14/11/2018, 12.09
ISRAELE - PALESTINA
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Vicario di Gerusalemme: Israele e Hamas agli antipodi, non c'è pace senza giustizia

Mons. Marcuzzo plaude alla mediazione di Giordania ed Egitto per la fragile tregua nella Striscia di Gaza. Ma i due fronti restano distanti e le violenze un “fatto ordinario”. La “paralisi” del Consiglio di sicurezza Onu: Esperto israeliano: Hamas voleva catturare soldati israeliani come arma di ricatto. 

Gerusalemme (AsiaNews) - La tregua è “frutto della mediazione” di Egitto e Giordania, “per fortuna” questi due Paesi hanno agito in fretta per riportare la calma a fronte di una comunità internazionale latitante. Tuttavia, al momento “non si scorge una visione più lungimirante” per raggiungere “una pace duratura” e i due fronti restano “agli antipodi”. È quanto sottolinea ad AsiaNews mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale di Gerusalemme, commentando il cessate il fuoco fra Israele e Hamas, dopo giorni di violenze nella Striscia di Gaza. 

Queste violenze, sottolinea il prelato, sono “un fatto, purtroppo, ormai ordinario”. I due fronti “si battono, poi accettano una tregua per riorganizzarsi, per seppellire le vittime, e poi riprendono con lo scontro”. Ormai, aggiunge, “non si può più parlare di ricerca della pace”, ma di una faticosa tregua “che non viene praticata. Ci si batte, poi ci si ferma per qualche periodo, per poi ricominciare… manca una visione di lungo periodo”.

Ieri l’Egitto ha mediato il cessate il fuoco fra Hamas e Israele, mettendo fine - per la prima volta nella storia - alle violenze dopo due soli giorni di scontri. Gli abitanti del sud del Paese hanno abbandonati i rifugi, dove si erano rintanati per scampare alla pioggia di razzi da Gaza, iniziata l’11 novembre scorso. Tuttavia, la fine delle ostilità è stata accolta in modo diverso: canti e urla di gioia nella Striscia, con i giovani che celebravano “la vittoria su Israele”. Protesta e malcontento nel sud di Israele per l’interruzione dell’azione militare.

Sempre ieri il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riunito a porte chiuse al Palazzo di Vetro di New York per discutere dell’escalation di violenze, non ha saputo trovare un accordo per garantire una tregua e una riconciliazione durature fra i due fronti. Secondo quanto ha riferito il rappresentante palestinese Riyad Mansour, la riunione di 50 minuti ha mostrato lo stato di “paralisi” in cui versa il Consiglio e l’incapacità di “assumersi le responsabilità” per placare le violenze. 

Dietro il blocco vi sarebbero gli Stati Uniti, che frenano “ogni discussione” che possa sfociare in accuse contro Israele. In mancanza di un consenso dei 15, l’assise si è dunque “astenuta” dal fare una dichiarazione sulla situazione a Gaza. A margine dell’incontro l’ambasciatore israeliano Danny Danon ha affermato che il proprio Paese non accetta “appelli alla calma dei due fronti” perché “uno lancia 400 missili sui civili” e l’altro [Israele] “cerca solo di difendersi”.  

Ad AsiaNews mons. Marcuzzo precisa che questa nuova ondata di violenze “non incide sui pellegrinaggi” e sulla “sicurezza dei luoghi più visitati della Terra Santa”, soprattutto in questo periodo che precede l’Avvento. Tuttavia, Israele e Hamas “restano agli antipodi” e non sarà possibile raggiungere una vera pace “se non vi è giustizia, se non si trova una soluzione che sia giusta per entrambe le parti. I due fronti - conclude - dovrebbero guardare alla ‘Pacem in terris’ di san Giovanni XXIII, mentre ad oggi restano i problemi irrisolti”. 

Yedidia Sermoneta, personalità israeliana esperta di vicende mediorientali, sottolinea che la tregua era lo sbocco inevitabile di questi giorni di tensione, ma non crede che essa durerà “a lungo”. A innescare l’escalation, spiega, “l’operazione sotto copertura dell’esercito israeliano, penetrato nella Striscia con l’intenzione di mettere fine al lancio dei razzi”. Una azione che ha determinato la reazione di Hamas “che avrebbe voluto catturare i militari israeliani penetrati sul territorio, per usarli come arma di ricatto e di riscatto di altri prigionieri palestinesi, come avvenuto in passato. Non vi sono riusciti e questo li ha indispettiti, da qui l’attacco” al sud di Israele. 

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