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» 23/08/2008
UZBEKISTAN
Tashkent, è reato incontrarsi in casa per pregare
Lo Stato nomina gli imam islamici, decide sull’insegnamento religioso e chi può andare in pellegrinaggio alla Mecca. Gli altri gruppi religiosi ottengono con difficoltà il riconoscimento. Condanne a 2-3 anni di carcere per i Testimoni di Geova per essersi riuniti.

Tashkent (AsiaNews/F18) – Praticare una fede religiosa senza autorizzazione è un crimine penale, anche solo riunirsi in casa per pregare. La polizia irrompe durante le funzioni religiose, minaccia e malmena i fedeli impunemente e i media statali promuovono l’intolleranza religiosa. L’agenzia Forum 18 traccia un quadro della difficile situazione in Uzbekistan per chi ha una fede, anche islamica.

Lo Stato vuole controllare tutta l’attività religiosa, anche quella islamica professata dalla quasi totalità dei circa 28 milioni di abitanti: gli imam sono nominati e controllati dallo Stato,  nonostante l’art. 61 della Costituzione dica che “Le organizzazioni e le associazioni religiose sono separate dal governo e uguali davanti alla legge. Il governo non interferisce nella attività delle associazioni religiose”. Lo Stato controlla il numero delle moschee e l’educazione religiosa, gli imam lamentano che non possono insegnare l’islam ai bambini e la polizia segreta li controlla anche tramite microfoni nascosti nelle moschee. Per il pellegrinaggio annuale dell’haji sono consentiti solo 5mila fedeli (invece di 20mila ammessi dall’Arabia Saudita), occorre l’autorizzazione statale e usare la linea aerea di bandiera per un costo di circa 200 volte la paga mensile minima. L’Uzbekistan è un Paese povero e un decreto presidenziale fissa il salario minimo al 1° settembre 2008 a 25.040 som, circa 12 euro.

La repressione è molto aumentata dopo il massacro compiuto dall’esercito contro i civili ad Andijan nel maggio 2005. Migliaia di fedeli islamici hanno denunciato a Forum 18 che in carcere sono proibiti il digiuno per il Ramadan e la preghiera. Mentre a detenuti protestanti è proibito avere la Bibbia. Solo le comunità registrate possono stampare o importare testi religiosi e la polizia spesso confisca testi “non autorizzati”, anche la Bibbia o il Corano.

Per le altre fedi è peggio: è reato ogni attività religiosa non autorizzata, anche solo incontrarsi in casa per pregare, punito con multe da 50 a 100 volte la paga minima mensile e carcere. Pure punita è l’attività di proselitismo e di conversione religiosa. Forum 18 riporta che polizia e insegnanti scolastici avvertono gli studenti che chi partecipa alle Chiese protestanti sarà arrestato. L’autorizzazione statale è data con difficoltà, spesso respinta perché il nuovo gruppo religioso “non è gradito” dalla popolazione della zona. Invece gruppi protestanti lamentano che tra il 2000 e il 2006 sono state proibite almeno 38 congregazioni già autorizzate. La tv statale ha lanciato vere campagne di intolleranza contro gruppi religiosi, accusati di uso di droghe e di terrorismo.

Dal giugno 2008 è in carcere il protestante Aimurat Khayburahmanov per avere “diretto o partecipato a gruppi estremisti religiosi, secessionisti, separatisti o comunque vietati” punito con fino 15 anni di galera, per avere tenuto incontri religiosi in una casa privata.

Sistematica la persecuzione contro i Testimoni di Geova, anche per il loro rifiuto di fare il servizio militare: per “insegnamento religioso illegale”, Irfon Khamidov è stato condannato nel maggio 2007 a 2 anni di carcere; Olim Turaev (colpevole anche di “incontri religiosi non autorizzati”) nell’aprile 2008 a 4 anni. Nel luglio 2008 per “illegale organizzazione di associazione religiosa” ci sono state le condanne di Abdubannob Ahmedov a 4 anni e Sergei Ivanov a 3 anni e mezzo.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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