20/05/2016, 09.03
TAIWAN
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Taipei, si insedia Tsai Ing-wen: Rispetto la storia, ma Taiwan viene prima

La nuova presidente, prima donna al vertice della Repubblica di Cina, pronuncia un lungo discorso davanti a 20mila sostenitori. I cinque punti del suo programma partono dalla trasformazione delle strutture economiche dell’isola e auspicano un ritorno della “giustizia sociale”. Il rapporto con Pechino arriva verso la fine: nessun accenno diretto al “Consenso del 1992”, ma un impegno per il mantenimento dei rapporti “stabili e pacifici” sullo Stretto.

Taipei (AsiaNews) – Davanti a 20mila sostenitori entusiasti, vestita di bianco e con a fianco il vice Chen Chien-jen, la prima presidente donna di Taiwan si è insediata oggi alla guida dell’isola. Tsai Ing-wen, democratica, ha inaugurato i quattro anni di mandato con un discorso in cinque punti letto con molta attenzione dalla stampa della Cina continentale. La leader non ha citato in maniera diretta il “Consenso del 1992” – che accetta il concetto di “unica Cina” lasciando libertà di interpretazione su cosa sia la “Cina” – ma ha chiarito che “rispetta la storia” e che intende “promuovere un rapporto stabile e pacifico” sullo Stretto di Taiwan.

Tsai subentra al nazionalista Ma Ying-jeou, presidente per due mandati a partire dal 2008 e primo vertice taiwanese a incontrare un leader cinese: essa ha vinto con un’ampia maggioranza le presidenziali dello scorso gennaio contro Eric Chu, esponente di spicco del Kuomintang. In una lunga intervista concessa ad AsiaNews, il suo vice – l’accademico cattolico Chen – ha chiarito una parte del programma politico oltre a raccontare la sua vita e il suo impegno nella Chiesa.

Nel discorso inaugurale, la presidente ha puntato l’attenzione sui problemi interni dell’isola. Secondo gli ultimi dati disponibili, infatti, Taiwan è al momento in recessione e il sistema pensionistico dell’isola è sull’orlo della bancarotta. Ancora più grave, ha sottolineato Tsai fra gli applausi, “è il fatto che i nostri giovani soffrono per i bassi salari e si sentano indifesi e incerti sul futuro. Questo va cambiato, perché i giovani devono essere la priorità del governo”.

La nuova presidente ha poi parlato delle riforme che intende varare durante il suo mandato per raggiungere un modello di sviluppo sostenibile, accusando “i gravi danni all’ambiente” sofferti dal suo Paese, e ha affrontato i temi della cooperazione regionale e il ruolo di Taiwan in Asia: “Se Taiwan non userà la propria forza per partecipare in maniera attiva agli affari regionali, non soltanto diventerà insignificante ma potrà essere marginalizzata e perdere la capacità di determinare il proprio futuro”.

A questo punto, il quarto del discorso, si inserisce il rapporto con Pechino: “Lavoreremo per mantenere pace e stabilità nelle relazioni sullo Stretto. Ci impegneremo a facilitare la riconciliazione interna, rafforzare le istituzioni democratiche, consolidare il consenso e presentare una posizione unita al resto del mondo”. Tsai ha però sottolineato subito dopo che “è mio impegno salvaguardare la sovranità e il territorio” della Repubblica di Cina.

La questione è vitale per la sopravvivenza dell’ex Formosa. Dal 1949, anno della fuga dei nazionalisti di Chiang Kai-shek sull’isola, Pechino considera Taiwan una “provincia ribelle” da riportare “anche con la forza” alla madrepatria. Gli Stati Uniti, sostenitori del “Generalissimo”, approvarono subito dopo una legge – il “Taiwan Defence Act” – che impone ai militari Usa di intervenire in caso di aggressione armata. Ecco perché da allora si è cercata una via – più o meno pacifica – per ricucire i rapporti senza scatenare un conflitto potenzialmente devastante.

Il problema riguarda anche la partecipazione di Taiwan ai lavori delle grandi Organizzazioni internazionali. Le Nazioni Unite riconoscono infatti Pechino, e non Taipei, come legittima rappresentante della Cina. Quindi l’isola non potrebbe essere accolta in alcun consesso transnazionale. Fino ad ora si è proceduto inserendo la “Taipei cinese” come “osservatore con diritto di parola” almeno in quei consessi dove la sua presenza è fondamentale, come l’Organizzazione mondiale della Sanità e l’Autorità civile per i trasporti aerei.

Da Pechino non sono arrivate reazioni ufficiali alla cerimonia di insediamento di oggi, anche se la stampa cinese non ha mancato di sottolineare – con toni più sfumati rispetto alle scorse settimane – l’opinione riguardo alla nuova leader di Taiwan. Il Global Times, edizione internazionale del Quotidiano del Popolo, scrive oggi che “le relazioni tra Cina e Taiwan entrano in un’era di incertezza sotto Tsai”. Il giornale critica inoltre “la politica di mantenimento dello status quo” e il mancato accenno diretto al principio della “unica Cina” stabilito con il Consenso. A Tsai viene però riconosciuto di essere “più moderata” sul tema dell’indipendenza dell’isola rispetto all’ex presidente Chen Shui-bian, in carica dal 2000 al 2008 e oggi in carcere per accuse di corruzione.

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