09/01/2010, 00.00
VIETNAM
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Vescovi vietnamiti accusano la repressione del governo per la distruzione del crocefisso

di J.B. An Dang
Il brutale attacco contro il crocefisso del cimitero di Hanoi e la distruzione di simboli sacri “ingredienti della politica” del regime comunista nel risolvere le dispute. I prelati chiedono dialogo per la ricerca di una soluzione pacifica. I fedeli costruiscono una nuova croce in bambù; la polizia arresta cinque cattolici e blinda la zona.
Hanoi (AsiaNews) –  I vescovi del Nord Vietnam, in solidarietà con l'arcivescovo di Hanoi, esprimono sgomento per la distruzione di simboli sacri della fede e per il brutale attacco contro la comunità cattolica. Al termine di una riunione tenuta ieri nell’ufficio dell’arcidiocesi della capitale, i 10 prelati hanno dichiarato che la distruzione del crocefisso del cimitero della parrocchia di Dong Chiem, avvenuta il 6 gennaio scorso, e le violenze contro i fedeli sono “due ingredienti della politica governativa nel risolvere le dispute con le religioni”.
 
Mons. Joseph Ngo Quang Kiet, arcivescovo di Hanoi, insieme ai vescovi nord-vietnamiti ha visitato di persona i fedeli della parrocchia di Dong Chiem, vittime del brutale attacco della polizia. In un gesto di sfida verso il governo, i fedeli hanno edificato una nuova croce in bambù (nella foto), nello stesso luogo in cui era collocata la croce distrutta nei giorni scorsi. Essi intendono affermare il diritto di proprietà del terreno, che “appartiene da più di 100 anni alla parrocchia e non verrà abbandonato”.
 
In risposta, la polizia ha arrestato cinque cattolici e ha impedito l’accesso all’area. Al momento resta ignoto il luogo in cui sono stati condotti. Gli agenti non sono intervenuti per distruggere la nuova croce in bambù. I media di Stato, invece, hanno ripreso la campagna diffamatoria contro i cattolici, accusandoli di “fomentare l’odio” nel Paese.
 
All’indomani della visita del presidente vietnamita Nguyen Minh Triet in Vaticano e l’incontro con papa Benedetto XVI, sono emersi segnali di speranza perché i conflitti pendenti fra Chiesa e governo comunista potessero trovare “una soluzione pacifica attraverso il dialogo”.
 
Tuttavia, l’attacco contro i fedeli della parrocchia di Dong Chiem ricorda i metodi usati contro i fedeli a Tam Toa e Bau Sen (nella diocesi di Vinh) e a Loan Ly (arcidiocesi di Hue). Le due diocesi sono state teatro di violenze da parte di funzionari governativi e polizia, che hanno distrutto simboli della fede, picchiato e arrestato fedeli e sacerdoti, sequestrato le proprietà dei cattolici.
 
I vescovi nord-vietnamiti avvertono il governo a non usare misure che possono creare “ulteriore malcontento, rabbia e sfiducia tra la popolazione” e ribadiscono quanto già espresso in passato dalla Conferenza episcopale, che chiede un cambiamento “nelle leggi che regolano il possesso dei terreni e delle proprietà”. Hanoi nega ogni diritto, perché “la terra appartiene al popolo” e “lo Stato la amministra”. I vescovi rispondono che la proprietà privata è sancita nella Dichiarazione universale dei diritti umani e va rispettata.
 
A conclusione del loro messaggio, i vescovi confermano la volontà di “collaborare con il governo” per il bene del Paese e la costruzione di “una grande famiglia” in cui tutti i membri possano coesistere in maniera pacifica.  
 
(Ha collaborato Thanh Thuy)
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