17/02/2017, 12.22
MYANMAR

Un ex militare dietro l’omicidio dell’avvocato musulmano. I dubbi sulla versione ufficiale

Francis Khoo Thwe

Per l’ufficio di presidenza il mandante dell’assassinio di Ko Ni è Aung Win Khaing, ex alto ufficiale dell’esercito. Egli avrebbe colpito per “destabilizzare” la nazione in un periodo di forti tensioni etniche e confessionali. Fonte di AsiaNews: “La gente si chiede chi sia il vero mandante”. Anomale promozioni post delitto.

 

Yangon (AsiaNews) - Una vicenda che “continua a dominare le cronache nel Paese”, ma i cui contorni restano ancora “incerti”, tanto che è difficile accertare le “reali responsabilità” e la “vera matrice” che si cela dietro il delitto. È quanto riferisce ad AsiaNews dietro garanzia di anonimato una fonte birmana, commentando gli ultimi sviluppi nel caso dell’assassinio dell’avvocato musulmano. Nei giorni scorsi, intanto, l’ufficio della presidenza del Myanmar ha rivelato che sarebbe stato un ex ufficiale dell’esercito ad assoldare il killer che ha ucciso a fine gennaio Ko Ni, costituzionalista di primo piano e consulente della Lega nazionale per la democrazia (Nld), il partito di Aung San Suu Kyi, al potere nel Paese.

Secondo quanto riferisce l’entourage del capo di Stato, Aung Win Khaing - questo il nome dell’ex militare che avrebbe tramato per assassinare il celebre avvocato musulmano - avrebbe agito con l’obiettivo di “destabilizzare” la nazione. Un attacco diretto allo Stato, in un momento in cui nell’ex Birmania si registra una progressiva escalation di  gravi tensioni etniche e confessionali.

“Anche dall’ufficio del presidente - racconta la fonte di AsiaNews - confermano la notizia secondo cui dietro la morte vi sarebbe un alto militare. Tuttavia, la gente comune continua a chiedersi chi sia in realtà il vero mandante, quali siano i retroscena dell’omicidio”. In un contesto in cui si fatica a credere alle versioni ufficiali, emergono altri particolari interessanti: “Alcuni colleghi dell’assassino hanno ora assunto cariche di grande responsabilità nel Paese. Fra questi vi sarebbe anche il poliziotto capo fra i primi a intervenire sulla scena del delitto”.

La vittima, il 63enne Ko Ni, era un avvocato musulmano conosciuto nel Paese per il suo attivismo in ambito giuridico. Una delle sue molte battaglie, forse quella più importante e che gli è costata la vita, era dedicata ai tentativi di riforma della Costituzione imposta nel 2008 con un referendum farsa dai militari.

Egli è stato ucciso a colpi di pistola all’aeroporto internazionale di Yangon. Rientrava in Myanmar dopo aver partecipato in Indonesia a un forum interreligioso sulla tolleranza e la riconciliazione. Lo scorso anno, in un’intervista incentrata sulla riforma costituzionale, aveva sottolineato che “è impossibile” modificare la Carta vista la “persistente” opposizione dei militari. Ecco perché, ha aggiunto, “scriverne una nuova è la soluzione migliore per dare al Paese una Carta democratica”.

L’ufficio del presidente del Myanmar Htin Kyaw afferma che i sospetti si concentrano attorno all’ex tenente-colonnello Aung Win Khaing, che ha rassegnato le dimissioni dall’esercito nel 2014. Egli avrebbe consegnato 100 milioni di Kyats (poco più di 73mila dollari) al fratello maggiore  Aung Win Zaw, il quale ha poi ingaggiato l’esecutore materiale dell’omicidio, il 53enne Kyi Lin. Nella sparatoria del 29 gennaio è morto anche un guidatore di taxi; sono stati proprio i colleghi della seconda vittima a bloccare l’attentatore.

“Aung Win Khaing, che avrebbe pagato per il crimine - aggiunge la nota presidenziale - è tuttora latitante. Egli ha prestato servizio nell’esercito, col grado di tenente-colonnello, sino al 2014”. Il 45enne ex militare avrebbe lasciato i gradi per “motivi personali”.

In queste ore sia i vertici dell’esercito che la polizia non hanno voluto commentare in via ufficiale le novità nell’inchiesta fornite dall’ufficio del presidente. Intanto dalle telecamere a circuito chiuso dell’aeroporto di Yangon emerge un filmato in cui si vede l’ex ufficiale Aung Win Khaing nella sala arrivi, intento a controllare l’orario dei voli, pochi minuti prima della morte di Ko Ni.

 

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