Alta corte blocca ‘The Kerala Story 2’: alimenta tensioni confessionali
Con un provvedimento di urgenza il giudice ha congelato “per 15 giorni” la prima del film, prevista per oggi. Dubbi sulle autorizzazioni e la classificazione di un’opera che presenta una realtà “non filtrata”. A preoccupare maggiormente sono le ripercussioni a livello comunitario trattando temi sensibili come le riconversioni.
Delhi (AsiaNews) - L’Alta Corte del Kerala ha sospeso l’uscita del controverso film “The Kerala Story 2: Goes Beyond”, la cui prima nazionale era prevista per oggi 27 febbraio 2026, segnando un nuovo capitolo dello scontro che si è originato attorno al lungometraggio. L’ordinanza provvisoria, emessa ieri all’ultimo da un collegio di un solo giudice guidato dal magistrato Bechu Kurian Thomas, sospende la diffusione della pellicola per almeno 15 giorni; alla base del provvedimento vi sarebbero preoccupazioni relative alla certificazione, al contenuto, al suo potenziale impatto sull’armonia comunitaria e possibili tensioni confessionali.
Dubbi sulla certificazione
Nelle sue osservazioni, la Corte ha sollevato seri dubbi sul modo in cui il Central Board of Film Certification (Cbfc) ha concesso l’autorizzazione al film. Il collegio ha osservato che il nulla osta alla diffusione sembrava riflettere una “mancanza di attenzione”, mettendo in discussione in particolare la decisione di assegnare una classificazione U/A 16+ invece di un certificato “A”, che viene usato per indicare i film per soli adulti.
Il Board aveva precedentemente ordinato ai produttori della pellicola incriminata di apportare 16 tagli significativi. Questi includevano la riduzione del 50% delle scene di violenza e aggressione sessuale e la modifica delle immagini che ritraevano la demolizione di case con bulldozer. Il comitato ha anche esaminato attentamente l’affermazione dei produttori secondo cui l’opera presenterebbe una “realtà non filtrata”, suggerendo al riguardo che alcune scene richiedevano una moderazione contestuale.
Armonia comunitaria
Il giudice monocratico Bechu Kurian Thomas ha osservato che sia il titolo, quanto il tema a contenuto del film possano almeno a livello teorico disturbare l’armonia confessionale e comunitaria nello Stato. Del resto, l’intervento a gamba tesa della Corte arriva in un momento di crescente opposizione politica e civile, con i critici che sostengono che il film potrebbe esacerbare le tensioni etnico-sociali in Kerala.
E gli stessi partiti politici di tutto lo spettro ideologico e parlamentare hanno espresso forti obiezioni. Sia il Fronte democratico di sinistra (Ldf) al governo che il Fronte democratico unito (Udf) all’opposizione si sono uniti nelle critiche feroci al film. Il primo ministro del Kerala Pinarayi Vijayan, insieme ai leader dell’opposizione, ha descritto il progetto come “falsa propaganda” e una minaccia al tessuto laico dello Stato.
Propaganda e stereotipi
Personaggi pubblici e commentatori hanno ampiamente condannato il film come propagandistico, sostenendo che si basi su “proiezioni maligne e stereotipate” dello Stato e delle comunità presenti al suo interno. Una scena particolarmente controversa del trailer, che mostra una donna costretta a mangiare carne di manzo, è stata individuata dai critici come un tentativo calcolato di infiammare i sentimenti religiosi in una nazione a maggioranza indù in cui la vacca è sacra e il consumo vietato.
Secondo quanto riferito, il film si apre con un severo monito secondo cui l’India potrebbe diventare uno Stato islamico governato dalla sharia (la legge islamica) entro 25 anni. Secondo quanto riportato dal Times of India, i critici hanno definito questa affermazione provocatoria e priva di prove credibili a sostegno, volta solo ad infiammare gli animi.
Nel mezzo della controversia che è divampata attorno alla pellicola, un rapporto di The News Minute (Tnm) ha richiamato l’attenzione sui dati della Gazzetta Ufficiale del 2024, i quali mostrano i modelli di conversione religiosa in Kerala. Il rapporto, analizzato nel febbraio 2026, contesta in modo esemplare l’affermazione centrale del film secondo cui vi sarebbero in atto conversioni forzate all’islam su larga scala.
Secondo i dati della Gazzetta Ufficiale, l’induismo ha registrato il numero più alto di convertiti nello Stato, seguito dall’islam e dal cristianesimo al terzo posto. È peraltro significativo che l’analisi del Tnm abbia rilevato che una percentuale consistente - quasi il 72% in certi periodi - di coloro che si sono convertiti all’induismo erano cristiani dalit che hanno “riabbracciato” la fede maggioritaria.
Il rapporto suggerisce che molte di queste riconversioni sono motivate più da considerazioni di carattere socio-economico che per mere questioni teologiche. Secondo il sistema di riserva indiano, infatti, gli individui che si convertono dall’induismo al cristianesimo perdono il diritto allo status di casta registrata (SC) e ai relativi benefici dell’azione affermativa. Ecco perché la riconversione all’induismo diventa, spesso, una strategia per riottenere l’accesso a questi diritti perduti.
Va peraltro ricordato come diverse organizzazioni fra le quali il Vishwa Hindu Parishad (Vhp) hanno facilitato molte di queste riconversioni sotto la bandiera del “Ghar Wapsi” (ritorno a casa), con una campagna propagandistica sul territorio.
Battaglia legale
Il rapporto Tnm sottolinea infine che la conversione religiosa in Kerala è spesso determinata da fattori strutturali come la discriminazione di casta e la politica statale piuttosto che da narrazioni di coercizione di massa. Questi risultati hanno intensificato l’esame delle affermazioni del film, che secondo i critici non sono supportate dalle statistiche ufficiali. Tuttavia, dato che la battaglia legale per la diffusione della pellicola resta aperta, al tempo stesso il dibattito che circonda The Kerala Story 2: Goes Beyond è destinato a proseguire.
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