27/08/2021, 11.40
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Vicario d’Arabia: il Sinodo di una Chiesa migrante in terra musulmana

Pubblicata la lettera pastorale di mons. Hinder per il tempo sinodale, che si apre a metà ottobre con una messa nella cattedrale di Abu Dhabi. Un cammino al quale “tutti i fedeli sono chiamati a partecipare in modo attivo”. Una Chiesa locale imperniata sul pellegrinaggio e la cattolicità. Via sacramentale ed evangelizzazione nei media fra i temi da approfondire.

Abu Dhabi (AsiaNews) - “Come Chiesa di migranti in una società musulmana, composta da fedeli di nazionalità e tradizioni diverse, la nostra testimonianza è unica e importante per la Chiesa universale”. È quanto sottolinea mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen) e amministratore apostolico sede vacante dell’Arabia settentrionale (Kuwait, Arabia Saudita, Qatar e Bahrain), nella lettera pastorale in previsione del Sinodo 2023. Intitolata “Vogliamo venire con voi, perché abbiamo compreso che Dio è con voi” (Zaccaria 8:23), la missiva sottolinea l’importanza di un viaggio comune nel cammino sinodale di una Chiesa unica nel suo genere, di migranti in una terra a larga maggioranza islamica. Un processo sinodale, sottolinea il prelato, “al quale tutti i fedeli sono chiamati a partecipare in modo attivo”. 

La cerimonia ufficiale di apertura del tempo sinodale per i vicariati dell’Arabia settentrionale e meridionale è in programma il 15 ottobre nella cattedrale di san Giuseppe, ad Abu Dhabi, negli stessi giorni in cui papa Francesco presiederà le funzioni in Vaticano (9-10 ottobre). Il Sinodo è composto di tre fasi, fra l’ottobre 2021 e lo stesso mese del 2023: obiettivo della fase diocesana è l’ascolto del popolo di Dio, mentre la seconda e la terza fase verteranno sulla Chiesa universale e quella in cammino, sottolineando che il Sinodo non è un evento quanto piuttosto un processo.

Il Sinodo, spiega il vicario d’Arabia, è “un viaggio lungo un cammino comune” e tutti i fedeli “vanno coinvolti in questo processo”. “Siamo una Chiesa locale - spiega - che mostra in modo particolare il carattere del pellegrinaggio e della cattolicità”. Il pellegrinaggio “perché non abbiamo la cittadinanza nei Paesi di residenza” e quindi si vive “senza garanzia di permanenza per tutta la vita”. E cattolicità, perché “la maggior parte delle nostre parrocchie è composta da fedeli di molti gruppi linguistici e tradizioni” come narrano gli Atti degli apostoli “circa la varietà di popoli” nella prima Pentecoste. 

In tema di viaggio, ricorda, “la pandemia rappresenta ancora un ostacolo”, ma l’obiettivo è di riuscire a “vivere in comunione” favorendo “la partecipazione di tutti, attuando la nostra missione di discepoli di Gesù Cristo” e chiamati a essere “popolo di Dio”. In questi anni dal vicariato sono giunti segnali incoraggianti in tema di dialogo e incontro, a partire dal viaggio apostolico del papa nel febbraio 2019 con la firma del documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune con l’imam di al-Azhar. 

Fra i temi rilanciati da mons. Hinder nella lettera pastorale la vita sacramentale durante e dopo la pandemia di Covid-19, la formazione di bambini, giovani e adulti, i differenti ministeri della Chiesa, le relazioni fra sacerdoti e laici, la cura delle famiglie e le sfide del matrimonio cristiano. E ancora, l’aiuto ai poveri e bisognosi, le relazioni interreligiose, la partecipazione dei laici nella vita delle parrocchie, i media elettronici e i social nell’evangelizzazione. “Sebbene non possiamo realizzare tutto in una volta sola - sottolinea - è sempre meglio iniziare in modo modesto che rimanere inattivi e osservatori, senza un coinvolgimento personale”.

La sinodalità, sottolinea il prelato, è un processo “umano e spirituale” che “comporta un ascolto reciproco in cui ognuno ha qualcosa da imparare”. Essa, aggiunge, si riferisce “all’essenza stessa della Chiesa” ed è “orientata all’evangelizzazione”. “Il Sinodo - conclude - non è tanto un luogo per spingere la propria idea o agenda, né coinvolgere le persone nel processo decisionale, né è un ‘sistema di rappresentazione o quota’, ma coinvolge tutti i battezzati nel discernimento della volontà di Dio e nell’ascolto dello Spirito Santo per la Chiesa nel terzo millennio”.

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