02/10/2014, 00.00
PAKISTAN - ISLAM
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Zafar Bhatti, la moglie: “gioia immensa” incontrarlo in carcere, ora preghiamo per il rilascio

di Jibran Khan
Nawab Bibi racconta ad AsiaNews il colloquio col marito, in prigione per una presunta vicenda di blasfemia. Dato per ucciso, egli è vivo e sta bene; i parenti continuano la battaglia legale per la liberazione. Tuttavia, dietro la sua vicenda emergono trame e interessi personali di sedicenti organizzazioni pro diritti umani. La famiglia chiede un “vero sostegno”.

Rawalpindi (AsiaNews) - "È stata una gioia immensa vedere mio marito vivo, lo abbiamo incontrato e si è seduto davanti a noi... è stato un momento davvero emozionante". È quanto racconta ad AsiaNews Nawab Bibi, moglie del reverendo Zafar Bhatti, dato per morto il 25 settembre scorso, in seguito ad un omicidio extra-giudiziale all'interno del carcere di Adyala. In realtà il leader cristiano, a processo per un (presunto) caso di blasfemia, è vivo e sta bene; dietro la ridda di voci circolate sul decesso, una telefonata della polizia che denunciava l'assassinio in cella e il rifiuto opposto dai vertici del carcere alla famiglia di riconoscere il cadavere. Ora la battaglia della moglie e degli altri familiari si sposta sul piano legale: "Preghiamo continuamente per il suo rilascio - riferisce la donna - vogliamo che torni a casa da noi". 

Il 30 settembre scorso la famiglia di Zafar Bhatti e la Chiesa di Rawalpindi hanno incontrato l'uomo in prigione; l'obiettivo dell'attacco era un compagno di cella del pastore, il britannico Muhammad Asghar (di fede ahmadi) anch'egli accusato di blasfemia. Asghar e Bhatti condividevano la stessa cella al livello 4 della prigione di Adyala; una guardia carceraria, che dice di aver agito dietro "ispirazione divina", lo ha ferito in modo grave. 

La telefonata che annunciava la morte del marito, racconta Nawab, ha avuto un effetto "devastante"; la donna ha subito chiamato la cognata Naureen, raccontandole ciò che era successo. "Siamo corse in prigione - spiega - ma non ci hanno permesso di entrare, né di incontrarlo. Non abbiamo ricevuto alcuna informazione. In seguito la polizia ha incominciato a negare che fosse stato ucciso". 

Altri prigionieri avrebbero confermato le voci sulla morte di Bhatti, per mano di un ufficiale di polizia membro dei reparti dell'anti-terrorismo. Si tratterebbe di Muhammad Yousaf, già responsabile della sorveglianza di Mumtaz Qadri, la guardia del corpo che ha ucciso nel gennaio 2011 il governatore del Punjab Salman Taseer per le sue posizioni contrarie alle leggi sulla blasfemia, ribattezzate "legge nera". 

Secondo la ricostruzione della polizia, il 25 settembre scorso Yousaf - con la pistola di ordinanza - ha raggiunto la cella al livello 4 del carcere e ha aperto il fuoco contro Muhammad Asghar, condannato per blasfemia in base all'articolo 295 C del Codice penale pakistano. Gli agenti hanno arrestato il poliziotto, che ha detto di aver agito su "visione divina" contro un infedele. 

Ora che si è avuto la conferma che il leader cristiano è vivo, riprende vigore la battaglia legale per ottenerne la liberazione. Tuttavia, afferma Nawab Bibi, "siamo confusi, perché ogni volta ci dicono che c'è un nuovo avvocato; alcuni hanno anche affermato di sostenerci a livello economico, ma non è vero nulla perché siamo costretti a contare solo sulle nostre forze e sull'aiuto di qualche attivista locale. Vediamo molta gente che si contende il caso [di mio marito], piuttosto che sostenerci". 

Soddisfazione per le buone condizioni di Zafar Bhatti viene espressa anche dalla sorella Naureen Bibi, che conferma un "rafforzamento delle misure di sicurezza" da parte dei vertici carcerari. Mio fratello ha parlato a più riprese di minacce ricevute in cella, aggiunge la donna, ora "ci hanno detto che le prossime udienze di terranno in prigione. Non ha commesso il reato di cui è accusato, abbiamo sofferto abbastanza e non abbiamo un sostegno concreto e continuativo. Ogni volta arriva una nuova organizzazione che dice di aiutarci, ma la realtà delle cose è ben diversa". 

 

 

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