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  • » 31/10/2015, 00.00

    PAKISTAN

    Terremoto in Pakistan: Caritas in prima linea negli aiuti, ma l’inverno è alle porte

    Kamran Chaudhry

    Il bilancio delle vittime in Pakistan è salito a 272 morti. Oltre 2mila feriti e migliaia di terremotati che vivono all’aperto. Caritas Pakistan ha organizzato due gruppi che stanno visitando i distretti di Malakand, Swat, Dir, Peshawar e Islamabad. Donne colpite dalle macerie in casa, ragazzi mentre erano nella moschea. I soccorritori chiedono aiuto per raggiungere le aree remote, prima che le temperature invernali ghiaccino le strade.

    Islamabad (AsiaNews) – Dopo il violento terremoto di magnitudo 7.7 della scala Richter che il 26 ottobre ha scosso Pakistan, India e Afghanistan, provocando centinaia di morti e migliaia di feriti, due gruppi di soccorritori di Caritas Pakistan stanno visitando le zone più remote del Paese, dove ora l’attenzione è concentrata sull’inverno alle porte. I soccorritori sono preoccupati per i villaggi delle zone più impervie, dove gli aiuti stentano ad arrivare per mancanza di strade e collegamenti. Bakht Naik Zada, una donna pakistana di 75 anni, con voce tremante ha raccontato ai volontari: “Ero in piedi nella mia abitazione quando il muro mi è crollato addosso. Non riuscivo a muovere la mia gamba destra. Nessun’altra organizzazione – a parte la Caritas – ci ha chiesto se abbiamo bisogno di aiuto”.

    Il bilancio delle vittime del terremoto continua a salire. Il Pakistan è il Paese più colpito, con 272 morti accertati e almeno 2mila feriti. Nella parte nord-orientale dell’Afghanistan, epicentro del sisma, il sisma ha provocato 115 vittime, centinaia di feriti e almeno 7mila case distrutte. Anche i talebani, che controllano la zona, sono scesi in campo per portare soccorso.

    Titus Gill, coordinatore per le emergenze di Caritas Pakistan Islamabad-Rawalpindi, ha incontrato i sopravvissuti nelle zone di Malakand, Swat, Dir, Peshawar e Islamabad. Dice ad AsiaNews: “La maggior parte degli uomini era all’aperto. Nonostante le restrizioni imposte dalla tradizione islamica [che vieta alle donne di parlare con gli uomini, a meno che non siano i loro mariti – ndr], siamo riusciti a portare soccorso alle donne ferite per il crollo dei muri. Anche gli studenti delle madrasse (le scuole islamiche) hanno riportato le stesse lesioni”.

    Uno dei capigruppo di ritorno dalle zone terremotate, in una regione montagnosa a più di 6mila piedi di altitudine [1.800 metri – ndr], dice ad AsiaNews: “Sette ragazzi da 8 a 10 anni sono stati colpiti da blocchi di cemento mentre cercavano di scappare dalla moschea nel villaggio Sheri Dara, nel distretto di Dir. Avevano mani e piedi fasciati quando li abbiamo incontrati”.

    La Caritas sta portando aiuto alle autorità locali, ai dipartimenti sanitari e alle famiglie. Con l’inverno ormai alle porte, le preoccupazioni maggiori riguardano le drastiche temperature, le strade ghiacciate, i pericoli per la sicurezza e la difficoltà di raggiungere i villaggi dispersi sulle montagne.

    I volontari sottolineano la necessità di portare al più presto vestiti caldi, coperte, tende, materiali edili, animali da allevamento e altri generi non alimentari.

    Amjad Gulzar, direttore esecutivo di Caritas Pakistan, conclude: “Dobbiamo pianificare la nostra distribuzione degli aiuti negli uffici dei commissari perché è difficile selezionare un unico quartier generale anche per le località di montagna. Chiediamo a tutti gli esperti di situazioni di emergenza di unirsi agli sforzi degli uffici diocesani per ricercare i bisognosi nelle aree più remote del Paese”.

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