30/12/2014, 00.00
INDIA
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Ascoltiamo Francesco contro il lavoro schiavo, piaga dell'India

di Lenin Raghuvanshi
Un'analisi del problema del traffico umano del segretario generale della People's Vigilance Committee for Human Rights (Pvchr). Su 30 milioni di vittime di lavoro forzato o schiavitù in tutto il mondo, quasi la metà si trova in India.

Varanasi (AsiaNews) - Povertà, sistema delle caste, attitudine autocratica, divisioni legate all'appartenenza religiosa e mentalità patriarcale sono le prime cause in India del lavoro schiavo. Riflettendo sul messaggio papale per la 48ma Giornata mondiale della pace, Lenin Raghuvanshi - attivista per dalit e segretario generale della People's Vigilance Committee for Human Rights (Pvchr) - analizza la situazione.

Liberare le vittime, combattere i trafficanti e insieme porre fine alla piaga globale della moderna schiavitù. Noi della People's Vigilance Committee for Human Rights (Pvchr) e della Justice Ventures International (Jvc) ci uniamo al messaggio di papa Francesco "Non più schiavi, ma fratelli", per commemorare la 48ma Giornata mondiale della pace, che sarà celebrata il 1mo gennaio 2015.

La Justice Ventures International (Jvc) è un'organizzazione per i diritti umani che opera a 360 gradi per affrontare il lavoro schiavo e il traffico umano, in collaborazione con governo e organizzazioni della società civile. Negli ultimi due anni e mezzo, ha liberato con successo 243 lavoratori schiavi, facendo pressione alle autorità distrettuali, statali e nazionali. Dal 1996 circa 3.500 lavoratori schiavi sono stati liberati da questi racket.

In tutto il mondo sono circa 30 milioni le persone rese o nate già schiave, vendute ai bordelli, vittime di debiti, o costrette ai lavori forzati. Quasi la metà di loro si trova in India, dove la schiavitù passa dal lavoro forzato nelle cave e nelle fornaci per mattoni, allo sfruttamento sessuale. Nella regione del Punjab, in India, centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sono costretti a lavorare nelle cave e nelle fornaci per mattoni, dove non ricevono alcuno stipendio, o una paga molto misera, in cambio di un prestito usato per questioni di sopravvivenza, incluse le spese mediche.

L'esistenza del lavoro schiavo nella nostra società ha diverse ragioni: differenze economiche, sistema delle caste, attitudine autocratica, divisioni legate all'appartenenza religiosa e mentalità patriarcale. I dalit (la casta più bassa, chiamati "intoccabili") sono tra i più colpiti. E ancora peggiore è la situazione di donne e bambini.

Il lavoro forzato è il metodo più diffuso usato per schiavizzare le persone in tutto il mondo. Una persona diventa un lavoratore schiavo quando le sue mansioni sono richieste come mezzo per ripagare un debito. A quel punto, la persona è ingannata o costretta a lavorare per una paga minima, o per nessuna in assoluto, spesso sette giorni a settimana. Il valore del suo lavoro diventa invariabilmente più grande quanto la somma originale di soldi avuti in prestito. Spesso, i debiti passano alle generazioni successive.

Le vittime del traffico umano non possono lavorare per nessun altro. Si usano varie forme di forza per assicurarsi che [queste persone] restino. In molti casi, vengono tenute sotto sorveglianza, a volte chiuse a chiave. La povertà e la minaccia di violenze (anche contro le loro famiglie) spingono molti lavoratori a restare con i loro padroni.

Il debito è un elemento molto importante nel traffico umano. Quelli a cui viene offerto un "lavoro" all'estero, sono costretti a chiedere in prestito grandi somme di denaro - spesso impegnandosi la casa o un negozio di famiglia - per pagare i costi del viaggio e una tassa per le "agenzie" che troveranno loro l'impiego. Una volta giunti a destinazione, scoprono che il lavoro promesso non esiste, ma non possono andarsene in ogni caso fino a quando il debito non sarà estinto.

Il lavoro forzato esiste per la persistenza della povertà e perché esistono persone pronte a sfruttare la disperazione degli altri. Il bisogno di denaro per la sopravvivenza quotidiana costringe le persone a vendere se stesse e il loro lavoro per pochi soldi.

Altre vittime vengono catturate o rapite prima di essere vendute o tenute [in schiavitù] per essere sfruttate, attraverso "matrimoni", su pescherecci o come collaboratori domestici. Altre sono ingannate e attirate in situazioni da cui non possono scappare, con la falsa promessa di un buon lavoro o di una buona formazione.

Sebbene il lavoro forzato sia illegale, è raro che i governi siano disposti ad applicare la legge, o ad assicurare che chi trae profitto da questi traffici venga punito. Un'ampia discriminazione contro alcuni gruppi sociali si traduce in accesso limitato alla giustizia, all'istruzione e a modi per uscire da soli dalla povertà, che è una delle prime ragioni per qui si contrae un debito.

Il lavoro forzato e schiavo esiste nonostante sia stato messo fuori legge in modo esplicito dalle Nazioni Unite nel 1956, con la "Convenzione supplementare sull'abolizione della schiavitù, del commercio di schiavi e sulle istituzioni e pratiche assimilabili alla schiavitù".

Il lavoro forzato colpisce milioni di uomini, donne e bambini in tutto il mondo e spesso riguarda industrie non regolamentate, come l'agricoltura e la pesca; il lavoro domestico; i settori edile, minerario e manifatturiero; lo sfruttamento sessuale e la prostituzione.

 

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

 

 

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