21/05/2007, 00.00
FILIPPINE
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Zamboanga ricorda p. Carzedda, martire del dialogo

di Sebastiano D'Ambra
A quindici anni dall’omicidio del missionario del PIME nelle Filippine, un incontro ne celebra la volontà di dialogo e di pace, stimolo per una nuova missione.
Zamboanga (AsiaNews) – In occasione del 15mo anniversario del martirio di p. Salvatore Crazedda, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere ucciso da ignoti a colpi di pistola il 20 maggio del 1992, il direttore del Centro per il dialogo interreligioso Silsilah e suo confratello, p. Sebastiano D’Ambra, ha incontrato le religiose di Zamboanga per fare il punto sul dialogo islamo-cristiano.
 
Prima dell’incontro, i membri del Silsilah - cristiani e musulmani - accompagnati da amici e parenti si sono recati sul luogo dove il missionario venne ucciso. Dopo la visita, i numerosi presenti si sono riuniti in una delle nuove casi di spiritualità aperte dalla comunità Emmaus nella provincia. Di seguito riportiamo alcuni stralci del discorso di p. D’Ambra, dal titolo “La profetica espressione del dialogo”.
 
Vi do il benvenuto con gioia, in questa nuova casa, proprio in occasione della ricorrenza del martirio di p. Carzedda. Oggi sappiamo che il concetto di “dialogo” è divenuto una priorità, non solo nella Chiesa ma anche nelle istituzioni secolari e governative. Questo interesse è pragmatico, un tentativo di sconfiggere la violenza che affligge il nostro mondo e che sempre più spesso ha connotazioni religiose e culturali.
 
Come cristiani, siamo chiamati a muoverci ed a testimoniare attraverso uno “spirito profetico” che vada oltre i problemi, la paura ed ogni altra umana barriera. Questo deve avvenire per trovare insieme, dentro e fuori noi stessi, un nuovo spazio di dialogo basato su quello divino e sulla presenza di Dio nell’umanità.
 
La parola “dialogo” è nuova nella Chiesa e, più generalmente, nella società. Un’importante enciclica di Paolo VI, intitolata Ecclesiam Suam, pone un accento speciale al “dialogo” con il mondo, con persone di altre religioni, con le comunità cristiane ed all’interno della Chiesa. Vi sono diversi gradi di dialogo, e qui cerchiamo di affrontare quello più profondo, il dialogo basato sulla spiritualità. In questa ottica, voglio presentare alcune esperienze concrete, una buona base di partenza per capire il senso di questo dialogo.
 
Quest’anno celebriamo l’anniversario della morte di p. Carzedda. Per molti di noi, egli è un martire del dialogo e della pace. Ho scritto molto su di lui ed ogni volta che ne parlo, per me è come la prima volta. Ricordo i molti anni passati insieme, il desiderio comune di promuovere il dialogo e la pace con il Silsilah e la frustrazione di vedere difficoltà ed incomprensioni.
 
Allo stesso tempo, ricordo il suo desiderio di andare avanti, di imparare, di cercare sempre ogni possibile strada. Lui mi ha sempre visto come un mentore del dialogo ed un amico: dalla notte in cui è morto, io penso a lui come ad un maestro speciale, un profeta di quel dialogo che continua ad ispirare me e molti altri, qui come in Italia.
 
Era un uomo pieno di vita e di energia, in grado di parlare per ore con i suoi amici e durante gli incontri, ma quello che rimane più vivo dentro di me è il suo silenzio. Ora p. Carzedda tace, ma il suo è un silenzio eloquente, che non può far altro che lasciarci pieni di pace. La parola “padayon” (andiamo), così familiare a lui ed al Silsilah che ha contribuito a far crescere, è divenuta una profetica espressione del dialogo, che ci dà coraggio e forza.
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