02/09/2021, 08.41
RUSSIA-AFGHANISTAN
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Il brand talebano seduce i musulmani russi

di Vladimir Rozanskij

Da anni Mosca ha sdoganato gli islamisti afghani come interlocutori affidabili. Rispetto ad al-Qaeda e lo Stato islamico, l’Emirato afghano propone un modello più accettabile e reiterabile: un mix di patriottismo e islamismo. Il Cremlino faticherà a contenere eventuali rigurgiti estremisti.

Mosca (AsiaNews) – Il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan può rinverdire un doppio mito in Russia: quello dell’islam alla conquista del mondo, e quello della lotta contro gli oligarchi e i corrotti. È questo il tema di un forum di esperti pubblicato da Kavkaz.Realii, ricordando diverse situazioni storiche negli incroci tra Stato russo, Caucaso e Asia centrale.

Tutti i movimenti islamisti radicali sono proibiti e condannati in Russia come estremisti e terroristi, dall’Isis al cosiddetto Imarat Kavkaz (Emirato caucasico). Da anni, ben prima della riconquista di Kabul, la dirigenza russa ha accettato i talebani come interlocutori affidabili e vicini alla sensibilità dei popoli dell’Oriente.

Il politologo russo-baškiro Abbas Galljamov osserva che “la schadenfreude [gioia maligna] provocata dal fatto che i talebani hanno umiliato gli Usa trabocca da tutti i canali televisivi russi, ma questo non preoccupa gli statunitensi, che non comprendono il patriottismo russo”. Galljamov nota che “la maligna soddisfazione esalta invece gli animi dei musulmani russi, nel Caucaso e nell’Oltre Volga, perché inserisce nel patriottismo il prestigio dell’islam radicale”.

In un periodo in cui il putinismo è impantanato nella “stagnazione” politica ed economica, e i Paesi del Caucaso sono a loro volta bloccati dalle reciproche ostilità, la gioventù musulmana dello spazio ex-sovietico guarda ai talebani come una nuova speranza per il futuro. Se il mito dello “Stato islamico” si è ormai dissolto, l’Emirato afghano propone un modello più accettabile e reiterabile, anche in conformità alla storia di tutti gli Stati islamici, che mai hanno saputo creare un impero, se non quello ottomano di derivazione bizantina.

Un altro esperto russo, Andrej Serenko, ritiene che “la vittoria dei talebani aiuta la radicalizzazione dei giovani musulmani nelle nostre terre, dove siamo soliti presentare una forma di “islam moderato”. Ora torna in auge un modello jihadista con il brand talebano, che in Afghanistan funziona a modo suo, anche per le tradizioni tribali di quel Paese: “In altre parti del mondo – spiega Serenko – esso può assumere forme diverse, diventando nel complesso un mito globale”. Sarà anche importante verificare come il nuovo Afghanistan verrà considerato tra le nazioni islamiche del Medio oriente, a cominciare dal Qatar, dove i talebani hanno da anni la loro sede all’estero.

In questo modo il “mito talebano” potrebbe non avere alcun rapporto diretto con gli afghani. Serenko aggiunge che “non a caso gli sceicchi di al-Qaeda hanno sempre descritto i talebani come un modello vincente della jihad, anche prima della conquista di Kabul. Sono coloro che combattono sempre anche se non riescono a vincere, e alla fine hanno vinto”. I propagandisti di al-Qaeda sono sempre attivi, soprattutto nei territori russofoni ed ex-sovietici.

L’effetto maggiore di questa propaganda si raggiunge proprio nei Paesi del Caucaso e dell’Asia centrale. Dopo il crollo dell’impero sovietico, le popolazioni delle due regioni vivono da decenni in condizioni economiche disagiate, sotto il giogo di pochi oligarchi rapaci che vivono in palazzi “dai bagni dorati”; sono costrette a fare i conti con la corruzione diffusa a tutti i livelli dell’amministrazione e del governo.

Mostrando i video delle dimore lussuose del presidente afghano Ashraf Ghani e del maresciallo afghano-uzbeko Rashid Dostum, i talebani sono diventati gli alfieri non soltanto del jihadismo, ma anche della giustizia sociale. Riprendendo il potere, essi hanno castigato gli oligarchi e cacciato i corrotti, almeno in apparenza; la loro vittoria segna la riscossa del popolo contro i ladri che lo derubavano e lo lasciavano nella miseria, in linea con un diffuso trend populista a livello mondiale.

Il sistema politico russo è ben più solido delle altre Repubbliche ex-sovietici, anche se il putinismo stesso comincia a vacillare, e bisognerà vedere quanto riuscirà a contenere il rigurgito estremista. Un esempio potrà essere la Cecenia, retta dal pugno di ferro dell’autocrate super-putiniano Ramzan Kadyrov, che ha sempre represso con ferocia gli islamisti più radicali. Molto anche dipenderà dal comportamento dei tanti migranti caucasici e asiatici che vivono nella Federazione russa, e non è detto che il rigido controllo poliziesco sarà sufficiente a spegnere ogni focolaio di ribellione.

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