05/06/2006, 00.00
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Vigilia di sangue per l'ultimatum di Abbas sul "documento dei prigionieri"

Un bambino e una donna incinta tra le vittime di attentati contro militanti di Fatah e Hamas. Entro mezzanotte Hamas deve far sapere se accetta di discutere il documento che prevede  la creazione di un governo di unità nazionale, in vista della creazione di uno Stato palestinese, col conseguente implicito riconoscimento di Israele e la fine degli attentati.

Ramallah (AsiaNews/Agenzie) - Vigilia di sangue alla scadenza dell'ultimatum, la mezzanotte di oggi, posto dal presidente dell'Anp, Mahmoud Abbas, per trovare un accordo sul Documento di riconciliazione nazionale, detto "Documento dei prigionieri", in quanto elaborato da esponenti di Hamas, Fatah, Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp)  e Jihad islamica detenuti nelle carceri israeliane. Abbas minaccia, in caso di mancato accordo, di sottoporre a referendum, entro 40 giorni, il documento che, in 18 punti, chiede la creazione di un governo di unità nazionale, in vista della creazione di uno Stato palestinese nei confini preesistenti alla guerra del 1967, col conseguente implicito riconoscimento di Israele e la fine degli attentati.

Non accenna intanto a diminuire la tensione tra militanti di Hamas e Fatah: Oggi una forte esplosione a Jebaliya, a nord di Gaza, ha ucciso un uomo, che dovrebbe essere un militante di Hamas, e ferito altre due persone, compreso un bambino di 8 anni. Ieri sera cinque palestinesi, fra i quali una donna incinta, sono morti la scorsa notte nella Striscia di Gaza. Uomini armati hanno aperto il fuoco contro un'auto sulla quale si trovavano un esponente dell'ala militare di Hamas, Mohammed al Ghalban, la moglie Reem, e il fratello Mohammed. La donna, 24 anni, incinta, è morta ed i due uomini sono stati feriti: uno dei due è morto in ospedale. Gli altri tre morti sembrano essere passanti coinvolti nella sparatoria. Uno scontro a fuoco c'è stato nel campo profughi di Shatti dopo che esponenti della forza di sicurezza di Hamas si sono scontrati con militanti di Fatah che manifestavano per l'uccisione di un loro militante, avvenuta giovedì. Nel sud della Striscia di Gaza, infine, un ufficiale della sicurezza, di Fatah, è stato rapito e abbandonato, gravemente ferito da colpi di arma da fuoco, nei pressi dell'ospedale.

Sul piano politico, ieri sera, c'è stata una riunione a Ramallah, al termine della quale Azam al-Ahmed, capogruppo dell'Olp in parlamento, citando Abbas, ha detto di sperare in "una risposta positiva da Hamas, ma se non l'avremo, andremo al referendum". Egli ha annunciato che, in tal caso, ci sarà la convocazione dell'esecutivo del gruppo per l'approvazione di un decreto che convocherà il referendum.

Finora, però, Hamas non sembra disponibile. "Da un punto di vista legale – secondo il suo leader, il primo ministro Ismail Haniyeh – la Legge fondamentale ed i pareri dei giuristi escludono la possibilità di un referendum in territorio palestinese" e "da un punto di vista politico, la proposta ha bisogno di maggiore approfondimento".

Hamas e la Jihad islamica contestano alcune parti del documento dei detenuti, in particolare quelle sulla legittimità degli accordi internazionali ed il riconoscimento implicito di Israele. Hamas, inoltre, vede nel referendum un tentativo di Fatah di ribaltare il risultato del voto di gennaio, che ha dato la vittoria al partito fondamentalista.

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