16/02/2010, 00.00
CINA
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Bao Tong: “La condanna di Liu Xiaobo ha ucciso la Costituzione ”

di Bao Tong
Il grande dissidente, segretario personale e amico di Zhao Zhiyang, invita il popolo cinese a svegliarsi e spezzare le catene del regime, per instaurare lo stato di diritto e una vera Repubblica nel Paese. Gli 11 anni inflitti all’autore di “Carta 08”, spiega, “dimostrano che viviamo in una dittatura” e che il Partito tratta la Costituzione come un “inutile pezzo di carta”.
Pechino (AsiaNews/Rfa) - Secondo la Costituzione, la popolazione cinese gode di “libertà di espressione”; tuttavia, una Corte di Pechino ha ritenuto Liu Xiaobo “colpevole di reati di parola” per aver espresso le sue opinioni politiche. Secondo la Costituzione, tutta la forza politica della Cina non risiede nel Partito comunista. E dove risiede? Nel popolo. Eppure, secondo il giudizio espresso dalla Corte, “Carta 08” e la sua proposta di eliminare la dittatura del Partito unico sono elementi sovversivi. Così è scritto nel primo verdetto e nel primo appello, che lo ha sostenuto. La decisione presa da Liu Xiaobo di continuare ad appellarsi al verdetto è stata l’ultima opportunità che le autorità hanno avuto per correggere gli errori che sono stati fatti. E dispiace molto vedere che le autorità abbiano buttato al vento anche quest’ultima chance.
 
Parliamoci chiaro
 
Dopo la prima udienza, i media cinesi sono stati costretti al silenzio, ma il processo è stato seguito con molta attenzione a livello internazionale, da dove sono giunte anche diverse critiche. Perché è avvenuto tutto questo? Perché è virtuoso prendersi cura delle altre persone. A livello internazionale, la popolazione parla in maniera chiara della giustizia perché condividono i sentimenti della popolazione cinese ordinaria. Queste persone sono buoni amici, in grado di parlare in maniera diretta. È una vergogna che le autorità non siano in grado di accettare o capire la loro buona volontà. Gli intellettuali veterani della Cina, gli avvocati e persino i membri del Partito hanno detto al governo che – con la prima sentenza – ha commesso un grosso errore, incluso quello di non tenere conto della situazione attuale della civilizzazione e dei valori universali. Le parole giuste e accorate dei nostri anziani sono state pronunciate in nome del popolo, con la sincera speranza che la Cina possa progredire e che i membri del Partito comunista siano in grado di cambiare il loro modo di fare, senza più nascondere gli errori che compiono. Sono state parole sincere, pronunciate con un cuore sincero. Ed è da biasimare il fatto che questo sforzo sia stato sprecato. Il processo non è stato in grado di dimostrare, secondo i principi legali, la colpevolezza di Liu; al contrario, ha ottenuto l’effetto opposto. Ha dimostrato che la Costituzione della Cina è un pezzo di carta inutile. Ha provato che un governo mono-partitico e autoritario è incostituzionale in maniera eclatante. La “libertà di espressione” di cui godiamo in Cina è un’illusione, uno stralcio dell’immaginazione, perché non siamo liberi di parlare di diritti umani e democrazia, così come non possiamo parlare di civilizzazione e valori universali, o tanto meno esprimere e discutere della nostra insoddisfazione a causa del dominio di un solo Partito. Ogni cittadino cinese che voglia esprimere le proprie rimostranze sul Partito deve essere pronto a farsi condannare a undici anni di galera. E se questa espressione si ripete per tre volte, ci si può aspettare una condanna all’ergastolo. Questa sentenza è nei fatti un documento politico che esprime alla perfezione come una dittatura mono-partitica tratta la Convenzione dei diritti umani delle Nazioni Unite, e quale sia lo stato dei diritti in Cina nel “miglior periodo” della loro storia.
 
I fantasmi dell’ingiustizia
 
Gli ultimi 60 anni di dittatura del Partito unico sono infestati dai fantasmi dell’ingiustizia, un numero che arriva a sette (forse otto) cifre. Se includiamo nel novero delle vittime anche i parenti stretti e coloro che hanno visto le proprie case e famiglie divise, allora parliamo almeno di un numero a otto cifre, se non nove: sono centinaia di milioni. Se il numero totale si aggiri sulle decine o sulle centinaia di milioni di persone, è un segreto del Partito e dello Stato. Ma se tragedie del genere dovessero continuare nel nostro totale silenzio, allora il popolo cinese diventerà simile a polli che possono essere sgozzati, o a scimmie spaventate. Un sistema realmente repubblicano non si verificherà mai nel Paese, e la Cina non diverrà mai un membro responsabile della comunità internazionale. È un enorme peccato che il governo dimostri di non volere alcun progresso, e sembra che abbia smesso anche di cercarlo. La Costituzione cinese e i diritti dei cittadini sono stati ripetutamente svuotati dal sistema mono-partitico. Non c’è fine al numero di casi di ingiustizia, o di giustizia usata male, che questo sistema pone in essere. Il caso di Liu Xiaobo è soltanto l’ultimo segnale di allarme: migliorate le condizioni economiche, la dittatura mono-partitica non può continuare a tenerci nell’oscurità. Dobbiamo decidere di volerci veramente unire alla comunità dei valori universali, e lottare alla luce del sole e in accordo fra noi per raggiungere questo risultato. Il caso di Liu e quello di “Carta 08” non sono casi isolati.
 
Il barometro del cambiamento
 
Il verdetto finale espresso alla fine di questo caso basta a far tremare di paura una persona. Perché dimostra che il sistema politico ha rivolto un orecchio sordo ai diritti dei cittadini e allo stato di diritto. Io credo che ci sia soltanto una conclusione logica: dobbiamo esercitare sulla dittatura del Partito una pressione tale che non possa dormire o mangiare per la preoccupazione, in modo che ridia il potere al popolo. Soltanto questa pressione manterrà la Cina in marcia sulla strada del progresso. Liu Xiaobo è andato in galera per i diritti umani, per un miliardo e trecento milioni di persone che non hanno voce. Come rappresentante dell’impotente popolazione cinese, come rappresentante di “Carta 08” (un simbolo di speranza per il futuro della Cina), è un barometro per la direzione futura della Cina, che è stata definita dalla mano della dittatura. Proteggere i diritti civili significa proteggere la Costituzione. Il desiderio dello stato di diritto è per definizione un desiderio legale. Tramite questo impegno tenace per proteggere i diritti dei cittadini e lo stato di diritto, la visione repubblicana diverrà reale. Questi sono gli ultimi giorni: la primavera non può essere troppo lontana.
 
Una dittatura malvagia
 
Quando tutta la popolazione cinese avrà veramente i diritti che appartengono ai cittadini, saremo davanti alla vittoria finale nella lotta per i diritti umani. Quando riusciremo finalmente a ridurre drasticamente il numero dei casi di ingiustizia che ci hanno torturato per anni, allora gli abitanti di tutte le nazionalità potranno vivere nelle nostre città con le garanzie di base dello stato di diritto che li proteggano dalla paura. Soltanto allora avremo una società veramente giusta e stabile. Questo vorrà dire che nel nostro Paese arriveranno dei politici democratici, e potremo costruire una repubblica. E per quanto riguarda il Partito comunista cinese, non perderò nulla di ciò che aveva veramente; a perdere sarà soltanto una dittatura malvagia, che ha portato calamità alla nazione e al popolo. Quando questa malvagità si è inserita nel nostro sistema, infatti, si è diffusa in maniera incontrollata ed ha trascinato il popolo cinese nella corruzione e nella decadenza.
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