28/10/2011, 00.00
MYANMAR
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Una legge per "legalizzare" le proteste di piazza in Myanmar

La norma proposta dal ministro degli Interni e approvata dalla Camera bassa è ora al vaglio del ramo alto del Parlamento. Poi va ratificata da un comitato, la cui la maggioranza pone come pre-condizione la fine dei conflitti etnici. A Yangon sciopero della fame per 15 detenuti politici; preoccupano le condizioni del monaco Ashin Gambira.
Yangon (AsiaNews/Agenzie) - La legge che rende legali le "pacifiche dimostrazioni di piazza" è al vaglio della Camera alta del Parlamento birmano; se approvata - e ratificata dal Comitato di revisione - la norma avrebbe una portata storica per il Myanmar: dopo decenni di regime militare, essa autorizzerebbe le manifestazioni pubbliche di protesta. L'ultima volta in cui l'opposizione democratica e i monaci sono scesi per le strade, nel settembre 2007 contro il caro-benzina, l'esercito ha represso nel sangue la "Rivoluzione zafferano" causando diversi morti e numerosi arresti. Tuttavia, il nuovo governo "civile" - frutto delle elezioni "farsa" del novembre 2010, formato e sostenuto dai militari - continua a usare il pugno duro contro i manifestanti: ieri la polizia ha interrotto con la forza una protesta di piazza a Yangon, arrestando quattro persone. Un centinaio di agricoltori si erano riuniti in mattinata per denunciare la confisca dei loro terreni e chiederne la restituzione.

A fine settembre il ministro degli Interni Ko Ko ha promosso una proposta di legge chiamata "Manifestazioni e riunioni pacifiche", approvata il 3 ottobre dalla Camera bassa. Ora la norma è al vaglio del secondo ramo del Parlamento nazionale birmano, ma deve vincere le resistenze di un gruppo di deputati, che condizionano il loro assenso alla cessazione dei conflitti con i gruppi etnici ribelli, negli Stati Kachin e Shan.

Dal fronte dell'opposizione parlamentare - il principale movimento di opposizione, la Lega nazionale per la democrazia (Nld) non ha rappresentanti perché ha rifiutato di registrarsi durante la campagna elettorale del 2010 - emergono richieste di ulteriori allentamenti alle restrizioni. Thein Nyunt, ex Forza nazionale democratica (Ndf) e ora del Partito nazionale democratico (Ndp) ha proposto quattro emendamenti alla legge che, allo stato attuale, proibisce slogan e necessita della registrazione (una schedatura, in realtà) dei leader della protesta.

In caso di approvazione della Camera alta, la norma dovrà passare sotto le forche caudine del Comitato garante per le leggi (Bill Committee) composto per due terzi da elementi del partito di governo - emanazione diretta dell'esercito - lo Union Solidarity and Development Party (Usdp). I falchi dello Usdp interni al Comitato chiariscono che la legge potrà essere emanata solo "quando la pace sarà ripristinata in tutte le regioni o Stati".

Nonostante le recenti aperture dell'esecutivo birmano, fra cui la liberazione di una parte dei prigionieri politici la scorsa settimana, nel contesto di un'amnistia generale decisa dal presidente Thein Sein, restano critiche le condizioni di quanti sono tuttora in prigione - almeno 1700 - per "reati di opinion". Fra questi desta particolare preoccupazione la salute del monaco buddista Ashin Gambira, uno dei capi della rivolta del 2007, che sarebbe vittima di torture in cella.

Per protestare contro le terribili condizioni in carcere per i prigionieri politici, 15 di loro richiusi nella prigione di Insein a Yangon hanno iniziato uno sciopero della fame. Essi chiedono di venire scarcerati, come avvenuto per altri prigionieri nei giorni scorsi.
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