01/09/2016, 12.04
THAILANDIA
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Aiutare i giovani a studiare grazie al caffè: un fidei donum nel nord della Thailandia

Il p. Bruno Rossi viene da Padova ma vive nel Paese asiatico dal 1999, grazie ad un progetto comune di 15 diocesi del Triveneto. Insieme ad altri tre missionari segue 40 villaggi sui monti nelle province di Chiang Rai, Lampang e Laamphun. Un centro di formazione ospita studenti che abitano troppo distanti dalle scuole. Il progetto “Caffè Bruno” aiuta i contadini locali creando un prodotto di altissima qualità e borse di studio per i giovani.

 

Bangkok (AsiaNews) – Dare agli studenti una casa per frequentare la scuola, seguire i cattolici che vivono nei villaggi sulle montagne e aiutare i coltivatori locali di caffè. Sono alcune delle attività di cui si occupa p. Bruno Rossi, missionario “fidei donum” dal 1999 in Thailandia. P. Rossi è di Padova fa parte di un progetto organizzato da 15 diocesi del Triveneto, che a metà degli anni ’90 hanno pensato di aprire una missione in Asia.

Quest’avventura, racconta il sacerdote, “è una novità da due punti di vista: per il modo in cui è organizzata, e poi perché siamo i primi missionari ‘fidei Donum’ al mondo ad affrontare l’Asia. L’obiettivo originario era anche quello di avvicinare le diocesi in Italia e le loro comunità, collaborando ad un progetto comune”.

Tutto è nato dal rapporto con i missionari del Pime, già presenti in Thailandia da tempo: “Ora – spiega p. Rossi – siamo in quattro, tre della diocesi di Padova e uno di Belluno. Ci siamo stabiliti nella provincia di Chiang Rai, nel nord-ovest del Paese, ma abbiamo due parrocchie a Chaehom (provincia di Lampang) e una a Lamphun, regione molto industrializzata”. In totale, i sacerdoti si occupano di 40 villaggi, abitati da diverse tribù (akha, lahu, hmong, karen…).

All’arrivo dei missionari, le due chiese non esistevano e la messa veniva celebrata in modo saltuario nei villaggi sparsi nella grande regione. A Chaehom si trova una delle attività principali di p. Rossi, cioè “il centro di formazione per i ragazzi, che nel 2000 è diventato parrocchia. Lì ospitiamo i ragazzi provenienti dalle montagne, che altrimenti sarebbero troppo distanti dalle scuole per frequentare le lezioni. Abbiamo una capienza di 100 persone ma ora ce ne sono 60, perché nel frattempo abbiamo inaugurato altre due strutture più vicine ai villaggi”.

Solo la metà degli studenti ospitati è cattolica, afferma p. Rossi: “Sempre più spesso riceviamo le richieste di genitori buddisti che vogliono mandare i loro figli da noi”. La routine giornaliera è curata nei minimi dettagli: “La sveglia – spiega il missionario – è fissata per le 5.20 del mattino, cui segue un momento di pulizia personale e di preghiera. Dalle 6.15 alle 7.15 gli studenti possono ripassare le lezioni nelle aule studio oppure partecipare alla messa. Alle 7.15, tutti in fila, i ragazzi prendono i soldi per il pranzo e si avviano a scuola, che si trova a poche centinaia di metri dal centro”.

Gli studenti tornano da scuola verso le 16.30-17. “A quel punto – continua p. Rossi – c’è un’oretta di lavoro nei campi, di catechesi o di sport. La cena è fissata per le 19, cui segue lo studio”. Le famiglie dei ragazzi devono provvedere solo alle spese della scuola, afferma il sacerdote, “per il resto offriamo tutto noi, chiediamo solo un contributo iniziale di due sacchi di riso”. “Qualche anno fa – continua – grazie ad una colletta italiana abbiamo comprato un appezzamento di terra che i ragazzi coltivano a riso. Il lavoro li aiuta ad integrarsi fra loro, maschi e femmine, cattolici e non”.

Essendo un centro cattolico, spiega p. Rossi, “chiediamo che anche i ragazzi buddisti o animisti partecipino alle attività religiose. Ovviamente non chiediamo che si convertano, ma che vivano quello che fanno tutti gli altri. La partecipazione all’Eucarestia giornaliera è libera per tutti, e molto spesso è più alto il numero di non cattolici. Questo fa capire che questi ragazzi sono in una fase di ricerca interiore”.

Il secondo progetto che ha lanciato p. Rossi porta il nome di “Caffè Bruno”. “Da tre anni – racconta – abbiamo iniziato questa nuova attività, che ha l’intento di aiutare gli agricoltori dei monti che coltivano caffè di buona qualità. Negli anni passati il re ha lanciato un progetto per sostituire la coltivazione di oppio con quella di caffè e lo Stato compra i chicchi dai contadini per poi tostarlo”. L’idea di p. Rossi è stata quella di eseguire la tostatura in loco, per poi vendere il prodotto a prezzo maggiore sul mercato: “Abbiamo comprato così una tostatrice da 30 chili e l’abbiamo piazzata al centro. Ora compriamo il caffè dai coltivatori, lo tostiamo e lo rivendiamo in Thailandia e all’estero. Con i guadagni creiamo borse di studio per i ragazzi del centro”.

Ogni anno, il centro produce 800 chili di qualità arabica al 100%, che “porta un guadagno non indifferente. E anche la qualità ci ha sorpreso: due anni fa lo abbiamo portato al Centro Assaggiatori di Brescia e abbiamo vinto la medaglia d’oro. Grazie a questo progetto il centro potrà sostenersi senza bisogno di aiuti esterni anche quando i missionari se ne andranno”.

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