20/12/2018, 09.38
SIRIA - STATI UNITI
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Vescovo siriano: il ritiro degli Usa passo ulteriore ‘verso la fine del conflitto’

Donald Trump ha annunciato la “sconfitta” dell’Isis in Siria e il ritorno dei militari statunitensi. Mons. Audo: il Paese si avvia verso la conclusione della guerra. Anche fra i curdi si raffredda il progetto di uno Stato autonomo. Per il prelato l’accordo fra Mosca e Washington sarà l’atto finale. I cristiani aiutino l’islam a superare il fondamentalismo. 

 

Aleppo (AsiaNews) - Il ritiro delle truppe statunitensi “è una ulteriore conferma che la Siria, seppur in modo lento e faticoso, si avvia verso la fine del conflitto” e alla ricerca di una “soluzione” di lungo periodo su cui fondare “il futuro del Paese”. È quanto afferma ad AsiaNews mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo ed ex-presidente di Caritas Siria, commentando l’annuncio del presidente Usa Donald Trump che parla di “sconfitta” dell’Isis e del ritorno in patria dei soldati americani. “L’impressione generale  che si respira nel Paese - aggiunge il prelato - è che si vada verso una conclusione della guerra”. 

Mons. Audo ha visitato di recente diverse parrocchie della regione del nord-est, dove sono di stanza la gran parte delle truppe americane. Parlando non solo con i cristiani, ma con gli stessi curdi “il sentimento diffuso è che si stia andando nella direzione di una progressiva unità della Siria. Pace e unità costituiscono ormai il pensiero dominante”, sebbene il conflitto non sia del tutto sopito. “Il 90% dei curdi - aggiunge - non crede in un loro Stato autonomo, perché mancano i numeri e la forza per gestirlo. Ecco perché ritengono più conveniente rientrare sotto l’ombrello dello Stato siriano”.

Ieri il presidente Trump ha annunciato l’inizio del ritiro delle truppe statunitensi dal nord-est della Siria, snobbando le preoccupazioni interne - Difesa e Pentagono - e degli alleati internazionali, in particolare il Regno Unito. Secondo i critici la partenza dei soldati Usa favorirebbe una ripresa delle operazioni dello Stato islamico (SI, ex Isis) e lascerebbe campo aperto alle operazioni anti-curde (alleati di Washington) della Turchia al confine con la Siria. 

Le truppe Usa sono di stanza nel nord-est della Siria, fra il confine turco e l’area curda, e contano su circa 2mila soldati, buona parte delle quali sono forze speciali impegnate nella lotta all’Isis. Commentando la scelta di Trump il senatore repubblicano Lindsey Graham, vicino al presidente, ha definito il ritiro “un errore madornale, stile Obama” che potrebbe avere “conseguenze devastanti” per la Siria e l’intera regione mediorientale. 

Perplessità giungono anche dal Regno Unito, dove il governo di Londra smentisce di fatto il proclama della Casa Bianca sulla sconfitta dell’Isis. “Resta molto da fare - afferma il ministero britannico degli Esteri - e non dobbiamo perdere di vista la minaccia che esso rappresenta”. Toni diversi dalla Russia, dove la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova sottolinea che la scelta potrebbe essere il viatico per una “genuina, reale prospettiva di accordo politico”. 

Per mons. Audo la direzione finale della crisi siriana sarà un “accordo fra americani e russi, in cui ciascuno eserciterà la propria parte di influenza su un settore diverso del Paese”. E la vita potrà “riprendere”, anche se il momento non è ancora arrivato e “non si può dire che la guerra sia davvero finita. Restano focolai di conflitto a Idlib, Daraa; tuttavia, la convinzione generale è che si sia entrati in una fase successiva”. 

Interpellato sulla “sconfitta” dell’Isis, il prelato afferma che la questione è “complicata: Daesh è una creazione artificiale - spiega - che è stata funzionale alla guerra, all’agenda bellicista, e ora ha concluso il proprio lavoro”. Il problema di fondo dell’estremismo islamico e dei movimenti a esso ispirati è “interno alla religione, riguarda l’incontro con la modernità, con la libertà di coscienza, con lo scontro fra sunniti e sciiti alimentato dall’esterno”. In quest’ottica, conclude, “noi come cristiani e come Chiesa cattolica possiamo contribuire favorendo il dialogo e il confronto. Questa sfida rappresenta al tempo stesso la nostra vocazione”.

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