23/09/2019, 14.58
MYANMAR-ONU
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Yangon, giovani scendono in piazza contro i cambiamenti climatici

In programma oggi a New York il “Climate Action Summit 2019” dell’Onu. Il Sud-est asiatico è tra le regioni del mondo più colpite dal fenomeno. A causa dei suoi effetti, durante la stagione dei monsoni di quest’anno in Myanmar sono morte più di 70 persone e circa 200mila sono state sfollate.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Centinaia di giovani hanno marciato ieri lungo le strade del centro di Yangon, aderendo al movimento internazionale di protesta “Global Climate Strike”. Tra le regioni del mondo maggiormente colpite dal fenomeno del cambiamento climatico vi è il Sud-est asiatico.

Almeno 200 manifestanti si sono radunati davanti al mercato di Bogyoke ed hanno marciato verso la Sule Pagoda e Maha Bandoola Park, di fronte al municipio di Yangon. Portavano cartelli che chiedevano uno sforzo concertato da parte del governo e delle imprese per far fronte alla crisi globale; essi sollecitano l’esecutivo a porre fine ai grandi progetti infrastrutturali, come la diga di Myitsone nello Stato di Kachin, che potrebbero danneggiare l'ambiente. A causa degli effetti dei cambiamenti climatici, durante la stagione dei monsoni di quest’anno in Myanmar sono morte più di 70 persone e circa 200mila sono state sfollate da inondazioni e frane. Secondo l'indice globale di rischio climatico 2019, il Myanmar negli ultimi due decenni è stato uno dei tre Paesi più colpiti da tempeste, inondazioni e ondate di calore.

Oltre 60 leader mondiali prendono parte oggi al “Climate Action Summit 2019”, organizzato dalle Nazioni Unite (Onu) a New York. António Guterres, segretario generale Onu, li ha invitati ad esporre “piani concreti e realistici” per migliorare il contributo dei loro Paesi alla riduzione delle emissioni di gas serra: l’obiettivo fissato dall’Organizzazione è ridurle del 45% nel prossimo decennio, per arrivare a zero emissioni entro il 2050.

Gli scienziati avvertono che i cambiamenti climatici porteranno a ondate di calore più frequenti e intense, siccità, inondazioni e altre condizioni meteorologiche estreme. L’ultimo rapporto dell'Organizzazione meteorologica mondiale rivela che la temperatura media globale del quinquennio 2015-2019 è sulla buona strada per diventare la più alta di sempre. Il periodo “è al momento stimato a 1,1 gradi Celsius sopra l’epoca preindustriali (1850-1900) e 0,2 gradi più caldo rispetto al 2011-2015”, si legge nel documento.

L'accordo di Parigi del 2015 prevedeva che i Paesi firmatari stabilissero obiettivi nazionali per ridurre le proprie emissioni; questo al fine di limitare l'aumento della temperatura a lungo termine di meno di due gradi o – ancor meglio – di 1,5 gradi sopra i livelli preindustriali. Si tratta di parametri di riferimento che limiterebbero in modo importante l'impatto del riscaldamento sui sistemi meteorologici mondiali. Ma anche se tutti i Paesi raggiungessero gli obiettivi prefissi, il mondo si riscalderà da 2,9 gradi a 3,4 gradi entro il 2100, un cambiamento che probabilmente porterà cambiamenti catastrofici.

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