22/10/2015, 00.00
INDIA
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Vescovo di Kurnool: Un futuro migliore per l’India offrendo lavoro ed educazione ai giovani

Mons. Anthony Poola riporta ad AsiaNews la vita e l’impegno della comunità diocesana. Il lavoro è incentrato in tre campi: pastorale, educazione e servizi sociali. Attenzione particolare alla formazione dei bambini e al miglioramento della condizione delle donne. Attraverso il catechismo “diamo una formazione umana ai giovani”. L’opera della comunità cristiana è “fondamentale per garantire la convivenza con indù e buddisti”. Il video degli impegni della diocesi.

Kurnool (AsiaNews) – L’impegno dei cristiani “è uno strumento, attraverso cui garantiamo ai giovani un futuro migliore. In India proviamo a inculcare il valore cristiano della società, l’insegnamento del Vangelo, l’attenzione all’aspetto umano dell’esistenza. Diventare esseri umani, rispettare le donne, rispettare gli altri. È questo l’obiettivo della nostra missione”. È quanto afferma ad AsiaNews mons. Anthony Poola, vescovo della diocesi di Kurnool, nello Stato indiano dell’Andhra Pradesh, intervistato sul lavoro della diocesi “da cui dipende in gran parte il futuro dei bambini” e sulla vita della comunità cristiana, “fondamentale per mantenere un clima di convivenza pacifica tra le religioni”.

Il vescovo è stato ordinato nel 2008 da papa Benedetto XVI. Riporta che la diocesi è stata eretta nel 1967 grazie all’impegno dei sacerdoti francesi appartenenti alla Compagnia di Gesù (presenti nello Stato fin dal 1700) e dei missionari del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere). La popolazione totale dell’area – a maggioranza indù – è di 8 milioni di abitanti, mentre i cattolici sono circa 80mila (l’1% dei residenti). In generale, in India i cattolici rappresentano il 2% della cittadinanza.

Il prelato riporta che la diocesi è impegnata in tre principali settori: il lavoro pastorale, l’educazione dei ragazzi e i servizi sociali a favore di disabili, vedove e donne. Per quanto riguarda il servizio pastorale, afferma mons. Poola, “la diocesi si avvale dell’opera di 77 sacerdoti e 25 animatori, che lavorano in 53 parrocchie. La nostra area è composta da 300 villaggi, in ognuno dei quali è presente almeno un catechista. Tutti loro – sacerdoti, religiosi, suore, catechisti e animatori – conducono il lavoro pastorale all’interno del programma New Mission, assistendo la comunità cristiana e svolgendo attività religiose”.

Per l’educazione dei bambini, il vescovo riferisce che la maggior parte dei fedeli cattolici della zona è dedita all’agricoltura, quindi spesso non ha i mezzi per mandare i bambini a scuola. Per questo la diocesi ha creato il programma Desk (Diocesan Educational Society of Kurnool), attraverso il quale organizza la raccolta e la distribuzione dei fondi alle famiglie povere. “Con questi finanziamenti – dice – riusciamo a comprare il materiale scolastico, i libri, l’uniforme, e a pagare la scuola (v. foto).  Mons. Poola è molto orgoglioso di quanto la comunità cristiana riesce a fare “perché da questo dipende il futuro dei bambini”. Egli è testimone in prima persona dell’importanza di questi aiuti, perché lui stesso da bambino ha beneficiato del sostegno dei missionari, grazie al quale ha potuto studiare e completare la sua formazione.

Per questo, dice, oggi “è fondamentale aiutare i ragazzi. Senza il nostro sostegno rischierebbero di lavorare nei campi, o nei negozi, nei ristoranti, oppure nelle case come collaboratori domestici”. A tal proposito, il terzo servizio della diocesi riguarda l’opera sociale a favore delle categorie svantaggiate. In primis i bambini, principali destinatari del Kurnool Diocese Social Service Society (Kdsss): “Il primo obiettivo è sradicare la piaga del lavoro minorile. Spesso i bambini abbandonano la scuola sia perché non piace loro studiare, sia perché sono costretti a lavorare. Noi dobbiamo mandarli a scuola, per garantire loro un futuro migliore”.

Un’altra categoria a rischio è quella delle donne: “Abbiamo un programma chiamato ‘Income Generation Program’ attraverso il quale riusciamo a migliorare la loro condizione di vita. A causa della mancanza di lavoro, o della siccità dei campi, le donne trascorrono anche cinque o sei mesi in casa. Noi doniamo circa 200 euro, compriamo una vacca o un bufalo, in modo che esse possono trarre vantaggio dalla produzione di latte per il consumo familiare e per la vendita. Oppure doniamo delle capre, che loro allevano e poi rivendono, guadagnando dei soldi per vivere”.

Altre attività sono concepite per il sostegno alle ragazze dai 14 ai 18 anni: “I genitori evitano di mandarle a scuola o nelle grandi città perché qui possono incontrare dei ragazzi e sposarsi. Per evitare che la loro condizione di povertà le spinga a contrarre matrimoni precoci, noi insegniamo dei mestieri, come il cucito e il ricamo. Inoltre facciamo corsi di infermeria base, in cui apprendono nozioni di primo soccorso”. Per i giovani dai 14 ai 20 anni invece, “abbiamo dei corsi tecnici, attraverso cui imparano il lavoro del carpentiere o del macchinista”.

Mons. Poola è molto contento dell’opera della diocesi (per vedere il video del loro impegno clicca qui): “Grazie al nostro lavoro, all’educazione fin dall’adolescenza, tanti giovani hanno intrapreso carriere di successo. Alcune ragazze sono diventate insegnanti, oppure lavorano in banca”. Secondo lui, “la diocesi è uno strumento, attraverso cui garantiamo loro un futuro migliore”. Attraverso il catechismo e i servizi educativi “diamo una formazione umana ai giovani bambini e bambine, ma possiamo fare ancora molto. Possiamo attrarre di più la popolazione locale povera, tanto più che i rapporti tra la comunità cristiana e la maggioranza indù e buddista sono molto più tranquilli rispetto ad altre zone del Paese”.

Anche se esistono delle “conflittualità con i fanatici indù del Bjp (Bharatiya Janata Party, partito nazionalista indù al potere) e del Shiv Sena (estremisti di destra indù), – conclude  – è grazie alla forte presenza della comunità cristiana nella zona che non esistono gravi problemi tra le varie confessioni religiose. Sono i cristiani che creano un clima di convivenza pacifica”.

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