17/01/2013, 00.00
INDIA
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Caritas India: la pena di morte non fermerà la violenza contro le donne

Il dibattito nella società civile nato dopo lo stupro di New Delhi non promuove davvero l’uguaglianza tra uomo e donna. Chetanalaya, ong dell’arcidiocesi di New Delhi legata alla Caritas, propone delle alternative: seminari di formazione; educazione sessuale e sentimentale per maschi e femmine; corsi di autodifesa.

New Delhi (AsiaNews) - La pena di morte elimina i criminali, ma non fermerà i crimini. La Caritas India ribadisce così la sua opposizione alla pena capitale, per rispondere a quanti rivendicano la "necessità" di giustiziare gli autori di violenze sessuali, dopo lo sconvolgente stupro di gruppo di New Delhi. L'organizzazione esprime "grave preoccupazione" per la deriva presa da questo dibattito, che al contrario "non affronta la mancanza di sensibilità di genere" e le ragioni dietro "i crescenti episodi di violenza, in particolare contro donne e bambini". Per questo, la Caritas ha presentato un documento al Justice (Retd) JS Verma Committe, organismo incaricato dal ministro Sushil Kumar Shinde di indicare come modificare l'attuale legge sullo stupro e sui crimini contro le donne. Nel rapporto, l'organizzazione cattolica indica alcuni suggerimenti, volti a promuovere l'uguaglianza tra uomo e donna.

Tra i tanti gruppi che operano insieme alla Caritas c'è Chetanalaya, ong della diocesi di New Delhi. Il direttore, p. Savari Raj, spiega ad AsiaNews: "Tra le nostre missioni principali abbiamo quella di diffondere l'uguaglianza di genere. Noi operiamo in quelle zone ad alta emergenza umanitaria, come le colonie di reinsediamento e gli slum. Dopo il grave stupro di gruppo di New Delhi, abbiamo lanciato iniziative in tutte le nostre sedi".

I progetti spaziano da momenti simbolici - come le marce a lume di candela in 30 colonie di reinsediamento - ad altri più pratici, come seminari e corsi di formazione. "Dopo vari incontri con il nostro staff, che conta più di 18mila donne, abbiamo avviato un certo tipo di dialogo con le donne degli slum". Nelle baraccopoli spesso i ragazzi non ricevono un'istruzione di base. "Alle madri - sottolinea p. Raj - abbiamo spiegato l'importanza e la responsabilità di educare i propri figli a casa, sin da piccoli, dando risalto anche all'educazione sessuale e sentimentale".

Un altro progetto che Chetanalaya lancerà a breve è un corso di educazione sessuale rivolto a ragazzi e ragazze. Inoltre, aggiunge il direttore, "vogliamo creare una 'leadership al femminile', per rendere queste donne in grado di formare persone a loro vicine". È stato molto utile anche "il corso di autodifesa, per insegnare alle ragazze a reagire alle aggressioni che avvengono quando vanno a lavoro, o tornano a casa".

Nella campagna a favore dell'uguaglianza tra uomo e donna, l'ong si dedica anche ad altre forme di violenza, come gli aborti selettivi e i feticidi femminili. "Noi siamo fermi - sottolinea p. Raj -: siamo contrari all'aborto, che sia un bambino o una bambina, e consigliamo alle persone di fare altre scelte".

Per p. Raj, il successo di Chetanalaya "dipende anche dal nostro approccio. Dove possiamo, cerchiamo animatori e staff tra i membri delle comunità locali. In questo modo, la gente non si crea alcun tipo di pregiudizio. Siamo un'organizzazione laica della Chiesa: portiamo i nostri valori cattolici al servizio di queste persone. Così la gente, di qualunque religione sia, sa che noi facciamo del nostro meglio per aiutarli". 

 

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