28/10/2022, 16.25
ASIA
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Bangkok, le voci di tre giovani tra cardinali e vescovi

di Giorgio Bernardelli

Alla Conferenza generale delle Chiese dell'Asia stanno partecipando anche tre rappresentanti del mondo giovanile, due provenienti dall'India e una dalla Malaysia. Le loro impressioni ad AsiaNews: "Un'occasione preziosa dentro a un dibattito aperto. Le sfide emergenti nelle nostre società riguardano in prima persona noi. Guardando al presente, non solo al futuro".  

Bangkok (AsiaNews) - “Tutti pensano ci dicono che i giovani sono il futuro, che dobbiamo avere fiducia nel futuro: ma come dice papa Francesco nella esortazione apostolica Christus Vivit noi siamo anche il presente. E su questo dobbiamo concentrarci. Perché anche i giovani ad aspettare il futuro diventano vecchi”.

Tra i quasi 200 delegati di 29 Paesi delle Chiese cattoliche dell’Asia riuniti a Bangkok per la Conferenza generale della Fabc Ashita Jimmy è la voce più giovane: indiana del Madhya Pradesh, a 18 anni sta partecipando ai lavori in mezzo a vescovi a cardinali di tutto il continente. Come segretaria generale dell’YCS, l’associazione degli studenti cattolici indiani, è una dei tre rappresentanti del mondo giovanile che le Conferenza episcopali hanno voluto a questo momento in cui per la prima volta al Baan Phu Waan Centre dell’arcidiocesi di Bangkok le Chiese dell’Asia in uno stile sinodale provano a tracciare una strada comune per le comunità cattoliche di un continente dai mille volti.  

Iniziata il 12 ottobre, la conferenza sta entrando nelle sue battute finali: nelle prossime ore verrà diffuso un messaggio ai popoli dell’Asia prima della celebrazione conclusiva che sarà presieduta domenica 30 ottobre, nella cattedrale dell’Assunzione, dal card. Luis Antonio Tagle che papa Francesco ha voluto inviare come legato pontificio a questo appuntamento. E proprio ai giovani la Chiesa dell’Asia è chiamata oggi a guardare con particolare attenzione.  

Ne è convinto anche Antony Judy, originario del Kerala, presidente dell’Indian Catholic Yout Movement, anche lui tra i partecipanti all’appuntamento di Bangkok. “Se parliamo di migrazioni - commenta - la maggior parte di quanti emigrano dall’Asia sono giovani. Se parliamo di famiglia sono i giovani a essere coinvolti in prima persona. La questione femminile tocca in maniera particolare i giovani in Asia. Per non parlare della questione ecologica: la nostra voce non è ascoltata, ma quello che si sta devastando è il pianeta in cui vivremo la nostra vita”. Ma proprio in questa esperienza di Chiesa vissuta a Bangkok Antony vede un segno di speranza: “La cura dell’ascolta indicato da papa Francesco si sta facendo strada – commenta -. Ho sentito qui tra i vescovi discussioni molto aperte e con i piedi per terra. C’è un desiderio forte di porsi là dove le persone si trovano. E la consapevolezza che il cambiamento lo si costruisce camminando insieme”.

Del desiderio dei giovani di fare la propria parte nella Chiesa dell’Asia di oggi parla anche Josephine Magdalyn Tan, della pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Kuala Lumpur in Malaysia. Cita le difficoltà vissute anche nella Chiesa a causa della pandemia, ma anche di quanto abbia fatto scoprire l’importanza di farsi carico gli uni degli altri. A chi sollecita la Chiesa a essere più presente sui social media per stare “là dove i giovani si trovano” risponde dicendo che certamente è importante che “in tanti si lascino ispirare per evangelizzare anche attraverso questi strumenti”. Consapevoli però che sono un’occasione per raggiungere le persone, “un punto di partenza per un incontro di persona con una comunità, che è ciò che i giovani vogliono”.

Con un passo in più, però, che le piacerebbe aiutare a costruire: “La pastorale giovanile - spiega - è per sua natura uno spazio temporaneo: nelle nostre comunità i giovani si incontrano per la gioia di stare insieme e per scoprire i propri talenti. Ma oggi la vera sfida è capire che noi giovani possiamo offrire di più, impegnarci in prima persona già ora nell’evangelizzazione negli ambienti in cui viviamo le nostre giornate e nel servizio all’interno della società. Ma è un percorso che diventa possibile solo se nella Chiesa impariamo a collaborare di più, pensandoci davvero tutti insieme”.

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