Chhattisgarh: la Corte suprema interviene per impedire le riesumazione dei cristiani
Una sentenza ha chiesto di fermare le riesumazioni forzate dei corpi delle persone tribali convertite al cristianesimo, che spesso incontrano l'opposizione degli abitanti dei villaggi. Episodi analoghi anche in Orissa, dove a una famiglia è stata negata la sepoltura del figlio nel cimitero del villaggio.
New Delhi (AsiaNews) – La Corte suprema indiana ha disposto che non vi siano ulteriori riesumazioni forzate di corpi in un villaggio del Chhattisgarh, dopo che le denunce di un’organizzazione per i diritti delle minoranze avevano svelato che i corpi di alcuni cristiani tribali convertiti sono stati dissotterrati e trasferiti in luoghi lontani contro la volontà delle famiglie.
Il collegio composto dai giudici Vikram Nath, Sandeep Mehta e N.V. Anjaria ha stabilito che “non sarà consentita alcuna ulteriore riesumazione dei corpi già sepolti”, chiedendo al governo del Chhattisgarh di rispondere entro quattro settimane alla petizione presentata dalla Chhattisgarh Association for Justice and Equality.
Secondo l’associazione, la polizia locale ha impedito le sepolture di cristiani basandosi su una precedente sentenza interlocutoria emessa dalla Corte suprema. Nel gennaio 2025 i giudici non avevano raggiunto una posizione unanime sulla sepoltura dei cristiani tribali convertiti nei villaggi di origine. Questa ambiguità è stata usata per impedire le sepolture nei terreni comunitari dei villaggi e, in alcuni casi, per consentire la riesumazione da parte delle forze dell’ordine dei corpi già sepolti e il loro trasferimento a decine di chilometri di distanza.
L’avvocato Colin Gonsalves, che rappresenta la Chhattisgarh Association for Justice and Equality, ha parlato davanti alla Corte di “riesumazioni su larga scala” effettuate senza informare le famiglie. In un caso, il corpo della madre di un membro dell’organizzazione è stato rimosso e sepolto altrove, nonostante la volontà espressa dalla donna di essere tumulata nel proprio villaggio. In un altro episodio, il corpo del marito di una donna tribale è stato dissotterrato e trasferito a circa 50 chilometri dal luogo d’origine.
Alla base delle tensioni vi è l’argomento secondo cui chi si è convertito al cristianesimo non potrebbe essere sepolto nei terreni del villaggio, ma solo in cimiteri cristiani ufficialmente riconosciuti. Una posizione contestata come discriminatoria e incostituzionale.
Per l’arcivescovo Victor Henry Thakur di Raipur, presidente del Consiglio dei vescovi cattolici del Chhattisgarh, la decisione della Corte rappresenta “solo un sollievo e non ancora giustizia”, ma costituisce comunque “un passo positivo”.
“La sepoltura dei cristiani tribali nei loro villaggi non è mai stata un problema”, ha dichiarato ad AsiaNews. “Solo negli ultimi anni alcuni gruppi con motivazioni politiche hanno iniziato a sollevare argomentazioni illogiche contro queste sepolture. È una posizione contraria alla nostra Costituzione e molto pericolosa per l’unità e l’integrità dell’India”.
L’arcivescovo ha sottolineato crescenti restrizioni alle libertà delle minoranze religiose citando altri segnali preoccupanti, come il recente divieto imposto dal governo del Bihar alla vendita di carne all’aperto e senza licenza nelle aree urbane, misura che secondo lui solleva interrogativi sull’impatto economico e sociale per alcune comunità. “Le libertà delle minoranze vengono progressivamente limitate”, afferma.
Le tensioni sulle sepolture non riguardano solo il Chhattisgarh. La scorsa settimana, nello Stato orientale dell'Orissa, a una famiglia cristiana è stato vietato di seppellire un ragazzo di 13 anni nel cimitero del villaggio di Kapena, nel distretto di Nabarangpur.
Il padre del ragazzo, Krutibas Santa, ha raccontato che, dopo la morte del figlio in seguito a una lunga malattia, alcuni abitanti del villaggio hanno bloccato l’accesso al terreno di sepoltura. Solo dopo quasi 20 ore, e grazie all’intervento dell’amministrazione distrettuale e della polizia, la famiglia ha potuto procedere al funerale, ma esclusivamente su un terreno di proprietà privata.
Secondo i familiari, Krutibas è stato costretto a firmare una dichiarazione in cui si impegnava a non apporre simboli religiosi sulla tomba e a garantire il mantenimento della pace nel villaggio, mentre alcuni residenti hanno intimato alla famiglia di rinunciare alla propria fede o di lasciare il villaggio.
L’episodio fa seguito a un’altra vicenda, avvenuta il 25 gennaio, quando un gruppo di persone ha interrotto le preghiere in una chiesa locale, minacciando circa 30 famiglie cristiane tribali.
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