06/08/2015, 00.00
MALAYSIA - CINA
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Volo scomparso, premier malaysiano: il frammento d’ala appartiene all’MH370

Per Najib Razak il flaperon rinvenuto nei giorni sull’isola di Réunion appartiene al Boeing della Malaysia Airlines. Più cauti gli investigatori francesi e il governo australiano, secondo cui l’appartenenza è “molto probabile”. Restano però i misteri sulle cause dello schianto. I parenti delle vittime manifestano a Pechino chiedendo verità e giustizia.

Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) - Il rottame di un aereo rinvenuto sull’isola di La Réunion nei giorni scorsi appartiene al Boeing 777 della Malaysia Airlines MH370, scomparso  l’8 marzo 2014 con 239 persone a bordo lungo la rotta che collega Kuala Lumpur e Pechino. La conferma arriva dal premier malaysiano Najib Razak, secondo cui il detrito - un frammento di ala, un flaperon (incrocio fra flap e alettone) - appartiene proprio al velivolo di cui non si hanno più notizie da oltre 17 mesi. Il ritrovamento potrebbe costituire la svolta in una vicenda misteriosa e dai dettagli oscuri, che finora non ha saputo fornire alcun elemento oggettivo sulla sorte del volo e dei suoi componenti.

L’isola della Réunion, a est delle coste del Madagascar, dove è stato rinvenuto il flaperon, si trova a oltre 5mila km dall’area delle ricerche del volo, che si sono concentrate per molto tempo al largo della costa occidentale dell’Australia. Le indagini hanno coperto un’area di milioni di km, senza successo. La potenziale scoperta di una parte dell’aereo fornirebbe una prima risposta alle famiglie che attendono la verità sulla sorte dei loro congiunti, senza avere alcuna risposta né dalla compagnia, né dai governi di Pechino e Kuala Lumpur.

In una dichiarazione ufficiale il premier Razak ha affermato che “oggi, a 515 giorni dalla scomparsa dell'aereo, è con il cuore molto pesante che devo dirvi che un team internazionale di esperti ha definitivamente confermato che i rottami trovati sull'isola Reunion sono quelli dell’MH370”. Egli non ha aggiunto dettagli sulle possibili cause dell’incidente. Rivolgendosi ai parenti delle vittime, egli ha auspicato che “questa conferma, per quanto tragica e dolorosa, possa almeno dare certezze alle famiglie delle 239 persone a bordo”. Il Primo Ministro ha infine icordato che l’esecutivo è impegnato a “fare qualsiasi cosa rientri nei nostri mezzi per far emergere la verità”. 

Più cauto l’atteggiamento degli investigatori francesi - impegnati nell’analisi dei resti - e il governo australiano, fin dall’inizio in prima linea nelle ricerche. Gli esperti transalpini si limitano a dire che “è altamente probabile” che i resti appartengano all’MH370. Anche Canberra parla di elementi “in base ai quali vi è un’alta probabilità” che si tratti dell’aereo della Malaysia Airlines. 

Il Boeing 777-200 con 239 persone a bordo, di cui 12 membri dell'equipaggio, è sparito l'8 marzo 2014 mentre sorvolava il mare a sud del Vietnam. A bordo, secondo la lista passeggeri, soprattutto cinesi (153), 38 malesi, 12 indonesiani, ma anche australiani, europei e americani. In questi mesi si sono moltiplicate voci e ipotesi sulla sparizione del velivolo: sui motivi del cambio di rotta (da Pechino, a nord, in direzione sud verso l’Oceano Indiano); sullo spegnimento manuale del transponder che permette di tracciarne il volo. Dallo spionaggio all’abbattimento deliberato da parte dei piloti, dall’incidente al gesto terroristico (sebbene nessun gruppo abbia rivendicato l’attacco) sono molte le ipotesi al vaglio degli inquirenti. 

Il ritrovamento di una parte del mezzo parrebbe dunque confermare l’ipotesi dello schianto, ma non fornirebbe ancora alcuna informazione utile per comprendere cosa sia davvero successo a bordo del velivolo. Secondo alcuni parenti delle vittime esso porterebbe anzi ancor più dubbi e domande, piuttosto che certezze e rispose sulla sorte del volo.

Nelle ultime circa una dozzina di parenti di passeggeri cinesi hanno manifestato davanti alla sede della Malaysia Airlines a Pechino, lamentandosi delle modalità usate dalle autorità di Kuala Lumpur nel dare l’annuncio. Fra i manifestanti sono comparsi slogan e cartelli che recitavano: “La Malaysia nasconde la verità”. Molti dei parenti mettono in dubbio l’autenticità della scoperta e chiedono di essere condotti sull’isola per verificare con i loro occhi il ritrovamento. Per qualcuno è solo una montatura per coprire la verità. Qualche ora più tardi il gruppetto è stato ricevuto dai funzionari della compagnia per un incontro a porte chiuse. Intanto il governo cinese a più riprese ha detto di volere la verità e di “comprendere” il “tormento” vissuto in questi mesi dai familiari. 

La Malaysia Airlines era considerata una compagnia di ottima qualità, che poteva vantare quasi quattro decenni senza incidenti gravi: il peggiore risale al 1977, quando morirono 100 persone. Negli ultimi anni, l'azienda ha però iniziato a inanellare perdite di bilancio a causa della competizione portata dal settore delle compagnie low-cost, tra cui la connazionale Air Asia. Ogni giorno essa trasporta fino a 37mila passeggeri in 80 destinazioni nel mondo.

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