Bombe a Riad, vicino alle case della famiglia reale
Riad (Asianews/agenzie) Una serie di esplosioni probabilmente attacchi suicidi hanno insanguinato la notte della capitale saudita sabato 8 novembre a mezzanotte. L'attacco è avvenuto in un quartiere residenziale a ovest di Riad, chiamato al Muhaya, dove si trovano circa 200 abitazioni dove abitano molti stranieri residenti e anche alcune case della famiglia reale. Almeno 10 case sono crollate, intrappolando iresidenti, mentre le finestre delle case della zona sono andate in frantumi.
Le autorità saudite hanno dichiarato subito che vi sono almeno 5 morti e 99 feriti, ma già domenica mattina i morti contati sono molti di più. Fra essi 3 libanesi, un sudanese, un indiano. Fra i dispersi vi sono alcuni britannici e fra i feriti vi sono canadesi e americani.
Le esplosioni sono avvenute a pochi secondi una dall'altra, mentre si sentivano raffiche di mitra nell'aria. La zona è stata sigillata dalle forze di sicurezza e agibile solo per i soccorritori. Un diplomatico ha dichiarato che vi sono "dai 20 ai 30 morti e fra i 50 e i 100 feriti". L'esplosione è avvenuta durante il sacro mese di Ramadan, quando le famiglie sono riunite per la cena che rompe il digiuno. Fra le vittime vi sono molti bambini.
Alcuni membri della Sicurezza attribuiscono l'attacco ad al Qaeda. Due giorni fa gli Stati Uniti hanno chiuso le sedi diplomatiche in Arabia Saudita per timori di attentati.
La casa del principe Nayef vicino alla zona dell'attentato, spinge a speculazioni secondo cui l'attacco è un segno di lotta contro la famiglia reale, accusata da al Qaeda e da Bin laden di essere dei traditori del puro Islam e alleati dell'occidente.
Quattro mesi fa, il 12 maggio, un'altra serie di bombe a Riad uccise 35 persone, compresi 9 attentatori. Da allora la polizia saudita ha lanciato una serie di raid e arresti. Martedì scorso due sospetti membri di al Qaeda si sono uccisi in una esplosione per sfuggire all'arresto. Un altro sospettato è stato ucciso in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza.
Il regno saudita è considerato di per sé oppressivo dei diritti umani e della libertà di parola. Saad al Faqih, un leader della dissidenza, ha dichiarato ad al-Jazeera che "è colpa della famiglia saudita se vi sono tutte queste violenze. Chiudendo ogni margine di espressione politica, non ha fatto nulla per prevenire gli attacchi". Secondo il dissidente, le ultime operazioni e arresti hanno fatto crescere il risentimento fra la gente ordinaria. "Quelli che vogliono protestare sono lasciati solo con due possibilità: obbedire o esercitare la violenza".
Un sopravvissuto all'attacco di ieri notte ha dichiarato alla televisione al-Arabiya: "Questo è un crimine contro gli arabi, i musulmani e contro persone innocenti. Chi ha compiuto questo gesto malvagio sta corrompendo l'Islam".
14/09/2017 14:51
02/09/2021 08:41