21/03/2008, 00.00
TIBET – CINA – USA
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Bush andrà alle Olimpiadi, la Pelosi parla contro l’occupazione del Tibet

Il presidente statunitense conferma la sua presenza ai Giochi – una “chance per gli atleti americani” – mentre lo speaker della Camera incontra a Dharamsala il Dalai Lama e chiede alla comunità internazionale la condanna dell’atteggiamento cinese in Tibet.
Lhasa (AsiaNews/Agenzie) – Nonostante il massacro di questi giorni in Tibet, il presidente George W. Bush sarà presente ai Giochi Olimpici di Pechino. Lo ha reso noto la portavoce del leader americano, Dana Perino, che spiega: “La posizione riguardo alle Olimpiadi non costituisce un fatto politico, ma una chance per gli atleti americani di competere al massimo dei livelli”.
 
Allo stesso tempo, lo speaker della Camera statunitense Nancy Pelosi si è recato a Dharamsala, dove ha incontrato il Dalai Lama e la comunità tibetana in esilio. Accompagnata da una delegazione di parlamentari, la Pelosi ha invitato la comunità internazionale a “denunciare la presenza cinese in Tibet”.
 
Davanti ad una folla in estasi, che inneggiava cartelli con sopra scritto “Lunga vita all’amicizia fra l’America ed il Tibet”, la politica democratica ha detto: “Se chi ama la libertà nel mondo non parla contro la Cina e la sua occupazione del Tibet, non rimane nessuna autorità per parlare di diritti umani nel mondo”.
 
Il Segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha invece chiamato il suo corrispettivo cinese, Yang Jiechi, e lo ha esortato alla “moderazione”. La Rice, dice il portavoce del dipartimento di Stato, Sean McCormack “ha ribadito in maniera molto diretta al ministro degli Esteri le nostre posizioni. Nessuno vuole la violenza”.
 
Nel frattempo, la situazione in Tibet e nelle province cinesi confinanti non migliora. Le autorità del Gansu e del Sichuan hanno disposto un controllo serrato delle zone in cui sorgono i monasteri buddisti, mentre a Lhasa – secondo le poche testimonianze sfuggite alla censura di Pechino – continuano i rastrellamenti dei monaci coinvolti nelle proteste e si accresce la presenza militare cinese.
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