25/06/2013, 00.00
VIETNAM
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Vietnam, attivista cattolico in sciopero della fame contro le condizioni carcerarie

Tran Minh Nhat è il secondo dissidente in poche settimane a promuovere questa forma di protesta. Egli denuncia abusi e violazioni ai diritti umani, fra i quali il sequestro di letteratura religiosa (la vita di Giovanni Paolo II). Si è da poco concluso lo sciopero della fame del dissidente Cu Huy Ha Vu.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) - Un attivista cattolico vietnamita, condannato a quattro anni di prigione nel gennaio scorso con l'accusa di "voler rovesciare il governo comunista", ha iniziato lo sciopero della fame per protesta contro le condizioni carcerarie. Tran Minh Nhat, in cella per l'affiliazione col partito di opposizione Viet Tan (messo al bando dalle autorità di Hanoi) ha iniziato a rifiutare il cibo dopo essersi visto negare alcune letture - fra cui materiale religioso e vite di santi cattolici - e aver subito una serie di abusi psicofisici dalle guardie carcerarie.

Ngueyn Thi Chi, cognata dell'attivista Nguyen Dinh Cuong, condannato e imprigionato assieme a Nhat, conferma che il giovane ha deciso lo sciopero della fame "per protesta contro le condizioni carcerarie". La protesta è iniziata lo scorso 21 giugno e andrà a oltranza.

Ha da poco interrotto un'analoga forma di protesta Cu Huy Ha Vu, prominente attivista e dissidente, che ha rifiutato il cibo per 25 giorni di fila. Egli ha interrotto lo sciopero della fame dopo che le autorità carcerarie hanno acconsentito a esaminare la denuncia di abusi in prigione; egli parla di "vittoria" per la giustizia e la democrazia, in una realtà come quella dello Stato retto dal Partito unico.

Il caso del dissidente Vu ha avuto una vasta eco a livello internazionale; il governo statunitense, diverse nazioni al mondo e gruppi di attivisti pro diritti umani hanno lanciato appelli al governo di Hanoi, chiedendone la liberazione immediata.

Sulla stessa falsariga si inserisce la vicenda del giovane cattolico Tran Minh Nhat, la cui sentenza di colpevolezza - assieme ad altri 13 attivisti cattolici, studenti e blogger - è stata condannata da organismi internazionali perché segno di "repressione politica" nel Paese asiatico. Dietro la decisione di rifiutare il cibo c'è la terribile situazione della prigione - con temperature esterne superiori ai 40 gradi - che rendono la vita "quasi insopportabile". I secondini avrebbero inoltre proibito di consegnare al giovane alcuni libri di argomento religioso, fra cui vite di personalità di primo piano della Chiesa come Giovanni Paolo II e il card. Nguyen Van Thuan. 

 

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