei Navalny, a suo dire vittima di persecuzione giudiziaria. La pubblica accusa ha chiesto nove anni di detenzione per appropriazione indebita. In caso di condanna di colpevolezza, i suoi sostenitori hanno intenzione di scendere in piazza e le pagine in suo sostegno sui social network sono state minacciate di chiusura. 

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