19/07/2021, 08.55
KIRGHIZISTAN
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Biškek: una fatwa a favore della vaccinazione contro il Covid

di Vladimir Rozanskij

Ulema kirghisi: non contraddice le norme dell’Islam. Iniziate le somministrazioni con il vaccino cinese Sinopharm. Il governo ha avuto finora posizioni negazioniste sul virus. Alla pandemia si aggiunge il problema dei profughi che fuggono dall’Afghanistan.

Mosca (AsiaNews) – Gli ulema del Kirghizistan hanno confermato ieri la fatwa emessa nei giorni precedenti che invitava tutti i fedeli musulmani a ricevere la vaccinazione contro il Covid-19. Come comunicato dalla sala stampa dei muftì kirghisi, il Consiglio degli ulema si è riunito la scorsa settimana e ha convenuto che la vaccinazione non contraddice le norme dell’Islam: “Approviamo la dichiarazione del ministero della Salute, in cui si afferma che il vaccino non è nocivo, ed è l’unica difesa dalla diffusione della pandemia”.

Già nei giorni scorsi il muftì della Repubblica, Zamir Rakiev, e i membri del Consiglio degli ulema hanno ricevuto il vaccino cinese Sinopharm. Per poter iniziare la vaccinazione di massa, lo scorso11 luglio la Cina aveva fatto arrivare in Kirghizistan 1.250 dosi del medicinale. Finora le autorità kirghise avevano mantenuto posizioni molto negazioniste, come gli altri Paesi vicini dell’Asia centrale. In tutto il Kirghizistan vi sono 738 punti mobili di vaccinazione.

Secondo gli ultimi dati, il numero complessivo dei contagi da coronavirus in Kirghizistan sono quasi 150 mila, a cui vanno aggiunti i molti casi derubricati a “polmonite anomala” non trattati negli ospedali. Dall’inizio della pandemia, sempre secondo le cifre ufficiali, nel Paese sarebbero morte 2.143 persone a causa del morbo polmonare. Al momento in Kirghizistan vige lo stato d’emergenza, con misure variabili di restrizione e isolamento.

L’amministrazione religiosa dell’Islam kirghiso ha anche annullato i raduni di piazza per la festa dell’Eid al-Adha, che quest’anno cade il 20 luglio. Le autorità religiose hanno precisato che le preghiere nelle moschee per la “festa del sacrificio” o dello “sgozzamento”, qui chiamata Kurban-Ayta o Kurban-Bayram, si svolgeranno “nelle condizioni di rispetto delle esigenze sanitarie ed epidemiologiche”.

Un problema ulteriore, a fronte dell’emergenza sanitaria, è costituito dalla delicata situazione del conflitto afghano, che sta interessando tutta la regione centrasiatica. Biškek ha accettato di accogliere oltre 340 profughi afghani di etnia kirghisa provenienti dal Tagikistan. I ministeri degli Esteri dei due Paesi si sono rivolti alla rappresentanza regionale dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati, con la richiesta di aiuto nell’evacuazione dei kirghisi in fuga.

Solo negli ultimi giorni alcune centinaia di profughi kirghisi sono fuggiti in Tagikistan, portando con sé anche il bestiame: nel tragitto sono morti due bambini. Al momento 91 uomini, 77 donne e 177 minori del villaggio afghano di Andemin, nella provincia del Badakhshan, sono raccolti in un campo di Kyzyl-Rabot, nella provincia tagika di Murgabsk.

I kirghisi del Pamir sono i discendenti dei gruppi che si trasferirono in Afghanistan alla fine del ‘500, con un flusso rimasto ininterrotto fino al periodo sovietico, e vivono da sempre in condizioni piuttosto complicate.

Secondo il governo di Kabul, dall’inizio dell’attacco dei talebani (che dichiarano di controllare l’85% del territorio nazionale) sarebbero oltre due milioni i profughi afghani costretti a fuggire dal Paese. Il Pakistan ha fatto sapere di non poter accogliere ulteriori quote di fuggitivi, soprattutto nelle difficili condizioni dettate dalla lotta alla pandemia.

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