10/06/2022, 12.34
COREA DEL SUD
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Autotrasporatori in sciopero, blocchi nelle aziende coreane

di Guido Alberto Casanova

La protesta per i prezzi dei carburanti alle stelle rischia di paralizzare l'economia del Paese. Il governo ha abbassato la soglia per l'erogazione dei sussidi ma il sindacato chiede la proroga  della garanzia di una tariffa minima per i trasporti su gomma. Yoon si dichiara neutrale ma ammonisce che qualsiasi azione illegale sarà perseguita.

Seoul (asiaNews) - Dalla mezzanotte di martedì, Solidarietà degli autotrasportatori (un’organizzazione affiliata alla Confederazione coreana dei sindacati) ha iniziato uno sciopero prolungato per avanzare le proprie richieste al governo. La decisione degli autotrasportatori non è arrivata completamente inaspettata, ma sta comunque creando scompiglio in Corea del Sud. Si tratta della prima grossa manifestazione sindacale da quando si è insediato il governo conservatore di Yoon Suk-yeol

Già lo scorso mese il sindacato degli autotrasportatori aveva minacciato lo sciopero generale, per portare l’attenzione sull’aumento dei prezzi del diesel. “Gli autotrasportatori sono di fronte a una crisi, dovendo pagare un costo del carburante che ammonta al 30-50% delle tariffe di trasporto” aveva detto Solidarietà. Dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, il prezzo del diesel è salito a oltre 2000 won (1,49 euro) al litro. Il governo ha abbassato la soglia per l’erogazione dei sussidi a 1750 won al litro, aumentando così il sostegno per gli autotrasportatori, ma il prezzo del diesel è ancora ben al di sopra dei 1364 won registrati a gennaio.

La prima avvisaglia è arrivata la scorsa settimana quando 130 autotrasportatori a Icheon hanno provato a occupare la fabbrica di Hite Jinro, un noto marchio di alcolici. I proprietari dei camion, impiegati della società di logistica Suyang, chiedevano un aumento delle tariffe di trasporto. Poco dopo, Solidarietà ha indetto lo sciopero generale chiedendo ai propri membri di non effettuare le consegne. Le domande del sindacato ruotano specificatamente attorno all’estensione di un programma governativo, avviato nel 2020 e destinato a concludersi questo dicembre, che garantisce una tariffa minima per i trasporti su gomma. Il sindacato richiede anche che la copertura del programma venga estesa ad altre categorie di autotrasportatori non ancora incluse.

Lo sciopero iniziato martedì ha prodotto diversi disagi alle aziende. L’acciaieria di Pohang della POSCO ha dovuto ritardare il trasporto di 20mila tonnellate di prodotto sulle 49mila prodotte ogni giorno. Hyundai ha avuto problemi con le forniture di componenti per la produzione automobilistica. Anche le consegne di soju (la bevanda alcolica coreana ndr) e cemento sono state colpite. Il prolungamento dello sciopero sta iniziando a diventare un grattacapo anche per le grandi aziende sudcoreane, come Samsung e LG, che si appoggiano sugli autotrasporti per la movimentazione degli elettrodomestici prodotti. 

Le autorità sudcoreane sostengono che appena 8mila autotrasportatori partecipino allo sciopero, ma Solidarietà controbatte dicendo che la maggior parte dei propri 25mila membri e numerosi lavoratori non sindacalizzati si stanno rifiutando di trasportare le merci. Sindacato e governo però non si scontrano solo sull’adesione. Nonostante il ministero dei trasporti sostenga che l’impatto sulla logistica del Paese sia stato minimo, alcune fonti riportano a Reuters che i porti in particolare stanno avendo problemi a trasportare le merci. Ciò si starebbe verificando nonostante l’attivazione da parte del ministero di un meccanismo di trasporti di emergenza.

Non sono inoltre mancate le violenze: 15 autotrasportatori in sciopero sono stati arrestati dalla polizia per aver ostacolato altri camion dall’effettuare le consegne alla fabbrica di Hite Jiron a Icheon. Fino ad ora Yoon ha tentato di apparire neutrale, limitandosi a dire che qualsiasi azione illegale sarà gestita secondo le norme di legge, ma mentre lo sciopero è entrato nel suo quarto giorno la situazione potrebbe presto richiedere un intervento più diretto da parte del nuovo presidente.

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