31/10/2019, 08.00
SIRIA - TURCHIA
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Turchi e jihadisti: pulizia etnica ‘soft’ contro curdi e cristiani nel nord-est della Siria

Attivisti e ong internazionali accusano i militari di Ankara e i loro alleati. Fonti locali parlano di “gravi violazioni e crimini di guerra”, fra cui esecuzioni sommarie e attacchi. Miliziani espropriano terreni cristiani e prelevano i raccolti. I cristiani di Ras al-Ayn vittime come i curdi ad Afrin.

Damasco (AsiaNews) - L’esercito turco e le milizie filo-jihadiste che sostengono l’offensiva lanciata da Ankara contro i curdi nel nord-est della Siria hanno perpetrato una pulizia etnica “soft”, colpendo anche membri di altre minoranze religiose fra cui i cristiani. È quanto denunciano attivisti e ong internazionali, secondo i quali le rassicurazioni fornite dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan al vice-presidente Usa Mike Pence, in realtà sono in larga parte disattese sul terreno. 

Amnesty International punta il dito contri i militari turchi e gli alleati arabi, che avrebbero mostrato “una vergognosa mancanza di rispetto per la vita dei civili”. Gli attivisti rilanciano le testimonianze di soccorritori, sfollati e giornalisti, secondo cui si sarebbero registrate “gravi violazioni e crimini di guerra” fra i quali “esecuzioni sommarie e attacchi” che hanno “ucciso o ferito civili”. 

Fra quanti denunciano gli abusi dei turchi e dei loro alleati vi è anche un politico cristiano siriano, responsabile del Syriac National Council. Interpellato dal Catholic News Service (Cns), Bassam Ishak parla di intimidazioni e attacchi mirati contro armeni e cristiani siriaci, ai quali viene impedito di accedere alle terre e alle loro proprietà nel territori contesi del nord-est. Un problema grave, spiega, soprattutto in questo periodo di raccolta del cotone, fra le principali fonti di reddito. 

Secondo Ishak, membro del Consiglio democratico siriano, i miliziani filo-turchi avrebbero l’ordine di “non toccare fisicamente i cristiani”, ma sono liberi di espropriare terre e beni. I gruppi armati siriani alleati con Ankara “stanno ripetendo quanto già fatto in passato ad Afrin”, quando i turchi hanno invaso la città del nord-ovest della Siria nel 2018 con l’aiuto di bande armate e mercenari. 

“Ad Afrin - racconta Ishak - hanno preso i raccolti dei curdi che vivevano nella zona e ora fanno lo stesso con i cristiani. I cristiani di Ras al-Ayn possiedono almeno un terzo dei terreni agricoli. Queste forze stanno conducendo una sorta di pulizia etnica in tono soft. I cristiani sono spaventati da queste bande, e finiscono per perdere la loro fonte di reddito”, per questo si chiedono “perché dovrebbero restare e vivere sotto gli estremisti islamici”. 

Un dottore cristiano della città parla di bombardamenti turchi la notte del 24, quando avrebbe dovuto essere in vigore la tregua, che hanno provocato “molti morti”. Il giorno seguente tre infermiere sono state colpite a Suluk, nei pressi di Tal Abyad, da miliziani siriani alleati alla Turchia, rimanendo uccise. I loro corpi mutilati sono stati ritrovati nel sistema fognario. 

Questi eventi, afferma, mostrano una volta di più le violazioni alla tregua e gli abusi commessi da Ankara e dai suoi alleati. A questo si aggiunge il video postato il 21 ottobre dal cosiddetto Esercito dell’islam che invita i propri membri a trattare i cristiani come “cittadini di seconda classe” e costringerli a pagare la jizya, la tassa islamica che le minoranze devono pagare per beneficare della protezione dei musulmani. 

Come denuncia il gruppo Physicians for Human Rights, a dispetto dell’accordo fra Russia e Turchia del 22 ottobre scorso la situazione resta “durissima” per i civili. Ankara, aggiungono gli attivisti, deve “cessare immediatamente gli attacchi contro i civli in Siria e rispettare i diritti umani”. Tuttavia, a dispetto delle parole nell’area si susseguono le violazioni alla tregua e anche nelle ultime ore si è tornati a combattere. I media statali siriani riferiscono di violenti scontri nella cittadina di frontiera di Ras al Ain, dove Ankara punta a creare una “zona sicura”. Il centro abitato è sotto il controllo delle forze guidate dai curdi siriani, sostenuti dai soldati di Bashar al-Assad che da giorni ingaggiano combattimenti con le truppe di Ankara.

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