13/04/2021, 08.46
KIRGHIZISTAN
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Biškek, contestazioni e scetticismo per elezioni e referendum costituzionale

di Vladimir Rozanskij

Diversi partiti che non hanno superato la soglia di sbarramento accusano di “compravendita di voti”. Il dato più impressionante è la bassa affluenza: ha votato il 30,89% degli elettori. Su una popolazione di 5,3 milioni, ufficialmente si dichiarano solo 200 mila disoccupati, ma in realtà si suppone che essi siano almeno mezzo milione di persone.

Mosca (AsiaNews) - L’11 aprile scorso in Kirghizistan si è tenuto il referendum sulle modifiche alla Costituzione, con una serie di elezioni amministrative. I cittadini hanno scelto 796 deputati in 28 Keneš (Consigli) comunali, e 7560 deputati dei consigli di quartiere. Il fatto più impressionante è la bassa partecipazione al voto. La sezione kirghisa di Radio Svoboda riporta che hanno votato 1,25 milioni di elettori, pari al 30,89% degli aventi diritto (24,2% nella capitale Biškek).

Secondo i dati ancora incompleti, al Keneš comunale di Biškek saranno rappresentati sei partiti: Emek (14,1%), Ak-Bata (12,4%), NDPK (10.8%), Ata-Jurt Kyrgyzstan (9,7%), Yntymak (8,4%) e Bizdin El (7,9%), su 25 partiti che partecipavano alla competizione, confermando la grande frammentazione dell’opinione pubblica kirghisa. Al referendum la partecipazione è stata del 35,3%; i voti a favore erano l’80%; i contrari il 13,6%; il 7% delle schede è stato dichiarato invalido.

Gli osservatori dell’Assemblea interparlamentare della SNG (Confederazione degli Stati Indipendenti, struttura post-sovietica) e dell’Assemblea parlamentare della ODKB (Organizzazione per la Sicurezza Collettiva, anch’essa post-sovietica, del 1992), hanno dichiarato la sostanziale regolarità delle elezioni.

Fra i diversi partiti che non hanno superato la soglia di sbarramento, l’esponente di Bir Bol, Altynbek Suleimanov , ha protestato per l’irregolarità della competizione, accusando una “compravendita dei voti”. Bir Bol ha partecipato alle elezioni a Oš, e alle sue proteste si sono uniti i rappresentanti di Uluttar Birimdigi, Respublika, Butun Kyrgyzstan, Ishenim e Uluu Jurt, anch’essi partecipanti nella “capitale del sud”.

La nuova costituzione conferma la forma presidenziale di governo, e introduce il Khurultai del popolo, una specie di “assemblea dei Khan” dei tempi dell’impero mongolo. A causa di ciò, la nuova costituzione viene ironicamente definita Khanstitutsia. Il numero dei parlamentari viene ridotto da 120 a 90, e il presidente eletto del Kirghizistan non potrà guidare il Paese per più di due mandati quinquennali (la regola attuale, prevedeva un solo mandato per sei anni, con cui lo scorso gennaio è stato eletto Sadyr Žaparov).

Come rivelano i sondaggi, la preoccupazione principale dei kirghisi rimane quella della disoccupazione. Su una popolazione di 5,3 milioni, ufficialmente si dichiarano solo 200 mila disoccupati, ma in realtà si suppone che essi siano almeno mezzo milione di persone.

Una delle vie principali di Biškek, la via Lev Tolstoj, è conosciuta come la “borsa del lavoro”: qui, ai lati della strada la gente si dispone ogni giorno in attesa di un possibile lavoro giornaliero, per lo più lavoro nero nei cantieri edilizi. In media una giornata di lavoro garantisce il mantenimento di cinque figli e due genitori anziani, con un guadagno che può arrivare fino a mille som tagichi (circa 70 euro). In genere sulla via Tolstoj sostano almeno 300 persone al giorno in cerca d’impiego.

Con il rincaro dei prezzi dei generi di prima necessità, del resto, anche i guadagni occasionali aiutano ben poco, e la pandemia aggrava continuamente la situazione. È questa la ragione dello scetticismo generale manifestato nella bassa affluenza alle elezioni.

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