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  • » 08/06/2005, 00.00

    UZBEKISTAN

    Un “massacro” gli incidenti ad Andijan



    Secondo Human Rights Watch sono oltre 500 i morti negli scontri di maggio in Uzbekistan: “uso della forza premeditato, ora il governo cerca di nascondere la verità”. Usa e Ue interrompano i rapporti con il Paese fino all’avvio di un’inchiesta internazionale.

    Mosca (AsiaNews/Hrw) – Il governo uzbeko cerca di nascondere un “massacro”, respingendo l’inchiesta internazionale sui sanguinosi incidenti avvenuti a Andijan il mese scorso. La denuncia arriva da Human Rights Watch (Hrw) - gruppo per i diritti umani con sede a New York - che ieri a Mosca ha presentato il suo rapporto sulla repressione delle proteste anti governative di metà maggio in Uzbekistan.

    Il documento, intitolato “Piovevano pallottole: il massacro del 13 maggio 2005 ad Andijan”, accusa la leadership del Paese di coprire il reale bilancio delle vittime: 173 secondo fonti ufficiali, più di 500 secondo l’organizzazione. “La quantità dei morti e la strategia premeditata delle forze di sicurezza – ha dichiarato Kenneth Roth, direttore esecutivo di Hrw – rende inevitabile la definizione di ‘massacro’”.

    Il 12 maggio scorso, migliaia di persone sono scese in piazza nella città orientale di Andijan per protestare contro il processo a 23 persone accusate di essere estremisti islamici. Durante la notte la folla assalta il carcere e libera centinaia di detenuti, tra i quali gli imputati. Il 13 maggio la protesta è cresciuta in una manifestazione di massa contro la crescente povertà del paese e la repressione del governo.

    “Alcuni manifestanti  erano armati – ammette Roth – e le autorità avevano il dovere e il diritto di fermarli, ma questo non giustifica l’uso della forza generalizzato”.

    Il rapporto, basato su 50 interviste con vittime e testimoni degli eventi del 13 maggio, rivela che molti feriti negli scontri venivano lasciati a terra senza soccorso e a finirli, in molti casi, era l’esercito stesso. Secondo i testimoni, di cui la maggior parte rifugiati in Kirghizistan, le truppe uzbeke senza avvertimento hanno aperto il fuoco sulla folla disarmata, che manifestava contro il regime oppressivo del presidente Islam Karimov.

    La versione ufficiale, invece, dichiara che le vittime degli incidenti a Andijan erano per lo più terroristi armati, che volevano rovesciare il governo e instaurare nel Paese la legge islamica.

    “La nostra indagine – ha argomentato Roth – è il primo passo verso una reale stima di quanto è successo”.

    Alla luce del rapporto, Hrw chiede a Usa e Ue di interrompere i loro rapporti con l’ex repubblica sovietica fino all’avvio di un’inchiesta internazionale, finora rifiutata da Karimov. Ad occuparsi dell’inchiesta ad oggi è solo il parlamento uzbeko. Secondo l’attivista solo in questo modo “si potrà avere un quadro veritiero dei tragici eventi ad Andijan”.

    L’Uzbekistan, 26 milioni di abitanti, è il paese dell’Asia centrale più popoloso; è un alleato degli Usa nella “guerra al terrore”; ospita una base militare americana d’appoggio alle operazioni in Afghanistan.

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