02/01/2021, 08.06
LIBANO
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Beirut, patriarca maronita: una ‘vergogna’ iniziare l’anno senza governo

Ieri il porporato è tornato ad attaccare i politici, definiti “pedine sulla scacchiera del Medio oriente e delle grandi potenze”. Nessuno, aggiunge, “ha il diritto di bloccare la formazione del governo, per regolare conti o interessi”. Anche l’incarico ad Hariri destinato “al fallimento”.

Beirut (AsiaNews/Agenzie) - “Una vergogna”. Così il primate maronita card Beshara Raï ha definito l’inizio del nuovo anno in Libano senza l’approvazione di un nuovo governo dopo mesi di scontri, tensioni e trattative fra le diverse formazioni politiche. I leader istituzionali e dei diversi partiti incaricati di questa missione, ha aggiunto il porporato nell’omelia della messa celebrata ieri nella sede patriarcale di Bkerké, si comportano “come se fossero solo pedine sulla scacchiera del Medio oriente e delle grandi potenze” internazionali. 

“Nessun responsabile politico - ha sottolineato il card Raï - più o meno coinvolto in modo diretto nella questione, ha il diritto di bloccare la formazione del governo, per regolare i conti o i propri interessi, immediati e futuri”. “Sono trascorsi oltre due mesi e 10 giorni dalla nomina [di Saad Hariri] e il Libano - ha proseguito il porporato - si dirige rapidamente verso il collasso totale e il fallimento”.

A metà ottobre il presidente Michel Aoun ha affidato il mandato al già tre volte Primo Ministro Saad Hariri per formare un nuovo esecutivo. La crisi attraversata nell’ultimo anno è solo una delle difficoltà che riguardano politica, economia e le stesse istituzioni. Una situazione precaria, cui il Covid-19 e la doppia esplosione al porto di Beirut hanno dato il colpo di grazia, spingendo il 55% della popolazione sotto la soglia di povertà in un contesto di emergenza continua. L’estrema precarietà ha innescato un aumento dei suicidi e una corsa all’acquisto dei pochi farmaci rimasti, mentre gli ospedali versano in condizioni catastrofiche

Per il primate della Chiesa maronita il dovere, finora disatteso, di formare un nuovo esecutivo “è più forte e ancora maggiore di quello delle persone che hanno distrutto il porto di Beirut, devastato metà della capitale e causato centinaia di morti innocenti”. Questo perché, aggiunge, se non ci si assume la responsabilità di dare una guida politica alla nazione sarà “tutto il popolo e lo stesso Stato a pagane il prezzo”. 

Sulla situazione del Libano è intervenuto nei giorni precedenti il Natale anche papa Francesco, che in una lettera indirizzata al cardinale e al popolo libanese ha chiesto che il mondo aiuti il Paese a “rimanere fuori dai conflitti mediorientali”. “Possiate cogliere - ha scritto il pontefice - le contingenze del momento presente per riscoprire la vostra identità, quella di portare a tutto il mondo il profumo del rispetto, della convivenza e del pluralismo”.

Analisti ed esperti legano lo stallo nella formazione dell’esecutivo alla prossima investitura del presidente eletto Usa Joe Biden, prevista per il prossimo 20 gennaio, sullo sfondo delle tensioni fra Stati Uniti e Iran e fra questi e l'Arabia saudita. “Dobbiamo ricordare - ha concluso il porporato - alla classe politica che la formazione del governo è il primo fra i suoi doveri ed è essenziale” per formare uno Stato di diritto sotto il quale convivere, con un solo esercito, una Costituzione e una bandiera”.

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