25/02/2014, 00.00
INDONESIA
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Yogyakarta: università “congela” una controversa norma che limita la libertà religiosa

di Mathias Hariyadi
Il prestigioso ateneo Gajah Mada University ha bloccato un regolamento interno che proibisce di professarsi ateo o praticare una fede non riconosciuta dallo Stato. La norma voluta dal rettore aveva creato malcontento fra gli studenti. Per la portavoce dell’istituto l’obiettivo è prevenire violenze o scontri di natura confessionale.

Jakarta (AsiaNews) - Dopo settimane di proteste promosse da gruppi interreligiosi, la Gajah Mada University (Ugm) - fra le più antiche e rinomate del Paese - ha "congelato" la controversa norma che impedisce di professare l'ateismo o una religione diversa dalle sei riconosciute dallo Stato. La direttiva voluta dal rettore del prestigioso ateneo di Yogyakarta, nello Java centrale, aveva scatenato un malcontento diffuso fra gli studenti, secondo cui la comunità accademica deve promuovere pluralismo e libertà religiosa. La signora Wijayanti, portavoce della Ugm, sottolinea che l'università invita le varie anime che compongono l'istituzione a mettere da parte la logica "confessionale" e promuovere l'incontro e l'apertura fra i propri studenti. 

L'ateneo ha emesso le recenti regole in materia di "etica" e religione con lo scopo di controllare le condotte sociali dei propri studenti, oltre che di "prevenire" possibili episodi di violenze fra compagni di studi basati su motivazioni confessionali o settarie (religione ed etnia). "Quello che vogliamo fare - aggiunge ancora la portavoce - è solo porre regole di condotta, perché gli studenti si comportino in maniera consona; non per far adottate una particolare religione". 

Il codice etico di comportamento intende "emendare" la precedente versione voluta dal rettore Pratikno la quale stabilisce, al capitolo 12, che a ogni studente "è fatto rigoroso divieto di adottare o promuovere idee sull'ateismo o su 'fedi' religiose che non sono previste dallo Stato indonesiano". Con le nuove modifiche si stabilisce che l'università vieta "condotte inappropriate o gesti ostili di natura confessionale" o che riguardino "la fede, la cultura e i valori tradizionali". 

Il nodo principale riguarda proprio la religione degli antenati (aliran kepercayaan), praticata da milioni di nativi soprattutto nelle aree tribali e nelle zone più remote dell'arcipelago indonesiano. Secondo la portavoce Wijayanti l'emendamento è frutto delle opinioni espresse da tutte le parti in causa e rappresenta solo una mera regola di comportamento. "Non ha nulla a che fare - aggiunge - con un presunto sostegno dell'università alla pratica dell'ateismo fra i suoi studenti". 

Da oltre 30 anni Jakarta riconosce in via ufficiale solo sei religioni: islam, cattolicesimo, protestantesimo, induismo, buddismo e confucianesimo. Nel dicembre scorso la società civile aveva contestato con forza la decisione del Parlamento di dichiarare, in via obbligatoria, la religione di appartenenza all'interno di una sezione riservata della carta di identità. Secondo le voci critiche, difatti, questa norma rappresenta un "grave ostacolo" in un'ottica di rafforzamento della democrazia nel Paese, teatro di un aumento degli attacchi di matrice settaria e confessionale, perpetrati dello stesso Stato, gruppi estremisti o fanatici isolati.

Già in passato AsiaNews aveva denunciato episodi discriminatori e veri e propri attacchi mirati contro quanti si dichiaravano atei in pubblico. Come nel caso di un cittadino che, sul proprio profilo Facebook, aveva dichiarato di non credere e per questo ha rischiato il carcere e pesanti pene corporali. Ancora, a Poso (Sulawesi centrali) e Ambon (nelle Molucche), teatro di un conflitto interconfessionale, la presenza sulla carta di identità di una fede religiosa, può diventare questione di vita o di morte. Difatti, nei numerosi check-point sparsi per le strade, l'appartenenza a un gruppo diverso è elemento sufficiente per essere giustiziati sul posto dai gruppi armati.

L'Indonesia è la nazione musulmana (sunnita) più popolosa al mondo (l'86% professa l'islam) e, pur garantendo fra i principi costituzionali le libertà personali di base (fra cui il culto), diventa sempre più teatro di violenze e abusi contro le minoranze. I cristiani sono il 5,7% della popolazione, i cattolici poco più del 3%, l'1,8% è indù e il 3,4% professa un'altra religione. Nella provincia di Aceh vige la legge islamica e in molte altre aree si fa sempre più radicale ed estrema l'influenza della religione musulmana nella vita dei cittadini. 

 

 

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