23/02/2008, 00.00
IRAQ – TURCHIA
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Vescovo di Arbil: un “grido di dolore” per l’attacco turco nel Kurdistan

Il presule, che parla a nome “dei suoi fratelli vescovi, dei leader religiosi musulmani e soprattutto della popolazione, l’unica vittima di questa aggressione”, condanna l’aggressione operata dall’esercito turco contro il territorio kurdo. Le zone colpite “non ospitano ribelli, solo civili”.
Arbil (AsiaNews) – Questo “è un grido di dolore rivolto alla comunità internazionale. Non lasciate che gli aerei turchi continuino a violare i cieli del Kurdistan ed a bombardarne il territorio: gli unici a soffrire sono civili innocenti. Oltre 200 villaggi colpiti, persone appena tornate che scappano di nuovo, violenza e paura: è questo il prezzo dell’aggressione che stiamo subendo”. Chi parla è mons. Rabban al Qas, vescovo di Arbil,che condanna l'attacco turco sul Kurdistan.
 
Le truppe turche hanno attraversato nella notte fra il 21 ed il 22 febbraio il confine con l’Iraq, in un’operazione mirata a colpire i separatisti kurdi del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan). L’operazione di terra fa seguito a colpi d’artiglieria e raid aerei che hanno preso di mira i presunti campi base del Pkk in territorio iracheno. Fino ad ora, sono almeno 44 le vittime accertate.
 
Il  vescovo di Arbil, che parla a nome “dei miei fratelli vescovi, dei leader religiosi musulmani e soprattutto della popolazione, l’unica vittima di questa aggressione”. I carri armati turchi nel territorio iracheno e gli aerei di Ankara nei cieli “stanno distruggendo tutto ciò che abbiamo così faticosamente ricostruito negli ultimi anni”.
 
Secondo mons. al Qas, l’attacco sferrato nella notte di ieri dalle truppe turche in territorio kurdo “non è mirato a colpire i ribelli del Pkk. Quelli non si trovano nei villaggi vicino al confine, la zona colpita dai bombardamenti, ma lontano dalle montagne. Ho visto con i miei occhi 6 aerei turchi attaccare un villaggio cristiano dove non si erano mai viste installazioni militari”.
 
Appena le truppe sono penetrate nel territorio, “la popolazione è fuggita: questo è ancora più doloroso se si tiene conto di quanti sforzi ha fatto il governo provinciale per far tornare dalla Siria e dalla Giordania tutti coloro che erano fuggiti a causa della guerra. I turchi hanno distrutto dei ponti pedonali, fondamentali per spostarsi da un villaggio all’altro, ed hanno concentrato il loro raggio d’azione in zone abitate per lo più da civili cristiani”.
 
L’Europa e gli Stati Uniti, così come i cristiani ed i musulmani di tutto il mondo, “non possono rimanere indifferenti davanti a quello che è successo. Abbiamo bisogno dell’aiuto e delle preghiere di tutti: deve tornare la pace, o la situazione non tornerà mai più alla normalità”.
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