12/11/2007, 00.00
INDIA
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West Bengal, sciopero generale dopo il massacro ordinato dai comunisti

di Nirmala Carvalho
I membri del Partito comunista locale hanno attaccato ieri i centri di raccolta dei contadini, per convincerli con la violenza a cedere davanti alla requisizione delle loro terre. L’opposizione proclama il blocco totale dello Stato.
Kolkata (AsiaNews) – Inizia oggi, nello Stato orientale del West Bengal, il grande sciopero generale proclamato dall’opposizione per protestare contro il massacro avvenuto ieri nelle campagne di Nandigram ad opera dei membri del Partito comunista locale. Secondo alcune fonti del Trinamul – la compagine politica che si oppone al governo comunista – lo sciopero durerà almeno fino a domani notte.
 
Al momento non è ancora chiaro cosa sia avvenuto ieri nella zona di Nandigram, anche se alcuni testimoni oculari raccontano ad AsiaNews: “I membri del Partito comunista hanno compiuto dei veri e propri raid nei centri di raccolta dei contadini. Hanno picchiato gli uomini e violentato le donne, nell’indifferenza della polizia”.
 
La tensione nella zona è alta da tempo. Nel Nandigram il governo ha disposto l’esproprio delle terre per creare una “Zona economica speciale”, un’area in cui attirare investimenti con una politica di terre a basso prezzo ed esenzioni fiscali. Ma il programma è stato cancellato dopo mesi di proteste della popolazione, anche con scontri con la polizia, che il 14 marzo ha sparato sulla folla uccidendo 14 persone.
 
Tuttavia sono proseguiti nel tempo gli scontri tra i sostenitori del governo comunista e gli oppositori del Trinamul, sostenuti dai contadini locali. Secondo alcuni, l’attacco di ieri è stato pianificato per “convincere i contadini una volta per tutte che la terra deve essere espropriata”.
 
Lenin Raghuvansi, noto attivista per i diritti umani, commenta ad AsiaNews: “Nandigram è un simbolo di quanto sia ipocrita la democrazia indiana, ma è anche una vergogna che colpisce l’immagine internazionale del nostro Paese e della sua economia”.
 
I dirigenti comunisti, spiega, “usano la violenza per eliminare la democrazia dallo Stato, ma anche l’Unione centrale non fa nulla per aiutare una popolazione colpita dal punto di vista sociale, economico e materiale. I maoisti vogliono instaurare un regno del terrore, e nessuno sembra volerlo impedire”.
 
Adesso, conclude l’attivista, “la cosa più urgente è riportare in auge la concezione di Stato di diritto e di democrazia nello Stato, ma anche riconsiderare molto seriamente la creazione di una Zona economica speciale. D’altra parte, è il dramma di tutta l’India: come conciliare la globalizzazione economica con la vera emarginazione sociale che ci affligge”.
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