01/09/2005, 00.00
CINA – TIBET
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Tibet: lo sviluppo dell'economia e l'eliminazione di un popolo

Pechino annuncia uguaglianza e grandi progressi economici nel Tibet. La popolazione tibetana è però sempre più tagliata fuori dal progresso economico e sociale.

Lhasa (AsiaNews) - Il 1 settembre la Cina celebra l'anniversario dell'istituzione della Regione autonoma del Tibet (Tar) avvenuta nel 1965. Al di là dell'enfasi ufficiale, molti analisti notano che dopo 40 anni la compagine sociale presenta profonde difformità, con la popolazione di origine tibetana che diviene una sotto-classe, esclusa dalla modernizzazione e l'industrializzazione guidate da Pechino.

Il Tibet è  di fatto dominato dalla Cina sin dall'invasione del territorio himalayano da parte dell'Esercito di Liberazione popolare nel 1950. Nel 1959 il Dalai Lama dovette fuggire in esilio dopo il fallimento di una sollevazione contro la dominazione cinese.

Da allora Pechino incoraggia la migrazione in Tibet dell'etnia cinese Han, sia per sostenere le sue pretese sul Tibet sia nella speranza che i discendenti dei migranti possano prendere un ruolo guida nella società locale. Il governo centrale, sempre a detta degli osservatori, non ha provveduto allo sviluppo economico, sociale e culturale della popolazione tibetana (in maggioranza agricoltori) ma si è impegnato soprattutto per favorire le attività degli Han. La scelta di Pechino ha creato un enorme divario tra ricchi e poveri, che in gran parte corrisponde al divario fra Han e tibetani.

Il governo di Lhasa annuncia un tasso di crescita del 12% negli ultimi 4 anni, conseguenza di massicci investimenti provenienti da Pechino. Le decine di miliardi di yuan investiti vanno però a beneficiare soprattutto i cinesi emigrati da altre regioni, che godono di incentivi quali permessi di residenza e licenze per negozi. Nelle principali città vengono costruiti edifici moderni, alberghi a 5 stelle, negozi, ma non si interviene nelle campagne per aiutare a modernizzare l'agricoltura. Nelle scuole si usa come lingua il mandarino ed è vietato insegnare la cultura, la lingua e la religione tibetana prima dei 18 anni dello studente.

"L'espansione del governo locale – spiega Andrew Fischer, economista presso la Scuola londinese di Economia e scienze politiche - è stata guidata da Pechino, non è stata determinata in sede locale. E questo ha creato un'economia molto polarizzata.".

Solo il 13% dei tibetani possiede un titolo di studio di scuola secondaria superiore, o di grado maggiore, contro il 50% dei cittadini di etnia Han. Il 40% dei tibetani è analfabeta: ne conseguono differenti opportunità nel lavoro e nel reddito, che favoriscono ancora di più la divisione etnica.

Il 70% della forza di lavoro di etnia tibetana è impegnata nell'agricoltura e non ha prospettive di cambiamento. "Noi mangiamo quello che coltiviamo", spiegano i contadini, per evidenziare la distanza che è stata posta tra loro e la vita nelle città.

Il governo enfatizza la prossima inaugurazione – si parla del 2007 - della ferrovia che corre da Xining, nella provincia del Qinghai, a Lhasa per un totale di 2040 chilometri: il costo supera i 4 miliardi di dollari Usa. Il vice premier Zeng Peiyan ha sottolineato che la ferrovia consentirà la promozione del turismo e fonti ufficiali sostengono che porterà maggior lavoro anche per i contadini, ma i tibetani temono che le nuove attività saranno ancora gestite da cittadini Han.

Secondo molti osservatori la grande enfasi per i festeggiamenti di quest'anno e la continua sottolineatura dell'unità fisica e di interessi tra Cina e Tibet dimostrano solo che il Tibet era e continua ad essere differente dal resto della Cina.

Dal 1950 sono stati distrutti oltre 2 mila monasteri tibetani e viene praticato uno stretto controllo sull'attività dei religiosi buddisti. Decine di monaci sono detenuti e si hanno di frequente condanne a morte e casi di tortura: lo scorso maggio, 2 monaci sono stati condannati a 11 anni di detenzione "per avere esposto una bandiera nazionale del Tibet". Il Dalai Lama nel 1995 ha riconosciuto il nuovo Panchen Lama, suo successore, nell'undicenne Gedhun Choekyi Nyima. Pechino ha sequestrato il ragazzo con la sua famiglia – da allora non se ne hanno notizie – ed ha nominato un diverso Panchen Lama. Lo scorso luglio Qiangba Pncog, capo della provincia, ha detto che alla scomparsa del leader religioso in esilio il successore sarà scelto da Pechino che curerà la applicazione "delle regole tradizionali del buddismo tibetano". (PB)

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