24/04/2009, 00.00
CINA
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Terremoto del Sichuan: il governo proibisce indagini sulle scuole crollate

Il 12 maggio 2008 sono morti circa 10mila studenti sotto le scuole, crollate come “budini di tofu” mentre sono rimasti in piedi gli edifici intorno. Ai genitori che da allora chiedono giustizia, il governo ora chiarisce che non ci saranno indagini. L’amara rassegnazione di chi ha perso l’unico figlio.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il governo del Sichuan ha vietato qualsiasi indagine sugli edifici crollati per il terremoto del 12 maggio 2008 che uccise circa 88mila persone. La decisione stronca la speranza di giustizia per i genitori dei circa 10mila studenti morti per il crollo delle scuole.

Non si sa quando la decisione sia stata adottata né se ne conosce l’esatto contenuto: il governo della contea di Beichuan, per rifiutare un’ennesima richiesta di accertamenti sui crolli, ha risposto che “il Dipartimento del Sichuan per le costruzioni ha indicato con chiarezza che nessuna indagine sulla qualità sarà svolta sugli edifici crollati”.

Nel sisma molte scuole sono crollate come “budini di tofu” mentre gli edifici circostanti sono rimasti in piedi. Le autorità locali sono state accusate di avere sottratto i fondi per le scuole, realizzandole in economia, anche senza cemento. Pechino, di fronte all’indignazione diffusa nell’intero Paese, ha assicurato che avrebbe svolto approfondite e rapide indagini.

Ma poi è stato comunicato soltanto che tutti gli edifici sono crollati per il terremoto. Anzi, a distanza di quasi un anno ancora manca un elenco ufficiale degli studenti  morti. I genitori che hanno svolto indagini personali sono stati minacciati dalla polizia e i tribunali hanno rifiutato qualsiasi loro richiesta di azioni giudiziarie.

Su Hanquan ha perso la figlia di 16 anni sotto la Scuola media di Beichuan. Al South China Morning Post dice che “il divieto è estremamente ingiusto per i genitori, che dovranno vivere con questo enorme dubbio per l’intera vita”.

Ma di fronte alla chiusura delle autorità c’è molta rassegnazione, più che indignazione, perché, come dice Mu Xianbing che ha perso il figlio di 15 anni: “non ha senso fare sempre le stesse richieste, non servirà a nulla”.

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