14/05/2026, 11.06
BANGLADESH-INDIA-CINA
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Bacino del Teesta: Dhaka cerca la sponda di Pechino

di Maria Casadei

Il progetto di gestione delle acque del fiume himalayano torna al centro delle discussioni tra Bangladesh, Cina e India. Il governo del Bangladesh oggi guidato da Tarique Rahman chiede sostegno a Pechino, riaccedendo le tensioni con New Delhi sulle risorse idriche e sull’influenza cinese nella regione. In gioco ci sono 1,5 milioni di tonnellate di riso all'anno che Dhaka perde per la scarsa irrigazione.

Milano (AsiaNews) - A pochi mesi dall’insediamento del nuovo governo, eletto lo scorso febbraio, appare chiara l’agenda del Primo Ministro del Bangladesh, Tarique Rahman, che si è rivolto formalmente alla Cina per chiedere sostegno e assistenza nel progetto relativo al fiume Teesta. Una mossa che rischia di complicare i rapporti con New Delhi, da sempre impegnata a contrastare l’influenza cinese nella regione.

Nel corso della scorsa settimana, i ministri degli Esteri di Cina e Bangladesh si sono incontrati  a Pechino per discutere nuove prospettive di cooperazione e progetti infrastrutturali, tra cui il Teesta River Comprehensive Management and Restoration Project, volto al rispristino e alla gestione del bacino del fiume Teesta. Questo corso d’acqua nasce nell'Himalaya orientale, in Sikkim, attraversa il West Bengal e infine entra in Bangladesh, dove rappresenta una fonte essenziale di irrigazione e mezzo di sussistenza per milioni di persone. Il fiume Teesta è cruciale per l’attività agricola del Bangladesh che, secondo l'International Food Policy Research Institute (IFPRI), sta attraversando una fase di forte difficoltà. Gli studi indicano che il Paese perde circa 1,5 milioni di tonnellate di riso all'anno a causa della scarsità d'acqua, con il rischio che tali perdite aumentino ulteriormente in futuro. Anche sul versante indiano, nello Stato del West Bengal, il Teesta è altrettanto fondamentale per l’irrigazione e la produzione energetica. Sono diversi i progetti idroelettrici situati nel bacino e che dipendono dal flusso del fiume.

La disputa sul fiume Teesta risale all’epoca dell’Indipendenza dell’India dall’impero britannico, nel 1947, quando i bacini vennero divisi tra India e Pakistan. Dopo l’indipendenza del Bangladesh nel 1971, la questione è riemersa e, nonostante numerosi negoziati, ancora oggi non esiste nessun trattato definitivo sulla ripartizione delle acque tra i due Paesi. Nel 2011, si era arrivati vicini ad un accordo che prevedeva di assegnare il 39% delle acque all’India e il 36% al Bangladesh. Tuttavia, l’intesa è stata bloccata dall’allora capo del governo del West Bengal Mamata Banerjee, preoccupata per le possibili ripercussioni sull’agricoltura nazionale.

La ripartizione delle risorse idriche tra India e Bangladesh continua a rimanere una questione chiave nelle relazioni bilaterali. Nel 1996, i due Paesi hanno firmato l’India-Bangladesh Ganges Water Treatry, che da 30 anni regola la condivisione del fiume Gange durante la stagione secca. Il trattato è ora in scadenza e, al momento, non sono ancora arrivate comunicazioni ufficiali sul suo rinnovo.

In Aprile, Rahman si era recato in India per una visita osservata da vicino dal governo cinese, che da anni segue con interesse lo sviluppo del progetto Teesta, soprattutto per la vicinanza del fiume al corridoio Siliguri, il sottile tratto di territorio che collega l’India continentale con gli stati nord-orientali. In questi primi mesi di mandato, la Cina e il Pakistan osservano con attenzione le mosse del nuovo governo bangladese, cercando di capire se Rahman manterrà la stessa linea politica della precedente amministrazione ad interim guidata da Muhammad Yunus. Dopo la caduta di Sheikh Hasina, il governo Yunus si era progressivamente avvicinato alla Cina e al Pakistan, incrinando i rapporti con l’India. Seguendo le orme di Yunus, anche Rahman ha riportato il progetto Teesta al centro dell’agenda politica, riaprendo le trattative con i Paesi vicini. Già nel 2024, New Delhi aveva offerto assistenza tecnica per la conservazione del fiume, dimostrando di voler rafforzare la cooperazione con Dhaka nella gestione dei fiumi transfrontalieri.

L’avvicinamento del Bangladesh alla Cina preoccupa l’India, soprattutto in un momento in cui Pechino sta ampliando e consolidando la propria influenza economica e diplomatica nel Paese. Secondo fonti bengalesi, la Cina è infatti il quarto creditore del Bangladesh, dopo il Giappone, la Banca mondiale e la Banca Asiatica di sviluppo, con prestiti dal 1975 ad oggi che ammontano complessivamente a 7,5 miliardi di dollari. 

Al termine dell’incontro bilaterale, il ministro cinese Wang Yi ha dichiarato che la Cina è pronta a promuovere la cooperazione con il Bangladesh in diversi settori, tra cui economia, infrastrutture e scambi culturali, incoraggiando inoltre le imprese cinesi ad investire nel Paese. Nella sua dichiarazione, Wang ha fatto anche un implicito riferimento all’India, affermando che lo sviluppo delle relazioni con il Bangladesh e gli altri Paesi dell'Asia Meridionale non deve essere influenzato da ”terze parti”. In risposta, il ministro bangladese ha ribadito il sostegno e l’adesione di Dhaka al principio “Una sola Cina”, opponendosi a qualsiasi forma di indipendenza di Taiwan e  riaffermando il riconoscimento della sovranità cinese su Hong Kong e Macao.

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