16/11/2015, 00.00
SIRIA-FRANCIA-ISLAM
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Aerei da guerra francesi bombardano Raqqa. A Parigi è caccia all’uomo

di Paul Dakiki
Per Hollande gli attacchi di Parigi sono “un atto di guerra”. Si cerca Abdeslam Salah, che ha guidato una delle auto degli attentatori. Molti degli assalitori provengono dal Belgio e da Molenbeek, considerata un centro dell’islamismo radicale. Alcuni invocano una guerra contro lo Stato islamico, dai costi umani e monetari proibitivi. Per altri, gli attacchi al di fuori di Siria e Iraq sono un segno della disperazione dello SI, che continua a subire sconfitte sul campo.

Beirut (AsiaNews) – Aerei da guerra francesi hanno colpito Raqqa, la città considerata la “capitale” dello Stato islamico (SI) in Siria. Secondo fonti militari essi hanno distrutto un posto di comando, un campo di addestramento e un deposito di munizioni e armi.

L’operazione avvenuta nella notte, è la prima dopo la serie di attacchi del 13 novembre a Parigi, rivendicati dallo SI. Il presidente francese Francois Hollande aveva accusato lo SI come responsabile della morte di almeno 129 persone e più di 300 feriti e lo aveva definito “un atto di guerra”.

La Francia è finora l’unico Stato europeo impegnato in azioni di combattimento in Siria e Iraq.

Intanto nella Francia immersa nel lutto è in atto una caccia all’uomo diretta contro Abdeslam Salah, 26 anni, sospettato di aver partecipato o di aver guidato una delle due auto implicate negli attentati. Si tratta della vettura Volkswagen, parcheggiata vicino alla sala da concerto Bataclan, dove sono state uccise 89 persone.  Salah è nato a Bruxelles ed era stato fermato dalla polizia il giorno dopo gli attacchi, ma lasciato andare.

La polizia descrive Salah Abdeslam come molto pericoloso e avverte chiunque di non avvicinarlo ma di chiamare le forze dell’ordine.

Abdeslam è uno dei tre fratelli che la polizia sospetta siano implicati nelle azioni terroriste.

Brahim Abdeslam, 31 anni, si pensa sia uno dei kamikaze ad essersi fatto saltare davanti al bar di Boulevard Voltaire, ferendo una persona. Un altro fratello, Mohammed, è stato arrestato a Molenbeek, nelle vicinanze di Bruxelles, mentre ritornava da Parigi. La polizia belga ha arrestato altre sette persone, tutte ruotanti attorno a Molenbeek, considerata una fucina dell’estremismo islamico.

Fra i sette autori dell’attacco, che si sono suicidati o sono stati uccisi, vi è pure Bilal Hadfi, circa 20 anni, anch’egli dal Belgio, che si è fatto saltare con la cintura esplosiva allo Stade de France.

È stato identificato anche un altro degli assalitori del Bataclan. Si tratta di Omar Ismail Mostefai, 29 anni, francese di origine algerina. Di lui si sa che ha passato alcuni mesi in Siria ed è tornato radicalizzato nel suo islam, anche se non aveva finora partecipato ad alcuna azione violenta.

Le autorità stanno anche verificando la presenza di un passaporto siriano allo Stade de France. Esso apparterrebbe a un uomo giunto come profugo dalla Grecia. Ma è altamente probabile che sia un falso passaporto. Un altro passaporto, egiziano, trovato allo stadio, apparteneva non a uno degli assalitori, ma ad una vittima.

Intanto, i diversi Stati, radunati in questi giorni in Turchia per il G20 – a cui Hollande non ha partecipato per l’emergenza Parigi – si domandano come fare per fermare  il crescendo di azioni terroriste fuori della Siria e dell’Iraq. Un giorno prima degli attacchi di Parigi vi è stato il doppio attentato a Beirut e due settimane prima l’attentato all’aereo russo nei cieli del Sinai.

Fra gli analisti sono in molti a invocare una guerra contro lo SI per la quale si pensa che occorrano almeno 150mila truppe di terra, impegnate forse per decenni, con costi sulle migliaia di miliardi.

Altri analisti pensano che gli attacchi di Parigi sono segno della disperazione dello SI che nei giorni scorsi ha subito sconfitte nel Sinjar (nord Iraq) e nella provincia di Aleppo, dove le truppe siriane hanno liberato la base aerea di Kweiris.

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