09/12/2016, 13.01
GOLFO
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Washington e Londra: contratti miliardari per armi a sauditi, Qatar ed Emirati

Gli Stati Uniti venderanno elicotteri e mezzi militari del valore di miliardi di dollari. Critiche di attivisti e ong: in Yemen queste armi uccidono civili innocenti. Regno Unito e nazioni del Golfo lanciano una partnership strategica in chiave anti-iraniana, definita una “minaccia” per l’area. 

 

Dubai (AsiaNews/Agenzie) - Il governo statunitense ha approvato ieri una serie di contratti finalizzati alla vendita di armi e materiale militare (fra cui aerei, elicotteri e missili) a quattro nazioni [alleate] del mondo arabo. Il via libera, annunciato dal Dipartimento di Stato Usa, costituisce una boccata d’ossigeno per molti colossi dell’industria bellica americana e numerose aziende, fra cui la Boeing, specializzate in equipaggiamenti militari. 

Il contratto più importante riguarda la vendita all’Arabia Saudita di 48 elicotteri da trasporto CH-47F Chinook, per un valore complessivo di 3,51 miliardi di dollari. A beneficiare dell’accordo sono la Boeing e la Honeywell Aerospace. 

A seguire, il contratto di circa 3,5 miliardi di dollari per la fornitura di 27 elicotteri da combattimento AH-64E Apache agli Emirati Arabi Uniti. I mezzi militari sono realizzati grazie alla partnership fra Boeing e Lockheed Martin.

Infine, il Qatar ha ordinato otto mezzi da trasporto C-17 e componenti di ricambio. In questo caso il volume di affari è di 781 milioni di dollari. 

Di per sè il Congresso, controllato dai Repubblicani, in linea teorica potrebbe bloccare l’entrata in vigore degli accordi. In realtà, le forniture sono indirizzate a quattro alleati storici degli Stati Uniti nella regione del Golfo e si inseriscono in una prassi ben consolidata anche in passato [l’ultima è di agosto] fatta di accordi e commesse miliardarie. 

Diversa, invece, la posizione di attivisti e associazioni pro diritti umani che contestano la fornitura di armi e mezzi ad Arabia Saudita ed Emirati. Sono due Paesi, ricordano i critici, che hanno avviato una disastrosa campagna militare in Yemen, che ha provocato migliaia di vittime fra i civili. 

Del resto il Medio oriente - con i suoi numerosi conflitti - si è trasformato in una vera e propria “Mecca delle importazioni di armi”; un mercato che fa gola a molti produttori e governi occidentali, come Gran Bretagna e Francia, e che alimenta il bagno di sangue nella regione. 

In questi giorni il Regno Unito e i Paesi del Golfo hanno lanciato un “partenariato strategico” per favorire “relazioni più strette in tutti i settori”, dalla politica alla sicurezza, dal commercio alla difesa. Una scelta quasi obbligata per il governo britannico, che dopo il voto che ha sancito l’uscita dall’Unione europea guarda ad altri mercati per rafforzare l’economia e potenziare lo sviluppo. 

Nel contesto dell’accordo, Londra assicura “una presenza maggiore nel Golfo” partendo dalla creazione di una sede regionale di coordinamento, che nascerà a Dubai. Incontrando i vertici dei governi regionale, il premier Theresa May ha anche attaccato l’Iran, definendolo una “minaccia” per la sicurezza nell’area. Da qui la decisione di fornire nuove mezzi e investimenti per la formazione del personale locale nei settori della difesa e della sicurezza. “Sono ben consapevole - ha aggiunto la May - della minaccia posta dall’Iran per il Golfo e, più in generale, per tutto il Medio oriente”. 

Immediata la replica del governo di Teheran, per bocca del ministero iraniano degli Esteri. In una nota il portavoce Bahram Ghassemi ha sottolineato che la Gran Bretagna “non è in una posizione che le permetta di accusare gli altri di interferire negli affari regionali”. Dietro le dichiarazioni di facciata della premier britannica, prosegue l’alto funzionario iraniano, vi è il tentativo “di compiacere alcuni Stati del Golfo” con il solo scopo di “favorire una nuova, massiccia vendita di armi” provenienti dall’industria bellica di Londra. 

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