12/04/2016, 08.43
YEMEN - ONU

Tiene la fragile tregua Onu in Yemen. Speranze di pace dai colloqui in Kuwait

Secondo un portavoce delle Nazioni Unite il cessate il fuoco “sembra funzionare in gran parte”, anche se vi sono state “alcune sacche di violenza”. Diplomatico Onu: prospettiva “più significativa” per i colloqui fra le parti. Al centro delle trattative il ritiro di milizie e gruppi armati e ripristino delle istituzioni statali. 

Sanaa (AsiaNews/Agenzie) - Sembra tenere il cessate il fuoco iniziato ieri in Yemen, teatro da oltre un anno di una guerra sanguinaria fra la coalizione a guida saudita - che sostiene le forze governative - e i ribelli Houthi, vicini all’Iran. La tregua è entrata in vigore dalla mezzanotte dell’11 aprile e, secondo quanto riferisce il portavoce Onu, “la cessazione delle ostilità sembra funzionare in gran parte” del Paese. Tuttavia, egli aggiunge che si sono verificate “alcune sacche di violenza” in determinate aree. 

Fonti locali parlano di violazioni al cessate il fuoco da parte dei ribelli attorno a Taez; gli Houthi denunciano al contempo “almeno un raid aereo” della coalizione saudita nella stessa provincia a est della capitale, Sanaa. 

La tregua dovrebbe spianare la strada ai colloqui di pace in programma il prossimo 18 aprile in Kuwait e consentire la consegna di aiuti umanitari nelle aree sotto assedio. 

Secondo fonti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nella guerra sono morte più di 6.200 persone, almeno due milioni di sfollati in un anno di combattimenti; per le Nazioni Unite vi è il forte rischio di “catastrofe umanitaria” in Yemen.

I responsabili delle Nazioni Unite nel Paese si aspettano ulteriori progressi sulla via della pace, perché - un primo tentativo di negoziati è fallito - l’Arabia Saudita sembra più intenzionata a trattare per giungere alla fine del conflitto. “Vi è una prospettiva più significativa - ha dichiarato un diplomatico del Consiglio di sicurezza Onu - per i colloqui [di pace]”.

Gli incontri di pace saranno focalizzati su cinque aree in particolare: il ritiro delle milizie e dei gruppi armati; la consegna di armi pesanti allo Stato; misure di sicurezza provvisorie; ripristino delle istituzioni statali; la ripresa di un dialogo politico inclusivo. 

Dal gennaio dello scorso anno la nazione del Golfo è teatro di un sanguinoso conflitto interno che vede opposte la leadership sunnita, sostenuta dall’Arabia Saudita, e i ribelli sciiti Houthi, vicini all’Iran. Nel mese di marzo, i sauditi a capo di una coalizione hanno lanciato raid aerei contro i ribelli nel tentativo di liberare la capitale Sana’a e riconsegnare il Paese al presidente (prima in esilio, poi rientrato) Abdu Rabu Mansour Hadi. 

Per l’Arabia Saudita gli Houthi, alleati alle forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, sono sostenute sul piano militare dall’Iran; un’accusa che Teheran respinge. Nel Paese sono inoltre attivi gruppi estremisti legati ad al Qaeda e milizie jihadiste legate allo Stato islamico, che hanno contribuito ad aumentare la spirale di violenza e terrore.

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