31/01/2023, 13.13
THAILANDIA
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Bangkok: caso di corruzione riapre dibattito sugli abusi della polizia

di Steve Suwannarat

La vicenda più recente ha convolto un'attrice taiwanese, alla quale è stato richiesto il pagamento di 27mila baht. Le azioni illegali degli agenti sono note da tempo ma la possibilità di un cambiamento sembra ancora lontana, nonostante le speranze ventilate dopo il colpo di Stato del 2014: le forze dell'ordine oggi sono schierate contro i manifestanti anti-governativi.

Bangkok (AsiaNews) – L'ennesimo episodio di corruzione balzato all'attenzione dell'opinione pubblica, ha riaperto in questi giorni in Thailandia il dibattito pubblico sulla necessità di una riforma della polizia. Un provvedimento in cui la popolazione ha continuato a sperare dopo il colpo di Stato militare condotto a maggio 2014 dall’allora generale e oggi primo ministro Prayut Chan-o-cha.

Sono note da tempo le azioni illegali della polizia, spesso descritte dai media thailandesi, che raccontano i lucrosi business nell’ambito del gioco e del variegato mondo dell’”intrattenimento”, sottolineando l’ombra negativa che gettano sulla società e sull’immagine del Paese. Gli agenti non subiscono mai punizioni, siano esse trasferimenti, sospensioni o riduzioni di benefici, di salario o di anni di anzianità.

Il caso più recente, che ha avuto grande risonanza anche all’estero, ha coinvolto una nota attrice taiwanese, An Yu Qing, conosciuta anche con il nome inglese di Charlene An. La donna ha denunciato un’estorsione avvenuta la notte del Capodanno lunare a un posto di blocco su una delle arterie più trafficate della capitale Bangkok, durante la quale gli agenti le hanno chiesto il pagamento di 27mila baht (circa 800 euro) per lasciarla passare. A causa del risalto sempre più ampio ricevuto dalla notizia, la vicenda è stata confermata dal commissariato locale di Huay Kwang dopo giorni di tentennamenti da parte dei comandi che hanno prima cercato di incolpare la visitatrice di reati connessi all’immigrazione e poi l’hanno accusata di possedere una “sigaretta elettronica”.

Niente di nuovo, come è stato molte volte denunciato dai cittadini: è risaputo che tanti ufficiali nei livelli intermedi e superiori possiedano beni e ricchezze superiori alle possibilità concesse dai loro stipendi ed è pure nota la necessità per i gradi inferiori di garantire cospicue elargizioni ai superiori, di cui a loro volta beneficeranno una volta saliti di grado. Più volte è stata criticata anche la grandezza del corpo, che conta 230mila effettivi e un numero sproporzionato di ufficiali.

Allo stesso tempo è diffusa la percezione che il sistema stia in piedi grazie alla tolleranza e al ricatto, ancor più quando – ed è stato ribadito nei giorni scorsi dal comandante nazionale della polizia, Damrongsak Kittiprapas, e dal primo ministro Prayut Chan-o-cha, da cui la polizia dipende - le autorità riconoscono la necessità di ripulire il corpo dai “cattivi elementi”.

La sua riforma è una questione spinosa ma anche sentita dalla popolazione, costretta a subire azioni non conformi alla legge o che l’aggirano. Anche per questo i thailandesi avevano accettato il “fatto compiuto” del colpo di Stato militare nel 2014: il generale Prayut Chan-o-cha si era impegnato a riportare entro la legalità la polizia dai cui ranghi era uscito il personaggio più inviso alle forze armate e alle élite tradizionali, l’ex primo ministro Thaksin Shinawatra in esilio volontario dal 2008. Ma la polizia oggi è spesso in in prima linea contro i manifestanti che chiedono le dimissioni di Prayut e la fine del potere militare nel Paese.

 

Foto: Flickr/Gerry Popplestone 

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