24/11/2010, 00.00
CINA
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“Rinuncia” all’appello Zhao, in carcere perché ha difeso i bambini

Zhao Lianhai è un attivista per i diritti dei 300mila bambini malati per il latte alla melamina. Per questo è stato arrestato e condannato al carcere. Ora ha revocato i legali e rinunciato all’appello. Ma molti manifestano dubbi. Le autorità hanno paura che egli sia un simbolo per chiunque chiede giustizia.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Zhao Lianhai, condannato al carcere per avere difeso i diritti dei bambini colpiti per lo scandalo del latte alla melamina, non ha presentato appello, ma ha chiesto la libertà provvisoria per ragioni mediche. Così sostiene l’agenzia statale Xinhua.

Nel settembre 2008 è risultato che primarie ditte casearie vendevano latte in polvere per i neonati contenente melamina, sostanza usata per le materie plastiche ma velenosa per l’uomo. Zhao ha difeso i diritti dei bambini vittime di questo latte (almeno 6 morti e 300mila malati ai reni, tra cui sua figlia) e li ha aiutati a chiedere il risarcimento, che il governo aveva dapprima promesso, ma che poi ha concesso in misura minima, insufficiente persino per pagare le spese mediche. Egli ha creato un sito web e ha iniziato a organizzare i genitori dei bambini malati.

Dopo la condanna dell’11 novembre a 2 anni e mezzo di carcere, per avere turbato l’ordine pubblico, Zhao aveva annunciato l’appello. Il suo avvocato Li Fangping si era recato a visitarlo in carcere il 22 novembre, ultimo giorno per fare appello, ma non ha potuto vederlo. Invece, ha ricevuto un atto firmato da Zhao di revoca dell’incarico a lui e all’altro legale Peng Jian, datato 17 novembre. La revoca toglie anche valore all’appello che l'altro legale aveva comunque presentato nei giorni scorsi.

Anche la moglie Li Xuemei, che non ha visto Zhao dalla condanna, ha revocato l’incarico ai legali. Li vive sotto stretto controllo di polizia, con almeno 10 poliziotti che sorvegliano la casa e una telecamera puntata sulla porta d’ingresso.

Il China Human Rights Lawyer Concern Group, che tutela i diritti umani, ha espresso il timore che questa scelta “potrebbe non rappresentare la volontà di Zhao”.

Esperti commentano che le autorità sono preoccupate per il clamore suscitato tra i media e nella popolazione, solidali con Zhao. Su internet ci sono state aperte critiche alla sentenza, da molti definita come una “pagina nera” per la giustizia cinese.

Wang Youjin, professore di Scienze politiche e diritto all’Università di Cina, commenta all’agenzia Radio Free Asia che le autorità temono che Zhao possa costituire un punto di riferimento per chi si oppone alle ingiustizie del Partito Comunista.

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