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  • » 12/08/2017, 10.38

    COREA

    Vescovi coreani: No alle ‘provocazioni imprudenti’. Fermiamo l’escalation nucleare lavorando per la ‘coesistenza dell’umanità’



    I vescovi coreani hanno diffuso oggi un’Esortazione sulle tensioni crescenti attorno alla penisola coreana. La Corea del Nord, ma anche i “Paesi limitrofi” rischiano di compiere “azioni precipitose, senza freni”, che potrebbero portare alla “morte di innumerevoli persone” e a “piaghe profonde per l’intera l’umanità”. Ridurre le spese militari e potenziare le spese per lo sviluppo umano e culturale. L’appello a usare “la coscienza, l’intelligenza, la solidarietà, la pietà e il mutuo rispetto”. La preghiera nel giorno dell’Assunta, festa dell’indipendenza coreana.

    Daejeon (AsiaNews) - I vescovi coreani intervengono “per la pace nella penisola coreana”. In un messaggio consegnato ad AsiaNews e diffuso in Corea del sud in occasione della festa dell’Assunta, Giorno dell’indipendenza del Paese, i vescovi denunciano gli esperimenti missilistici di Pyongyang, ma mettono anche in guardia da tutte le “provocazioni imprudenti” che fanno crescere la tensione. Il documento è firmato da mons. Peter Lee Ki-heon, vescovo di Uijeongbu e presidente della Commissione per la Riconciliazione del popolo coreano della Conferenza Episcopale Coreana, e da mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon e presidente della Commissione nazionale di giustizia e pace (foto 2).

    Nel testo, che presentiamo in edizione integrale qui sotto, i vescovi chiedono ai “Paesi limitrofi” (Cina, Giappone, Russia, Stati Uniti) di non procedere a un’escalation militare, o a “azioni precipitose, senza freni”, che produrrebbero solo “la morte di innumerevoli persone, la fatale devastazione di entrambe le parti, la regressione della storia umana e le piaghe profonde per l’intera umanità”. A tutti è chiesto “il dialogo per la pace” e il lavoro per la “coesistenza dell’umanità, che è, infatti, il principale scopo della diplomazia e della politica”.

    Un’esortazione particolare è chiesta ai “connazionali coreani” del Nord e del Sud perché la smettano di utilizzare le risorse economiche per accrescere una “spesa astronomica militare”, utilizzando invece almeno parte delle risorse “per lo sviluppo umano e culturale” della penisola coreana.

    Ai cristiani e ai popoli del mondo viene chiesto di essere “collaboratori di pace”: lo stabilirsi della pace nella penisola coreana potrebbe essere il “giro-di boa” per portare la pace in tutot il mondo.

    Ecco il testo dell’Esortazione:

    L’Esortazione della Conferenza Episcopale per la Pace della Penisola Coreana

     “Camminiamo nella luce del Signore” (Is 2,5)

    La Conferenza Episcopale Coreana esorta come segue di fronte alla recente situazione dell’accresciuta tensione attorno alla penisola coreana:

    1.    Esortazione ai leader politici della Corea del Sud e della Corea del Nord

    Dopo il lancio del missile Hwasong-14, la penisola coreana si trova in una situazione tesa e potenzialmente di grande rischio. Il test per armi nucleari della Corea del Nord è evidentemente una violazione contro la risoluzione presa dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed è un’azione che tende a nuocere seriamente la pace dell’Asia del Nord-est incitando all’armamento nucleare dei Paesi limitrofi. La Chiesa in Corea, pertanto, denuncia decisamente tutte le provocazioni imprudenti della Corea del Nord e si oppone a tutte le azioni che sollevano le tensioni nella penisola coreana facendo indietreggiare, in effetti, la promozione della pace. Affermiamo che la pace in assoluto, vera e definitiva, attraverso l’armamento nucleare non è realizzabile. Esortiamo, dunque, i leader politici della Corea del Sud e quella del Nord di favorire il dialogo per la pace e fare del loro meglio per stabilire un sistema istituzionale che garantisca la pace nella penisola coreana tramite la cooperazione con le Nazioni limitrofe.

     

    2.    Esortazione ai leader politici dei Paesi limitrofi della penisola coreana

    Parlare della guerra senza dovuta considerazione è già un’azione di violenza contro l’umanità. Le azioni precipitose, senza freni, che dimostrano la barbarie e la follia, non ci lasceranno che la morte di innumerevoli persone, la fatale devastazione di entrambe le parti, la regressione della storia umana e le piaghe profonde per l’intera umanità. La Conferenza Episcopale Coreana, pertanto, esorta tutti i Paesi limitrofi a non prendere decisioni imprudenti che minaccerebbero l’amore e lo sviluppo morale e spirituale dell’umanità. Si auspica che i leader politici dei Paesi limitrofi risolvano l’attuale situazione in modo maturo e armonioso affinché contribuiscano alla pace e alla coesistenza dell’umanità, che è, infatti, il principale scopo della diplomazia e della politica.

     

    3.    Esortazione ai connazionali coreani

    La diffusione delle armi nucleari è “l’azione cattiva” che minaccia fondamentalmente la pace della penisola coreana, nonché quella del mondo intero. La guerra, che non permette mai la ritrattazione della situazione, lascerà al Popolo Coreano soltanto le piaghe profonde e la devastazione irreparabile. L’armamento nucleare e il rafforzamento militare non possono garantire la pace della nostra cara Penisola; invece, si può raggiungere la pace vera solo per mezzo dello sforzo che mira alla realizzazione della giustizia attraverso il dialogo che favorisce la riconciliazione e lo sviluppo cooperativo del Popolo Coreano, perché “la pace è il frutto della giustizia” (Is 32,17). Noi, Popolo Coreano, siamo chiamati a resistere al potere diabolico che tenta di aggravare l’attuale crisi. Perché non si pensa a ridurre il budget della spesa astronomica militare della Corea del Sud e quella del Nord al fine di utilizzarlo invece per lo sviluppo umano e culturale?  Vogliamo assicurare perciò i nostri connazionali che noi promuoviamo le varie iniziative per la pace e la giustizia sia della nostra Penisola sia dell’umanità.

     

    4. Esortazione ai cristiani e a tutti i popoli del mondo

    La pace nella penisola coreana concerne non solo l’Asia del Nord-est, ma il mondo intero perché detta Penisola, data la presenza dei potentissimi Paesi limitrofi, ha un ruolo di “bilanciamento del peso” nella pace del mondo. La situazione attuale, pertanto, esige uno sforzo di collaborazione che coinvolga strettamente la coscienza, l’intelligenza, la solidarietà, la pietà e il mutuo rispetto. Non restiamo nell’atteggiamento d’indifferenza o di silenzio irresponsabile, ma proviamo a cercare insieme (ripetiamo: con l’intelligenza, la coscienza e il pensiero critico-razionale) una saggezza che ci manifesti la radice del problema e che ci porga la soluzione adeguata. Rivolgiamo l’esortazione, anzitutto a tutti i cristiani che sono chiamati collaboratori dell’opera creatrice e redentrice di Dio. La realizzazione della denuclearizzazione e lo stabilirsi della pace nella penisola coreana contribuirà, come un “giro-di boa”, a generare l’avvenire dell’umanità proponendole una visione del mondo in cui il valore delle creature si realizza pienamente con l’amore e la giustizia reali e concreti. Rimaniamo nella ferma solidarietà della preghiera e dell’azione affinché vi sia il cambiamento, perché si possa “forgiare le spade in vomeri, le lance in falci” (cfr. Is 2,4) nelle zone di conflitti inclusa la penisola coreana. In tale solidarietà, che la luce della giustizia e dell’amore di Dio vinca i menzionati conflitti e la diffusione dell’odio attraverso le nostre preghiere che vanno di pari passo con le azioni concrete.

    Si invitano, in modo particolare, i fedeli coreani a chiedere l’intercessione della Madonna per la pace nella penisola coreana, in occasione della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Noi siamo chiamati ad essere collaboratori della pace. Infine, si esortano tutti i fratelli e sorelle del mondo ad un attento interessamento, a una preghiera, a una risposta con buon discernimento, a una cordiale collaborazione per risolvere la crisi della nostra Penisola. La Chiesa in Corea non mancherà mai a coinvolgersi dentro la problematica in questione e, più di tutto, nella continua preghiera.

     “Signore, abbia pietà di noi! Dona a noi la pace. Amen.”

    In occasione del 72° anniversario del Giorno Commemorativo dell’Indipendenza della Corea, il 15 agosto 2017

    S.E. Mons. Peter Lee Ki-heon, Vescovo di Uijeongbu e Presidente della Commissione della Riconciliazione del Popolo Coreano della Conferenza Episcopale Coreana

    S.E. Mons. Lazzaro You Heung-sik, Vescovo di Daejeon e Presidente della Commissione della Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Coreana

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